Non ci saranno più le mezze stagioni di una volta, o forse si. Mario Sommossa - www.altreinfo.org

Non ci saranno più le mezze stagioni di una volta, o forse si. Mario Sommossa

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Un caro amico abituato a pensare in proprio e non farsi suggestionare dai pensieri dominanti mi ha inviato un link internet da cui risulta che ben 31.487 scienziati di varie parti del mondo contestano che il cambiamento climatico si debba all’aumento della CO2 nell’atmosfera o, genericamente, all’azione dell’uomo.

cambiamenti climatici, forse non sono dovuti all'uomo

Cambiamenti climatici, forse non sono dovuti all’azione dell’uomo

Ovviamente, vista la campagna martellante che tutti i media dei Paesi sviluppati stanno conducendo, il fatto che molti altri scienziati sostengano invece che proprio noi umani si sia la causa di quanto stia avvenendo è oramai entrato nel sentire comune ed è naturale avere un certo scetticismo verso chi va contro il sentire comune. Nei commenti a quel link qualcuno dubita perfino dei titoli accademici e della specifica competenza dei firmatari della petizione contro i famosi “accordi di Parigi”. Che, poi, il “diavolo” Trump abbia deciso di ritirare la firma americana da quell’intesa non fa che accentuare il livore dei “paladini dell’ambiente”. Perfino l’inquinatissima e riluttante (in un primo tempo) Cina ha deciso di accettare la sottoscrizione dell’impegno a ridurre i famigerati gas serra e ciò dimostrerebbe ulteriormente come TUTTI siano ormai convinti che, se l’uomo non interverrà riducendo le attività che li creano, un futuro disastroso attende il genere umano.

Eppure…

Che qualche cambiamento climatico sia in corso lo dimostrerebbero le statistiche sulle temperature medie degli ultimi quarant’anni ma, a ben pensarci, resta più di un dubbio che la causa vada ricercata nell’industrializzazione e nell’aumentato sfruttamento delle materie prime terrestri.

Manifestazioni contro il riscaldamento globale a Parigi (foto d'archivio)
Non sono certamente un esperto, tantomeno un climatologo, ma basta leggere qui e là un po’ di storia per ricordare che enormi cambiamenti del clima avvennero anche nelle epoche in cui non esistevano industrie o, addirittura, nemmeno ancora il genere umano. Cominciamo col dire che una possibile variazione del clima non è certo valutabile sull’arco di qualche decina d’anni: ogni anno può mostrare stranezze stagionali e perfino insoliti fenomeni naturali quali gelate inaspettate, estati caldissime, tifoni o trombe d’aria che non si ricordano a memoria d’uomo, o altri avvenimenti ancora. Che qualche anno, magari ripetuto, tradisca le tradizionali aspettative in merito all’andamento delle stagioni è più che naturale ma ciò non basta a identificare un cambiamento di lungo corso. Perfino il grande naturalista romano Plinio il Vecchio lasciò scritto che “le stagioni non sono più quelle di una volta” e ci sarebbe da domandarsi se le sue parole fossero dovute al perenne mito dell'”età’ dell’oro”, presente in tutte le culture e nella psicologia umana, o se, invece, lui avesse veramente potuto costatare qualche variazione significativa. Quel che è certo, e che la storia ci tramanda, è che un’importante variazione climatica sia avvenuta più meno tra il 1300 e la metà del 1800. In particolare, dal 1300 si assistette a un graduale avanzamento dei ghiacciai che nel periodo precedente si erano ritirati molto o erano scomparsi e si ebbe anche la formazione di nuovi. Tali ghiacciai arrivarono al culmine della loro estensione intorno al 1850, quando le temperature ripresero ad aumentare causando una nuova riduzione della massa dei ghiacci. Negli anni tra il 1460 e il 1550 si ebbero temperature particolarmente basse in Europa e documenti dell’epoca ricordano che a Milano, perfino in agosto, occorsero nevicate e freddi così intensi da non poter dismettere gli abiti invernali. Quel raffreddamento climatico fu lunghissimo ma con ampie interruzioni, causate dalle variazioni dei “Minimi nell’Attività Solare”. Ecco un elenco dei Minimi che coincisero che un raffreddamento del Pianeta:

Minimo di Wolf, dal 1280 al 1350;

Ottanta anni dopo, dal 1420 fino al 1530, il Minimo di Spoerer;

La conferenza ONU sui cambiamenti climatici Cop21 a Parigi

La conferenza ONU sui cambiamenti climatici

Passano altri 115 anni e si arriva alla fase più fredda del macro periodo, quella che viene chiamata Piccola Era Glaciale: dal 1645 al 1715. E’ chiamato il Minimo di Maunder.

Seguì una fase di semi normalità dell’attività solare della durata di settanta anni, fino al Minimo di Dalton dal 1790 al 1830.

Si ebbe allora un’altra fase quasi nella norma della durata di quaranta anni, e nel 1855 ebbe inizio il Minimo di Damon che si concluse nel 1913.

Secondo pubblicazioni del Meteoffice (il servizio meteorologico ufficiale britannico), c’è una probabilità del 15-20% che si verifichi un Grande Minimo Solare, una sorta di un nuovo Minimo di Maunder entro il 2050, con annesso forte calo termico sul Pianeta.

Anche in periodi più lontani i cambiamenti del clima e della quantità di precipitazioni furono numerosi e notevoli. Tutti sappiamo che ci fu un tempo in cui l’attuale Sahara era tutt’altro che un deserto e vi fiorirono civiltà che poterono tranquillamente prosperarvi. Lo stesso vale per il sud Egitto e, probabilmente, per molte altre zone della crosta terrestre.

Paesaggio dell'Antartide
Molti scienziati, prima dell’adesione all’attuale “religione” dei gas serra, individuarono le origini di tali variazioni in molte cause ben definite e, a volte, concomitanti: l’inclinazione dell’asse terrestre, le macchie solari, enormi meteoriti che colpirono il nostro pianeta e, molto più “terrestri”, grandi eruzioni vulcaniche con conseguenti nuvole di cenere che oscurarono il cielo per mesi. L’immediato effetto sulle temperature (per fortuna in quel caso durò solo qualche settimana) lo potemmo vedere tutti noi quando, nel 2010, eruppe il vulcano Eyjafjöll nella parte meridionale dell’Islanda.

I carotaggi compiuti nei ghiacciai antartici hanno sufficientemente dimostrato che la Terra ha vissuto a fasi alterne raffreddamenti e riscaldamenti e ciò è avvenuto senza alcun intervento umano.

Siamo da tempo abituati a vedere nascere (e poi morire) idee, magari balzane, che diventano per varie ragioni il pensiero dominante. In quei casi, l’opporvisi fa correre il rischio di linciaggio (talvolta non solo morale) per chi lo contesta. L’esempio più evidente a tutti è quanto successe a Galileo e, prima di lui, a Copernico quando si permisero di contestare le teorie cosmologiche di Aristotele e di Tolomeo. Ricordate l'”ipse dixit”? Mettere in dubbio le affermazioni di Aristotele poteva portare alla condanna a morte: quello si doveva credere perché tutti ne concordavano, quindi, era “certamente” la Verità.

Un orso bianco nell'Artico
Oggi, parlare del clima sostenendo che il riscaldamento globale (sempre che sia confermato) non è causato dall’uomo pone chi lo afferma al di fuori della comunità scientifica ufficiale e perfino molti direttori di giornali rifuggono dall’ospitare tesi così “eretiche”. Per non parlare dei politici. La maggior parte di loro, forse pur ottimi nel loro politicare, è tendenzialmente ignorante e, comprensibilmente, non oserebbe sostenere qualcosa che possa renderli impopolari o oggetto di ludibrio da parte di presunti scienziati molto “in linea”.

Che cosa credere, dunque? Ognuno pensi come vuole, ma forse non sarebbe male dare spazio anche ai dubbi, su questo argomento più che fondati. A tutti noi piace l’idea di un’aria pulita, di un minore sfruttamento delle risorse esauribili, di maggiori investimenti nelle energie rinnovabili e nessuno ci può impedire di incamminarci su quella strada. Farlo, però, adducendo come ragione la volontà di arrestare i cambiamenti climatici potrebbe essere un’illusione pericolosa, oltre che molto costosa. Se le variazioni del clima sono veramente in corso, è molto più probabile che non dipendano per nulla dalla nostra azione. Basta sapere che i presunti dati scientifici che sono vantati, di scientifico non hanno nulla e sono unicamente basati su ipotesi tutte da dimostrare. Chi volesse averne conferma si procuri un libro, molto documentato e pieno di cifre, grafici e confronti, pubblicato nel 2015 da un docente italiano dell’Università’ di Chieti — Pescara. Si tratta di: Mario Giaccio — Il climatismo, una nuova ideologia — edizioni XXI secolo.

Forse qualche dubbio, o di più, potrebbe far bene a tutti.

 

di Mario Sommossa

Fonte: sputniknews.com

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