Il piano kivunim, destabilizzare e balcanizzare i paesi arabi

Il Piano Kivunim: destabilizzare e balcanizzare tutti i paesi arabi

Nel febbraio 1982 Oded Yinon, un giornalista israeliano legato al ministero degli Esteri dello Stato ebraico, pubblicò un articolo per “Kivunim. A Journal for Judaism and Zionism” in cui enunciava in maniera molto dettagliata la Strategia di Israele per il Medio Oriente. Questa strategia è conosciuta con il nome di “Piano Yinon” o “Piano Kivunim”. Quanto segue è tratto dall’articolo citato. La strategia completa, elaborata e pubblicata da Yinon, la trovate in formato pdf nell’area download.

L’Egitto e il nord Africa

“L’Egitto è diviso e lacerato da molti focolai di autorità. Se l’Egitto va in pezzi, paesi come la Libia, il Sudan o anche gli stati più lontani non continueranno ad esistere nella forma attuale e si uniranno alla rovina e alla dissoluzione dell’Egitto. La visione di uno stato cristiano copto in Egitto insieme a un certo numero di stati più deboli con potenza molto localizzata e senza un governo centralizzato come è stato fino ad oggi, è la chiave per lo sviluppo storico che è stato solo rallentato con l’accordo di pace, ma che sembra inevitabile nel lungo periodo”.

La Libia, allineata al piano Kivunim

La Libia oggi

Siria 

“La dissoluzione di Siria e Iraq in aree etnicamente o religiosamente uniche come in Libano, è l‘obiettivo primario di Israele sul fronte orientale nel lungo periodo, mentre la dissoluzione del potere militare di questi stati costituisce l’obiettivo primario a breve termine. La Siria cadrà a pezzi, in conformità con la sua struttura etnica e religiosa, divisa in diversi stati, come in oggi il Libano, in modo che ci sarà uno stato sciita alawita lungo la sua costa, uno stato sunnita nella zona di Aleppo, un altro stato sunnita a Damasco ostile al suo vicino del nord, e i drusi che si insedieranno in uno stato forse anche nel nostro Golan, e certamente nel Hauran e nel nord della Giordania. Questo stato di cose sarà la garanzia per la pace e la sicurezza nella zona, nel lungo periodo, e questo obiettivo è già alla nostra portata oggi“.

Siria e piano Kivunim

Siria, come previsto dal piano Kivunim

IRAQ

“L’Iraq, ricco di petrolio da una parte e lacerato internamente dall’altra, è un candidato garantito per gli obiettivi di Israele. La sua dissoluzione è ancora più importante per noi di quella della Siria. L’Iraq è più forte della Siria. Nel breve periodo è il potere iracheno che costituisce la più grande minaccia per Israele. Una guerra Iraq-Iran ridurrà in pezzi l’Iraq e provocherà la sua caduta, anche prima che sia in grado di organizzare un ampio fronte di lotta contro di noi.

Ogni tipo di confronto inter-arabo ci aiuterà nel breve periodo e accorcerà la strada verso l’obiettivo più importante, dividere l’Iraq come in Siria e in Libano. In Iraq, una divisione in province lungo linee etnico-religiose, come in Siria durante il periodo ottomano è possibile. Così, tre o più stati esisteranno attorno alle tre principali città: Bassora, Baghdad e Mosul. Le zone sciite nel sud separate da quelle sunnita e curda del nord. E’ possibile che l’attuale scontro iraniano-iracheno approfondisca questa polarizzazione”.

IRAQ e piano Kivunim

IRAQ oggi

La penisola Arabica

L’intera penisola arabica è un candidato naturale alla dissoluzione a causa delle pressioni interne ed esterne, e la questione è inevitabile soprattutto in Arabia Saudita, indipendentemente dal fatto che la sua forza economica a base di petrolio rimanga intatta o se invece venga diminuita nel lungo periodo, le divisioni interne e le disgregazioni sono uno sviluppo chiaro e naturale alla luce dell’attuale struttura politica”.

Old Yinon ha quindi pensato che la balcanizzazione dell’intera area fosse possibile, auspicabile e conveniente per Israele. Sarà forse un caso, ma il piano Kivunim è ormai quasi completato. L’Egitto ha subito e sta subendo molti interventi esterni di destabilizzazione, ma è ancora in piedi. La Libia è completamente distrutta. Per quanto riguarda IRAQ e Siria, le cartine geografiche che girano tra i media del sistema parlano chiaro. La Siria non è stata ancora smembrata a causa dell’intervento deciso della Russia. Quest’area riveste un’importanza strategica troppo grande per Putin, in quanto da lì potrebbero passare i gasdotti del Qatar e mettere fuori mercato il gas russo, affondando l’economia dell’intero paese. Le primavere arabe hanno giocato un ruolo importante in questa destabilizzazione. Chi le ha finanziate? Chi le ha programmate? Chi le ha realizzate? Non certo il popolo arabo.

La realizzazione del piano Kivunim, tra fiumi di sangue e di odio, costerà la vita a milioni di esseri umani, ma questo non ha alcuna importanza. Quello che conta veramente è che la sicurezza di Israele sia garantita.

Il tutto con l’appoggio degli Stati Uniti d’America. Per Washington avere una zona balcanizzata e divisa che va dal Marocco fino al Pakistan è il modo migliore per tenere sotto controllo le risorse petrolifere e minerarie più importanti del pianeta. In fondo non fanno altro che applicare una vecchia strategia, un tempo conosciuta con il ben noto “divide et impera“.

 

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