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11 settembre: inizia una guerra senza fine

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Ci avviciniamo ad una data fatidica: 11 settembre. Come ogni anno ci saranno le commemorazioni di rito. Ma noi non dobbiamo dimenticare che cos’è veramente successo quel giorno. Dentro di noi lo sappiamo che quando il gasolio brucia produce 800° mentre l’acciaio fonde a 1.480°. Sappiamo che il caldo va verso l’alto e non verso il basso. Sappiamo che quando una struttura brucia diventa più leggera e non può schiacciare quella sottostante. Sappiamo che nessun incendio poteva far cadere le torri in quel modo, come un castello di carta. Non facciamoci ingannare ancora dai media collusi col potere.

Non dimentichiamo che l’attacco alle torri gemelle è stato usato per farci precipitare in questo stato di guerra senza fine. Non dimentichiamo che nel frattempo sono stati completamente distrutti quattro paesi: Afganistan, IRAQ, Libia e Siria. Non dimentichiamo che ogni giorno arrivano migliaia di migranti dall’Africa, guidati verso il nostro paese non solo dalle cosche, ma anche dalle Organizzazioni Non Governative finanziate da George Soros. Non dimentichiamo l’assurdo crollo dell’edificio 7 (Leggi QUI). Non dimentichiamo la verità.

Se avete dubbi potete guardare il video “11 settembre, inganno globale” di Massimo Mazzucco, o “Zero” di Giulietto Chiesa, entrambi disponibili nella sezione video di altreinfo.org. Non fatevi ingannare dai siti che trattano con disprezzano chiunque metta in dubbio la versione ufficiale. Loro sono pagati per monitorare il web e screditare chi si oppone al sistema di potere. Noi non siamo pagati per fornire controinformazione. Lo facciamo perché crediamo che le coscienze debbano essere risvegliate.

A seguire riportiamo un brano scritto tempo fa da Massimo Mazzucco. Lo facciamo per non dimenticare.

Torri gemelle, prima dell'attentato

11 settembre, la guerra senza fine

Anche coloro che conoscono bene la storia degli Stati Uniti, e faticano meno ad accettare l’idea che l’11 settembre sia stato un auto attentato, a volte si domandano: “D’accordo farsi del male, ma perché andare a distruggere due dei gioielli più meravigliosi che l’America abbia mai avuto? Non si poteva distruggere qualcos’altro?”

In realtà, le Torri Gemelle erano di tutto meno che gioielli meravigliosi.

Per quanto fossero collocate su un terreno fra i più appetibili e redditizi al mondo, dopo trent’anni i due edifici erano diventati decisamente obsoleti. Poiché ciascun piano era stato costruito come uno spazio aperto di oltre 4.000 metri quadrati, l’aumento dei costi energetici aveva reso i due edifici estremamente gravosi da riscaldare d’inverno, ed altrettanto gravosi da raffreddare d’estate. Il perimetro del WTC Plaza, inoltre, rappresentava un vero e proprio macigno nel mezzo della circolazione di Downtown Manhattan, una zona della città costruita all’inizio del secolo scorso, fatta tutta di strade lunghe e strette. I tassisti raccontavano che nell’ora di punta ci voleva più di un’ora solo per aggirare l’intero perimetro del World Trade Center.

Ma il problema più ingombrante per le Torri Gemelle era rappresentato dall’enorme quantità di amianto che contenevano. Costruite in un’epoca (1969-1973) in cui l’amianto non era ancora proibito, …

… questo composto fu usato sia per la protezione antincendio delle strutture in acciaio sia come isolante per le condutture dell’aria condizionata e dell’acqua.

Solo nei primi anni ’70 l’amianto iniziò ad essere riconosciuto come cancerogeno, ma a quel punto la costruzione delle Torri Gemelle era quasi terminata. Non è chiaro fino a che punto della costruzione sia stato usato, nè quale sia la quantità esatta di amianto utilizzato, ma le stime variano fra 400 e 5000 tonnellate complessive di amianto presenti nelle Torri Gemelle a costruzione ultimata.

Man mano che venivano introdotti i regolamenti contro l’amianto, la situazione per le Torri Gemelle si faceva sempre più difficile, finché nel 1989 l’amianto fu definitivamente proibito in tutte le costruzioni civili. A quel punto si provò una soluzione di fortuna, incapsulando l’amianto delle Torri Gemelle con un cemento particolare, per evitare la dispersione nell’aria delle sue particelle.

Ma verso la metà degli anni ’90 i nuovi regolamenti prevedevano che dovunque si intervenisse per fare delle riparazioni o delle opere di manutenzione, l’amianto presente venisse rimosso per intero.

Nel frattempo, proprio a causa della sua pericolosità, il costo per la rimozione dell’amianto era diventato astronomico, poiché bisognava prima fare evacuare tutti i piani interessati, e poi utilizzare solo operatori specializzati, che dovevano lavorare esclusivamente con tute ermetiche e bombole di ossigeno.

Una cosa è chiamare l’idraulico per riparare una tubatura rotta, ben altra e dover evacuare un piano intero, con dozzine di società commerciali che perdono soldi ogni minuto che passa, e poi chiamare una squadra di astronauti per fare lo stesso lavoro. Sul finire degli anni ’90 i preventivi per la rimozione completa e lo smaltimento dell’amianto delle Torri Gemelle arrivavano ad un miliardo di dollari – più o meno la cifra che sarebbe costato costruire una torre nuova.

Con una mossa disperata la Port Authority, proprietaria delle Torri Gemelle, denunciò le compagnie di assicurazione perché si rifiutavano di coprire i costi della rimozione, ma alla fine di una lunga battaglia legale perse la causa.

A quel punto la Port Authority si trovò fra l’incudine e il martello: non si poteva più effettuare la manutenzione delle Torri Gemelle, per il costo della rimozione dell’amianto, ma non si potevano demolire proprio per le grandi quantità di amianto che contenevano. L’unica soluzione sarebbe stata di smontarle pezzo per pezzo, ma il costo di una tale operazione era semplicemente improponibile.

Fortuna volle che nella primavera del 2001 un imprenditore chiamato Larry Silverstein, già proprietario del Building 7, si sia offerto per rilevare la gestione delle Torri Gemelle con un lease di 99 anni.

In quel momento il valore sul mercato delle Twin Towers era di circa 1,2 miliardi di dollari, ma Silverstein pagò 3,2 miliardi pur di entrare rapidamente in possesso di quello che lui ha definito “il sogno della sua vita”.

Nonostante la bomba del ‘93 avesse distrutto solo qualche piano all’interno della Torre Nord, nella nuova polizza assicurativa Silverstein fece aggiungere anche la possibilità di una distruzione completa delle torri per attacco terroristico.

Non si sa mai – avrà pensato – metti che invece di un camioncino pieno di letame ne usano tre o quattro, e io rischio che venga giù tutto insieme.

Quello che è successo l’11 di settembre lo sappiamo tutti.

Il mattino del 12 settembre Silverstein era talmente abbattuto per la perdita dei suoi “gioielli”, che andava dicendo a tutti di essere certo di poter incassare dall’assicurazione il doppio del massimale previsto – 7 miliardi invece di 3,5 – “perché si è trattato di due attacchi terroristici separati”.

Alla fine della lunga battaglia legale, Silverstein ha preso 4,5 miliardi di dollari per ricostruire le Torri Gemelle, ritrovandosi in mano dieci ettari di un terreno edilizio fra i più ambiti e redditizi al mondo.

Nel frattempo l’amianto delle Torri Gemelle lo hanno respirato tutto i soccorritori che hanno lavorato alacremente per sgomberare il suo terreno dalla macerie, e che oggi stanno morendo a centinaia, falciati dal mesotelioma e da altre malattie respiratorie, nel silenzio più vergognoso della stampa di tutto il mondo.

Premessa di Alba Giusi

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