Rita Katz, la donna che sa tutto sull'ISIS. Elena Dorian - www.altreinfo.org

Rita Katz, la donna che sa tutto sull’ISIS. Elena Dorian

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“Ora tocca a Roma, Londra e Washington”: è il sinistro proclama che ha accompagnato le celebrazioni dei sostenitori dell’ISIS, su Twitter, degli attacchi a Parigi, con l’hashtag ‘#Parigi in fiamme’. “Ricordate, ricordate il 14 novembre di #Parigi. Non dimenticheranno mai questo giorno, così come gli americani l’11 settembre”.

La notizia riportata sopra è tratta dall’ANSA (leggi), ed è stata citata da tutti i giornali e telegiornali occidentali. Questa notizia ha avuto un impatto emotivo enorme, ma non è di prima mano. E’ tratta dal sito di Rita Katz (www.siteintelgroup.com).

Rita Katz e il SITE

Il sito di Rita Katz e del SITE, società da lei fondata, è pieno di materiale informativo riguardante l’ISIS. Si possono trovare moltissimi video, fotografie, conversazioni segrete, rivendicazioni, minacce, proclami, annunci di imminenti attentati. Molto spesso i posRita Katz e il SITEt dell’ISIS (anche loro hanno i blogger!) sono visibili sul sito di Rita Katz prima ancora che i jihadisti li pubblichino sui loro siti segreti. Il governo degli Stati Uniti, la CIA ed altri servizi segreti, pagano centinaia di migliaia di dollari all’anno per avere accesso alla parte riservata del sito di Rita Katz, dove si trova una marea di informazioni, presumo nome e cognome dei jihadisti, indirizzi, spostamenti. Anche il video di quel poveretto, bruciato vivo dai tagliagole, era tratto dal sito di Rita Katz. Vi ricordate? Ma per nostra grande fortuna, la preziosa informazione citata all’inizio di questo post era disponibile sul profilo twitter di Rita Katz e quindi tutte le agenzie di stampa internazionali hanno potuto riversarla sui loro siti. Non solo l’italianissima ANSA, ma anche Reuters, Associated Press, Adnkronos e via via tutte le altre.

Le fonti di Rita Katz

Ma come ottiene Rita Katz tutte queste informazioni sull’ISIS e sui jihadisti? In internet, naturalmente. I tagliagole dell’ISIS usano internet per comunicare tra di loro, impartire ordini segreti, pubblicare video, postare foto di gruppo e rivendicare attentati. E’ logico, aTita Katznche i terroristi sono sempre connessi, un po’ come tutti noi. Con una differenza però, i micidiali jihadisti utilizzano siti segreti e password di accesso altrettanto segrete. Ecco, Rita Katz è specializzata nell’analisi del web profondo, vale a dire quella parte del web inaccessibile ai motori di ricerca e invisibile ai più. Il web profondo viene utilizzato dalla rete del terrore per comunicare e rivendicare attentati. Rita Katz conosce i siti e le password. Come fa? E’ un segreto. Decine di anni di esperienza le permettono di accedervi senza essere scoperta e scaricare, sempre senza lasciare traccia del suo passaggio, foto, video, scritti, nomi ed altro materiale utile all’intelligence americana e mondiale per capire le mosse dell’ISIS. Non solo, tutto questo prezioso materiale viene utilizzato anche dai media occidentali per riempire le prime pagine dei loro giornali e i titoli di testa dei telegiornali. Così tutti riportano le stesse notizie: una fonte, una notizia, una verità, nessuna contraddizione.

E’ una barzelletta?

Barzelletta

Tutto questo sembra una barzelletta, ma purtroppo è vero. L’autorevolezza al SITE e a Rita Katz è conferita direttamente dal governo americano. Il presidente stesso cita le parole che si leggono nel loro sito e nessuno osa mettere in dubbio la veridicità dei filmati e delle informazioni che in questo sito si trovano. La gente viene bersagliata da queste informazioni che sente, legge e vede in tutti i mass media, telegiornali, giornali, riviste, autorevoli commentatori, esperti, giornali radio, amici al bar. Quindi, una notizia sentita così tante volte, da così tante fonti, non può che essere vera. Se solo sapessero da dove viene realmente la notizia, forse si metterebbero le mani in testa. Ma non lo sanno.

Rita Katz, il SITE ed il sistema dell’informazione, purtroppo, non sono una barzelletta.

La vera barzelletta è la nostra democrazia. E non solo la nostra.

 

di Elena Dorian

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