Paura e disgusto a Eurolandia. Barbara Tampieri - www.altreinfo.org

Paura e disgusto a Eurolandia. Barbara Tampieri

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“Eravamo dalle parti di Ravenna, ai confini della Piddinia, quando le droghe cominciarono a fare effetto.” (semicit.)

I cambiamenti climatici, ah! Al plurale come i mercati, così il popolo se li sente tutti attorno a sé, come i cerchi magici bancari. Le povere cimici, insetti tutto sommato assai discreti che causano fastidio solo quando emanano quel forte odore caratteristico nel momento in cui le termini, ma che si lasciano catturare molto facilmente e quindi puoi liberare in via amichevole, divenute “insetti alieni” in questo poster involontariamente comico. Perché alieni, parola resa minacciosa da quintali di B-movie di fantascienza su insettoni, baccelloni e rettili giganti? Non vengono da Urano o da Proxima Centauri ma molto probabilmente da quei container pieni di carabattole cinesi che girano il mondo in nome della globalizzazione. Le cimici non sono quindi una normale conseguenza della libera circolazione delle merci, le piattole della licenziosa promiscuità del mercato, ma sono conseguenza dei cambiamenti climatici.

Il climate change è la parola magica, il nuovo passepartout per l’apertura di tutti gli scenari catastrofici possibili, naturalmente al servizio della bulimia degli economisti dei disastri. Giustificazione maxima, ad esempio, per migrazioni alluvionali da continenti grandi cento volte il nostro paese, nei quali però, su 30 milioni di chilometri quadrati, non vi sarebbe un posticino per spostare anche temporaneamente qualche milionata di individui, allo stesso modo in cui invece li si sposta tranquillamente da un continente all’altro. E guai a chiamarli alieni!

Quando qualcosa non ha senso vuol dire che un senso ce l’ha per qualcun altro, come dice Il Pedante.

I cambiamenti climatici hanno anch’essi quel carattere di innominabilità e inevitabilità che condividono con tutti gli altri spauracchi generati dalla shock economy. Sono un castigo divino in un mondo ateo e materialista e sono tanto cari al progressismo regressivo. Anche i cambiamenti climatici, come La Crisi, sono una scusa per infliggere il penitenziagite e, anche in questo caso, la colpa per la quale si viene divinamente puniti è più proteiforme che chiaramente identificata nello specifico. O meglio, la colpa consiste meramente nell’esistere, nel respirare, nell’insubordinazione del rifiuto alla volontaria e rapida estinzione dell’uomo bianco, il cui sviluppo e benessere raggiunto nell’ultimo secolo sarebbe la conseguenza non già della sua abilità ma di un peccato acquisito la cui espiazione non è più rimandabile. Il presunto peccato di vivere alle spalle, in modo parassitario, di altre popolazioni che, per evolversi, sembra abbiano prima bisogno che noi spariamo.

Nonostante i cinesi, ad esempio, con il loro capitalcomunismo sfrenato inquinino in maniera assai maggiore di noi, siamo noi che consumiamo troppo, mangiamo troppo, ci laviamo troppo, usiamo troppo la macchina. L’invito alla penitenza a volte si spinge fino alla presunta necessità di cibarsi in futuro di insetti (ma non di cimici, forse), in nome di un pianeta divenuto improvvisamente delicatuccio di palato e cagionevole di salute, in un certo senso emasculatosi anch’esso, e delle troppe bocche da sfamare al mondo, per le quali la limitazione delle nascite non è evidentemente una soluzione come lo è stata negli ultimi decenni per noi.

La condanna a questa ennesima forma di austerità e compressione dei consumi è comminata dal tribunale dell’Inquisizione ecologista, braccio verde del progetto genocidario che vorrebbe un mondo ridotto ad un piccolo ghetto elitario circondato da una subumanità sub-bestiale il cui inevitabile sterminio fino all’ultimo individuo non causerebbe ai pochi eletti più senso di colpa di quello ai danni di una immonda colonia di scarafaggi in cantina.

Carlo Rubbia l’ha spiegato in una interrogazione parlamentare che i cambiamenti climatici spontanei, naturali, esistono da sempre nel quadro della ciclicità delle ere terrestri, nell’alternanza tra ere glaciali ed ere a temperature simili o superiori a quelle attuali, e che l’inquinamento antropogenico, rappresentato soprattutto dall’aumento esponenziale di CO2 nell’atmosfera è un’emergenza che può essere contenuta con lo sviluppo della tecnologia basata, a suo parere, sul gas naturale.

Non è quindi necessario far regredire l’umanità all’età del bronzo e gettare il mondo nelle tenebre oscurando il sole, come delirano oggi gli ineffabili giornali fotoromanzati, nell’ennesimo articolo sul figlio scemo dei cambiamenti climatici, il riscaldamento globale, per gli amici Globbaluormin.

Siccome il pianeta si riscalda (e questa è una fake news perchè il pianeta si riscalda e si raffredda ciclicamente, e la temperatura è negli ultimi anni addirittura in diminuzione) Gliscienziati dicono: spariamo del carbonato di calcio nella stratosfera così da creare un tendone parasole, naturalmente illudendoci che ciò non abbia alcuna conseguenza sugli equilibri dell’organismo terrestre. Vacciniamo la Terra, insomma, tanto è per il suo bene, che male vuoi che le faccia? Ma figurati, nulla. Aridatece il progetto Manhattan.

La vera notizia, la polpetta nascosta nel supersize mac è che allora è vero che si possono irrorare sostanze chimiche nell’atmosfera per scopi geoingegneristici, come del resto è noto al Congresso Americano fin dal 1978 e a chiunque abbia un ricordo anche vago dei cieli com’erano, cioè non a strisce.

Qui subentra un interessante fenomeno psicologico che ha a che fare con il concetto di tabu. Si esce di casa e si nota quasi ogni giorno, tipicamente dopo un paio di giorni di cielo limpido, quello si ormai quasi anomalo, qualcosa di strano: un gigantesco quaderno a quadretti oppure una strana nuvolaglia increspata come le dune del deserto che ci sovrastano, di cui però non bisogna parlare, come non puoi dire cosa pensi realmente di certi gruppi di persone, ad esempio. Si sa ma non si dice perché se no ti prendono in giro. E’ un addestramento in piena regola alla negazione psicotica della realtà. Se neghi il cielo a quadretti, un giorno sarà normale dire che i prati sono fucsia e che esistono i settant’anni di pace portati dalla UE. La psichedelia senza allucinogeni. Veramente notevole.

Il gioco funziona perché il tabù ha una radice profonda nell’inconscio. Esso in questo caso consiste nell’incapacità di attribuire all’Uomo la responsabilità di ciò che si vede nei cieli, perché ciò che si vede lassù può averlo fatto solo la Divinità e non puoi attribuirlo all’Uomo, soprattutto se è una cosa potenzialmente dannosa, per il quale si innesta anche il “non possono farlo davvero” che rappresenta l’incredulità di fronte alla criminalità del Potere.

Ecco quindi che non potendo essere stato l’Uomo e, in questo caso, non essendo chiamata in causa la Divinità, perché siamo moderni e non crediamo più a queste superstizioni da antichi, non è stato Nessuno. Lo stesso Nessuno che accecò Polifemo, sempre lui. Chi traccia i quadrettoni in cielo? Nessuno.

 

di Barbara Tampieri

Fonte: http://ilblogdilameduck.blogspot.com

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