Venezuela. Referendum truccato e prove per un colpo di stato. Chris Barlati - www.altreinfo.org

Venezuela. Referendum truccato e prove per un colpo di stato. Chris Barlati

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Lunedì 17 luglio è stato indetta dalla MUD una simbolica consultazione elettorale non prevista dalla costituzione venezuelana, definita dagli stessi ”plebiscito”, allo scopo di sondare i consensi della popolazione nei riguardi dell’imminente consulta elettorale, che si terrà domenica 30 luglio e che riguarderà la formazione di un’assemblea per la modifica della Carta Costituzionale.

L’iniziativa simbolica promossa dall’opposizione, la MUD, il conglomerato politico che si oppone al governo di Nicolas Maduro, si è svolta lunedì 17 luglio, dalle 7 del mattino alle ore 16 dello stesso pomeriggio. Al termine degli scrutini, i risultati sono stati comunicati a notte fonda e ufficializzati dalle dichiarazioni di Cecilia Garcia Arocha, rettore della Universidad Central de Venezuela (UCV), nonché membro della commissione garanti della consultazione voluta dall’opposizione.

I numeri complessivi dei votanti, dichiarati dal consiglio della MUD, conterebbero 7.186.170partecipanti, 650 mila in meno rispetto alla precedente votazione di sfiducia, risalente all’anno 2015, e inferiore, al contempo, alla soglia dei 7.535.259 voti necessari per la destituzione del presidente Nicolas Maduro. Il capo del Governo, infatti, stando alla Costituzione, potrebbe essere destituito solo da una votazione ufficiale e da un margine di voti pari a quelli conquistati dal candidato in carica alle ultime elezioni + 1.

Scopo del referendum è stato inviare un messaggio non solo al presidente Maduro, ma a tutti i cittadini venezuelani, per indurli a boicottare le elezioni del 30 luglio; elezioni che prevedono la formazione di una costituente in grado di legiferare per la modifica della Costituzione.

L’intento del Governo Maduro, al riguardo, è arginare il potere della classe dirigente dell’opposizione, composta in larga maggioranza da industriali e manager, che si ritroverebbero privati di una fetta consistente di interessi di mercato. L’iniziativa espressa dal Partito Socialista di governo, il PSUV, concerne infatti il tentativo di disarticolare l’economia venezuelana dall’industria petrolifera per creare una propria area di concertazione.

Scopo della programmazione economica di medio periodo del Partito Socialista è avviare un’alternativa economica percorribile anche a livello industriale, indirizzando gli introiti del capitale petrolifero verso i settori primari e secondari dell’economia; settori maggiormente colpiti dall’embargo economico imposto nei confronti del Venezuela. La costituente, per l’appunto, prevederebbe l’elezione di personaggi appartenenti ai suddetti settori, i cui esponenti si identificano pienamente con l’ideologia rivoluzionaria e con l’enfasi del Governo di Maduro, fondato sul mito della Rivoluzione e sulla figura del comandante Chavez.

Molte sono, tuttavia, le critiche mosse nei riguardi della consulta simbolica, nonché le irregolarità commesse e dichiarate dagli stessi membri dell’opposizione.

La prima riguarda la validità della consulta. Nella Costituzione bolivariana non è previsto il plebiscito, ma solo la consulta popolare. Tale consulta necessita di un consiglio di supervisione appartenente al consiglio elettorale, emanazione del potere elettorale, che regola le votazioni con relativa iscrizione nel registro dei votanti, indispensabile per la verifica e la convalida dei voti cittadini.

La seconda irregolarità concerne i tempi legati alla pubblicazione del numero effettivo dei voti e alle relative dichiarazioni stampa.

Stando alle indiscrezioni provenienti dai media locali, il ritardo nel rilascio delle ufficializzazioni sarebbe ricollegabile a presunte irregolarità. Al termine dei conteggi, terminati alle 20:00 circa, si è dovuto attendere quattro ore per le dichiarazioni.

La causa di tale ritardo sarebbe da ricollegare all’indecisione dei membri della MUD nella scelta del portavoce che avrebbe dovuto leggere il comunicato in mondo visione.

Secondo quanto riporta Russia Today, inoltre, ci sarebbe una terza irregolarità collegata a quanto appena evidenziato. Alcune intercettazioni inchioderebbero esponenti dell’opposizione che, all’oscuro dei microfoni, si sarebbero messi d’accordo sul numero dei voti da gonfiare e da inviare ai rispettivi supervisori.

Le persone in questione, secondo l’emittente russa, sarebbero Filiberto Colmenares, segretario del partito di opposizione Primero Justicia, e José Gregorio Hernández, segretario de la Mesa de la Unidad. I due avrebbero comunicato l’avvenuta falsificazione di circa 50 mila voti e l’invito a non gonfiare troppo i numeri per non destare sospetti.

La quarta contraddizione concerne la ”matematica”.

Jorge Rodríguez GómezPresidente del CNE, Consiglio Nazionale Elettorale venezuelano, e membro del PSUV, ha affermato che le elezioni del plebiscito della MUD sono impossibili da un punto di vista fisico e matematico.

Secondo quanto espresso in conferenza stampa, prendendo in esame il numero degli elettori, il numero dei seggi (1.933), e l’orario di apertura e di chiusura di quest’ultimi, il numero dei votanti sarebbe dovuto attenersi intorno alle 1.121 persone l’ora, ovvero alle 19 persone al minuto. Cosa impossibile dato l’esiguo numero di postazioni presenti sul territorio.

Nel concreto, afferma il Presidente del CNE, il numero reale dei votanti dovrebbe invece attestarsi attorno ai 2 milioni e mezzo di persone. Tale cifra, sempre secondo Jorge Rodriguez, risulterebbe di fondamentale importanza, poiché svelerebbe il trucco utilizzato dall’opposizione per ufficializzare con tanta sicurezza una cifra che non risponde affatto a verità, ma che sarebbe stata fatta passare per vera grazie all’ausilio dei media atlantici amici dell’opposizione e per mera risonanza mediatica.

Il numero totale dei votanti, stando al calcolo utilizzato, non sarebbe altro che la moltiplicazione per tre del risultato reale ottenuto: 7.587.579 unità non sarebbero i votanti effettivi, ma solo lerisposte totali contenute nei quesiti referendiani, che sommati danno tale cifra. Ogni scheda elettorale, infatti, è composta da tre questioni alle quali il votante deve rispondere con un ”sì” o con un ”no”. I 7 milioni e mezzo di voti ottenuti, dquindi, non sarebbero altro che risposte, e la divisione per tre costituirebbe la prova che a sua volta ricondurrebbe al numero esatto dell’elettorato che si sarebbe dovuto esprimere scientificamente alle urne. Al numero totale, prosegue il Presidente del CNE, andrebbero poi tolti i voti nulli, che per stessa ammissione dell’opposizione sarebbero 900 mila, e i voti fasulli provenienti dall’estero, in particolare dallaSpagna, che faziosamente sarebbero stati aggiunti per incrementare il numero del risultato finale.

La quinta contraddizione riguarda i voti all’estero, in particolare quelli provenienti dalla Spagna. Stando all’Istituto Nazionale di Statistica Spagnola, il numero totale dei venezuelani presenti in Spagna, compresi i non aventi diritti al voto, è di circa 68 mila unità(68.639, statistica risalente al gennaio 2017). I dati dell’opposizione venezuelana indicano invece che i voti ottenuti sarebbero circa 90 mila, cifra non coincidente con le rilevazioni dell’Istituto Spagnolo di Statistica. Durante le votazioni, inoltre, numerose sono state le irregolarità. Famosa, per esempio, è divenuta la foto di un cane che viene fatto votare, e di ragazzi minorenni che hanno pubblicato sul social Instagram le proprie foto, durante e dopo il voto.

La sesta contraddizione è quelle che più avvicina l’opposizione venezuelana ai nostri scandali di politica nazionale, ovvero le votazioni per le primarie.

Il giornalista Daniel Jose Quintero ha filmato la facilità con la quale è stato possibile votare per diverse volte, senza nessun controllo da parte degli scrutinatori, in diversi seggi elettorali. La cosa non è passata di certo inosservata nemmeno all’opposizione, tanto che una dei responsabili dell’opposizione anti maduriana, Benjamin Scharifker, alla domanda di un giornalista che le chiedeva se fosse stato possibile che una persona avesse potuto votare per ben 14 volte, lei ha risposto ”potrebbe essere accaduto”.

Settima ed ultima contraddizione. Chi ha pagato la campagna pubblicitaria?

I giorni precedenti il referendum simbolico, numerose sono state le pubblicità che figuravano nei motori di ricerca in Venezuela. Campagne di sponsor e promozioni a favore della destituzione di Maduro e del rifiuto di partecipare alle elezioni del 30 luglio, non sono cose da poche, considerando i prezzi di mercato delle relative pubblicità, che accettano esclusivamente, e per determinate esigenze, pagamenti in dollari tramite accredito bancario. Parliamo di milioni di dollari; milioni di dollari che difficilmente un’opposizione ”democratica” potrebbe detenere e gestire se non tramite finanziamenti illeciti.

Poco tempo dopo la pubblicazione dei dati ufficiali, come riporta il quotidiano La Stampa, non sono tardate le dichiarazioni di Donald Trump: ”Se il regime di Maduro impone la sua Assemblea costituente il 30 luglio, gli Usa adotteranno massicce e rapide sanzioni economiche”.

Come storia insegna, ogni qual volta uno stato non allineato del sud America rivendica il diritto ad una propria programmazione economica, opposizioni e vittimismi si fanno strada tra i media del mondo occidentale, pronti a condannare ”dittature” e ”regimi” e ad invocare il salvifico intervento degli Stati Uniti, che si è sempre imposto, vedi Cuba e Cile, con i colpi di stato che tutti conosciamo.

I toni incandescenti utilizzati da Trump, nonché le minacce di rappresaglia dell’opposizione, potrebbero far presagire uno scenario raccapricciante, che allontana ogni possibilità di soluzione pacifica dall’interesse della collettività e dalla pace nel continenti sud America.

 

di Chris Barlati

Fonte: rischiocalcolato.it

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