Chissà cosa si nasconde dietro questo «grande amore per il pianeta e per l'ambiente» - www.altreinfo.org

Chissà cosa si nasconde dietro questo «grande amore per il pianeta e per l’ambiente»

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I cambiamenti climatici sono l’argomento che catalizzano maggiormente l’attenzione di giornalisti, cantanti, uomini di spettacolo, politici, Organizzazioni non Governative e massmedia. Tutti spingono verso un generico “dobbiamo far qualcosa per fermare il cambiamento climatico”, senza specificare bene che cosa dobbiamo fare.

Addirittura i monsoni, con i conseguenti allagamenti che provocano da centinaia di migliaia di anni, sono diventati un motivo di preoccupazione per tutti. E Greta Thumberg, icona dell’ambientalismo, si è recata a New York per parlare coi grandi del pianeta, addirittura in barca a vela, per non contribuire al peggioramento della situazione climatica globale.

Ma è tutto vero? Davvero il pianeta sta morendo per colpa nostra?

Come sempre avviene in questi casi, ci sono sedicenti scienziati, per lo più sciagurati, che contestano la verità assoluta e mettono indiscussione “il verbo”.  Chissà che non abbiano ragione. E soprattutto, chissà quali interessi si nascondono dietro questo repentino “grande amore per il pianeta e per l’ambiente”.

Le frodi climatiche – il processo climatico del secolo

Osservate questo grafico. Questo é il grafico dei grafici di coloro che pensano che il mondo sia destinato a finire a breve. Marketing, non scienza, come vedremo a breve.

Questo grafico è l’iconico Hockey Stick Chart (grafico a forma di mazza da hockey) che il prof. Michael Mann produsse nel 2001 nel report delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici.
Ripeto: Report delle Nazioni Unite, non un paper interno di una università.

Questo grafico ha fatto il giro del mondo, è stato usato come evidenza per dire che la causa del riscaldamento globale è antropica. Fu largamente usato da Al Gore e dai sostenitori dei cambiamenti climatici causati dall’uomo.

Come ha fatto il prof. Mann a ricavare quei dati? Quei dati sono in massima parte basati sulla misura dello spessore degli anelli di alcuni abeti. Diciamo quindi che, in prima battuta, il set di dati si basa su un contributore principale per tutta la durata del periodo di riferimento (dal 1000 dC al 2000 dC). Questa è cosa buona e giusta, perché il misurato deve venire da un set coerente. Non è che ogni 100 anni cambi sorgente dei dati: il rischio è avere un grafico per mischia mele con pere a seconda del periodo storico. La correzione richiederebbe parecchie regressioni (ho parlato della regressione nel mio post sulle fesserie sull’inflazione, e ogni regressione si porta dietro errori su errori) ma non stiamo qua a spiegare i dettagli.

Questo grafico è BELLO, dal punto di vista di un esperto di marketing e di scienza della comunicazione e deve essere piaciuto molto agli alti papaveri dell’ONU: in blu il freddo, in rosso il caldo, e il rosso corrisponde alla seconda parte della rivoluzione industriale. Non solo, il grigio, dovuto alla variazione statistica, correttamente diminuisce mano a mano che ci avviciniamo al periodo odierno, dove le misurazioni si fanno più attendibili. In nero spesso, al centro, c’è la media mobile dei dati. Tutto perfetto.

Noterete che da metà Ottocento la temperatura media nell’emisfero boreale è schizzata verso l’alto, con una delta di 1 grado centigrado oltre la media dei precedenti 1850 anni.

Una deviazione enorme.

Questo grafico però soffriva di un problema: non riportava assolutamente le evidenze di un medio evo caldo, occorso fra il 1050 e il 1350, su cui molti scienziati erano concordi.

Diversi scienziati iniziarono a contestare i metodi di Mann: ne elenco quattro: Steven McIntyre, Ross mcKitrick, Mark Steyn e infine Tim Ball. Questi scienziati contestavano il dataset originale, troppo poco rappresentativo a loro dire per tirare conclusioni così enormi. Dissero che il modello regressivo usato da Mann era talmente biased che avrebbe prodotto un grafico a mazza da Hockey anche con dataset di partenza completamente differenti. Roba pesante.

Dando prova di spirito scientifico, apertura mentale e atteggiamento votato alla collaborazione professionale, Mann citò in giudizio i suoi contestatori, uno dopo l’altro. Scienziati che citano in giudizio altri scienziati perché i dati vengono contestati. Siamo alle comiche e questo fa capire a cosa si è ridotta molta della scienza odierna.

In particolare, Tim Ball aveva accusato Mann apertamente di frode (“Mann appartiene alla Penna di Stato, non al Penn State”, dove Penn sta per Pennsylvania, dove Mann insegnava).

Quale era la posizione di Ball il freddo? Eccola nel grafico sottostante.

Sopra, vediamo Mann (caldo), sotto vediamo Ball (freddo)

Di fatto, Ball dice che nel medioevo faceva più caldo di oggi.
Attenzione: Ball NON NEGA l’aumento delle temperature recenti, ma CONTESTA il fatto che i dati di Mann siano piatti fino a quando l’uomo non ha iniziato a costruire le ferrovie e i battelli a vapore.

Apriti cielo!

Davanti alla corte, Ball aveva una linea difensiva semplice, che si può riassumere così: “Io credo nel mio modello, e sfido Mann, che penso sia un imbroglione, a darmi i suoi dati e la matematica che ha usato. D’altronde, mi devo difendere visto che Mann mi ha citato in giudizio.”

La corte intimò quindi Mann di dare i dati a Ball.
Più volte.
Per anni.
Mann si è sempre rifiutato.

Il processo è iniziato nel 2011 in Canada (Ball è canadese) e si è concluso pochi giorni fa, dopo OTTO anni. Otto anni durante i quali Mann non ha mai reso pubblici i dati e la matematica a supporto delle sue conclusioni (nonostante l’ordine del giudice) diffuse in tutto il mondo e prese come ORO colato da una infinità di scienziati (con la s minuscola, aggiungo io).

Il giudice ha obbligato Mann a pagare i costi del processo e le parcelle degli avvocati. Mann dice che ricorrerà in appello. Ma, sinceramente, uno scienziato che cita in giudizio colleghi che contestano i suoi dati e si rifiuta di mettere a disposizione dati e metriche di valutazione andrebbe radiato, per come la vedo io. Altrimenti io pubblico quello che mi pare e poi cito chi mi contesta i metodi.
E’ un precedente GRAVISSIMO.

Forte di questa vittoria, adesso Ball dovrebbe dare mandato agli avvocati della British Columbia di citare in giudizio Mann per frode finanziata con soldi pubblici. Per Mann il caldo, si mette male.

Benvenuti nella epica saga delle Climate Wars.

Mann, a sinistra e Ball, a destra.

Se ti è piaciuto il post, linkalo ai tuoi amici e conoscenti e apri un po’ la testa a chi vive nel politicamente corretto e nel pensiero unico. E fai la raccolta differenziata.

Tratto da https://exiteconomics.blogspot.com/2019/08/clima-le-frodi-climatiche-il-processo.html

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