"Apartheid climatica", il nuovo catastrofismo. Anna Bono - www.altreinfo.org

“Apartheid climatica”, il nuovo catastrofismo. Anna Bono

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L’origine antropica del riscaldamento globale è una congettura. Eppure ci stanno costruendo un castello di politiche e progetti, per motivare i quali si ricorre al più nero dei catastrofismi. Nell’ultimo rapporto dell’Onu, redatto da Philip Alston, si arriva a parlare di “apartheid climatica”. Un’offesa alle vittime della vera segregazione razziale.

L’origine antropica del riscaldamento globale è una congettura. Lo sostengono migliaia di scienziati in tutto il mondo. Altri lo pensano, ma tacciono per non essere messi al bando. “Ormai ci sono scienziati che devono aspettare la pensione per poter dire cosa pensano perché, se lo facessero mentre sono in attività o se solo osassero mettere in discussione le tesi dell’Ipcc, l’Intergovernmental panel on climate change delle Nazioni Unite, sarebbero subito additati come ‘negazionisti’, imbecilli o addirittura criminali. Il risultato è che i responsabili dei vari Stati prendono provvedimenti in base a questi assunti e spendono miliardi di euro che potrebbero essere destinati a cause migliori”. A parlare, intervistato dal mensile Tempi, è Renato Angelo Ricci, professore emerito di Fisica all’Università di Padova, uno dei quasi cento scienziati che hanno firmato una lettera indirizzata di recente ai politici italiani, intitolata “Clima, una petizione controcorrente”.

I cambiamenti climatici si verificano da sempre, non è l’uomo a determinarli. Non è vero che i cambiamenti attuali sono al 99% di origine antropica – spiega la lettera – e non è vero che ad affermarlo sia il 97% degli scienziati mondiali.  “Semmai – commenta il professor Ricci – l’unico 99 o 97% di consensi che si raccoglie attorno alla tesi è costituito dalla grande stampa e dai mezzi di comunicazione (purtroppo anche di divulgazione scientifica, che confondono opportunisticamente un sano scetticismo e dubbio scientifico con le banalità delle fake news) schierati compattamente dalla parte di chi sostiene il riscaldamento globale antropico. E, così, ogni dieci anni, ci dicono che abbiamo solo dieci anni per salvare il pianeta. Ne sono passati più di trenta. Ormai non si è perso solo il lume della ragione scientifica, ma anche il senso del ridicolo”.

Non si devono sentire ridicoli, semmai virtuosi, gli innumerevoli “esperti” che, sulla teoria del riscaldamento globale di origine antropica, progressivo e inarrestabile a meno di ridurre a zero le emissioni nette di CO2, costruiscono la loro carriera sfornando di continuo progetti, rapporti, programmi di azione. Nel 2009 la Banca Mondiale, una delle agenzie dell’Onu, ha finanziato con 200mila dollari un progetto sperimentale per evitare o almeno rallentare la scomparsa dei ghiacciai a causa del global warming: dipingere le montagne di bianco, colore che riflette le radiazioni solari. Con quel finanziamento sei persone hanno dipinto 70 ettari del Chalon Hat, una montagna delle Ande peruviane alta 4.700 metri: a mano, senza macchinari, applicando una vernice ecologicamente compatibile fatta di calce, acqua e bianco d’uovo per rispetto verso Apu, lo spirito tutelare che vive nelle montagne.

Il rapporto più recente, intitolato Cambiamento climatico e povertà, è stato diffuso dalle Nazioni Unite il 25 giugno. L’autore è Philip Alston, un avvocato australiano dal 2014 relatore speciale Onu su estrema povertà e diritti umani. Anche nella migliore, ma irrealistica, ipotesi di un aumento della temperatura di soli 1,5 gradi entro il 2100, gli effetti, dice Alston, saranno devastanti: decine di milioni di poveri, enormi esodi di popolazione, carestie di proporzioni mai viste. “Il cambiamento climatico – si legge nel suo rapporto –  minaccia di vanificare 50 anni di progressi nello sviluppo, nelle condizioni di salute generali, nella lotta alla povertà. Può precipitare nella povertà più di 120 milioni di persone entro il 2030”.

Le sue conseguenze sui diritti umani – spiega Alston – saranno gravissime e purtroppo finora in gran parte vengono ignorate: “il diritto alla vita, al cibo, alla casa e all’acqua ne sarà seriamente compromesso”. Inoltre avrà un impatto negativo sulla democrazia perché indebolirà i diritti civili e politici. “La maggior parte degli organismi internazionali che difendono i diritti umani – prosegue – hanno appena iniziato a preoccuparsi degli effetti del cambiamento climatico e c’è una lunga lista di iniziative da intraprendere benché il tempo per evitare conseguenze catastrofiche sia incredibilmente breve. Mentre si fa sempre più vicina la crisi generale che minaccia i diritti umani di immense masse, le consuete, lacunose e parziali modalità di difesa dei diritti umani si dimostrano deplorevolmente inadeguate”.

L’effetto più perverso, conclude Alston, sarà che “i poveri, responsabili in minima parte delle emissioni globali di CO2, dovranno sopportare tutto il peso del cambiamento climatico avendo per di più meno di tutti modo di proteggersi. Si prefigura uno scenario di ‘apartheid climatica’, in cui i ricchi pagheranno per evitare surriscaldamento, fame e conflitti mentre il resto del mondo non sarà in grado di farlo”.

È irresponsabile suscitare tanta preoccupazione delineando scenari da fine del mondo a partire da una congettura e formulare sulla sua base programmi di contrasto planetari da decine di migliaia di miliardi di dollari per reperire i quali bisognerebbe ridurre i fondi destinati a chissà quanti importanti progetti. Eppure su una congettura Alston, come tanti altri “esperti”, costruisce previsioni apocalittiche, denuncia effetti “perversi”, persino quantifica i danni indicando i milioni di nuovi poveri. Da avvocato che conosce il significato e il peso delle parole, almeno poteva evitare di usare l’espressione a effetto “apartheid climatica” offendendo milioni di vittime di discriminazioni e ingiustizie razziali.

 

di Anna Bono

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it

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