La  Qualità dispersa dalla globalizzazione. Maurizio Blondet - www.altreinfo.org

La  Qualità dispersa dalla globalizzazione. Maurizio Blondet

Ogni anno emigrano 250 mila giovani italiani, per lo più laureati e diplomati, il 64 per cento.

Occorre spiegare che l’emorragia dei migliori, dei ben laureati, non è un fenomeno “naturale”? Esso è la conseguenza diretta della globalizzazione – dove il capitale impone alti livelli di specializzazione internazionale – unita alla distruzione, svendita e smantellamento delle industrie nazionali  a partecipazione pubblica, dove questi migliori avrebbero trovato impiego adeguato alle loro qualità. Niente, era stato deciso che l’Italia, nella divisione internazionale del lavoro della globalizzazione, non dovesse più occupare i piani alti della tecnologia e delle nobili ambizioni. Il tutto, naturalmente, aggravato dall’europeismo a guida germanica, dall’euro. E’ noto che quando un paese  perde la sovranità monetaria, non potendo svalutare la moneta, svaluta il lavoro. A cominciare dai salari, ma presto nella svalutazione è compresa la qualità, che non serve più.

Infatti non succede solo all’Italia.Tutto il Sud Europa è travolto dalla stessa emorragia dei migliori: dalla Spagna vanno via 100 mila laureato l’anno,

Per l’Italia, le stesse istituzioni eurpee parlano di “migrazione di massa die cervelli”

http://www.euexperts.eu/blog/italian-brain-drain-mass-migration/

Dalla minuscola Grecia son o fuggiti 500 mila ingegneri, medici, architetti, storici,  classicisti, e li si trova in Germania, Danimarca, Olanda. “Venite dove il lavoro c’è”, disse loro Angela MErkel. I nostri governanti non li hanno trattenuti, anzi, meglio se si tolgono dai coglioni, esalò un ministro (del Lavoro del PD).

La Germania attira “qualità” da tutta Europa.

Il risultato, tragico, è che i paesi d’origine,  anche con le loro economie falcidiato, adesso “mancano di competenze” tecniche e professionali per l’eventuale ripresa. Questa emorragia di risorse umani superiori rende impossibile la ripresa e lo sviluppo al livello richiesto; assistiamo ad una sudamericanizzazione del Sud Europa, proprio quella che è stata culla della civiltà e cultrice della Qualità. Il Riccardi di Sant’Egidio, come ministro del malvagio Monti, è stato complice di questa devastazione spietata dei migliori.

Così, questi cristiani finto -“umili” che hanno rinunciato alla loro identità, questi che “lavano i piedi” per un giorno, hanno eseguito il servizio loro richiesto dal capitale usurario internazionale: svalutare “i costi umani di qualità”, renderli mere “quantità” sacrificabili.

E’ un delitto sociale, e lo denunciò John Maynard Keynes, che – cominque lo si giudichi – aveva più carità sociale di questi pseudo-cristiani. In un saggio capitale del 1933, egli difese “l’auto-sufficienza nazionale” contro il il capitalismo transazionale.

“L’internazionalismo economico”, scriveva, “con quel che comporta di libero movimento di capitali da investimento, come del libero scambio di merci, può condannare il mio paese, per una generazione, a un livello di prosperità materiale inferiore a quello che potrebbe attingere […] La nuova generazione non ha niente da aspettarsi da un sistema mondialmente uniforme”. “Sostengo che dobbiamo essere meno soggetti possibile all’influenza di cambiamenti economici decisi altrove, se vogliamo andare verso la repubblica sociale ideale del futuro. Penso che un avanzamento deliberato verso una più grande autarchia nazionale e un maggior isolamento economico ci faciliterebbe il compito, nella misura in cui il costo non fosse eccessivo”.

E’ il capitale speculativo che vede in tutto ciò che è migliore, solo dei “costi”. Keynes: abbiamo dato “un posto stravagante a quello che chiamiamo “risultati finanziari” promossi come criteri per giudicare ogni azione, pubblica o privata”. Così, dice, “vivere è divenuto la parodia dell’incubo di un contabile … Abbiamo ritenuto che ci occorreva assolutamente rovinare gli agricoltori e distruggere un’economia basata su  tradizioni antiche, per guadagnare qualche centesimo su una mica di pane. Distruggiamo la bellezza della campagna perché lo splendore di una natura che non appartiene a nessuno non ha  valore economico. Londra è una delle città più ricche della storia della civiltà, ma “non si può permettere” le realizzazioni più ambiziose di cui sono capaci i suoi abitanti oggi disoccupati, perché “non  ci sono le coperture”. Dobbiamo lasciarli poveri, perché non rende farli ricchi. Siamo capaci di spegnere il sole e le stelle perché non danno alcun dividendo” .

(J.M Keynes, National Self-Sufficiency”, The Yale Review, vol.22, n˚ 4 (june 1933), p. 755-769.)

Keynes, maestro di lingua,  poeta, mostra qui che un vero grande economista non si riduce ad un contabile. Capì che il capitalismo mondiale stava rendendo brutto il mondo, spegneva le “qualità”, gli splendori delle campagne e delle stelle,  riduceva tutto a tasso di rendimento, a mera quantità. Così è la ”carità” pelosa di Bergoglio e dei bergogliani, confitti nello Sige del Regno della Quantità fin oltre la cuculla.

Come non sentire l’alito di Satana?

di Maurizio Blondet

Fonte: https://www.maurizioblondet.it

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