Causa “attentati”, Londra e Parigi annunciano leggi speciali anti-estremismo. Di ogni genere. Mauro Bottarelli - www.altreinfo.org

Causa “attentati”, Londra e Parigi annunciano leggi speciali anti-estremismo. Di ogni genere. Mauro Bottarelli

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Et voilà: “In questo Paese Siamo stati troppo tolleranti con gli estremismi, gli estremismi di ogni tipo, compresa l’islamofobia. Questo governo vuole agire per estirpare gli estremismi e le ideologie che fomentano l’odio, tramite la società ed internet. Ci assicureremo anche che polizia e servizi segreti abbiano tutti i poteri di cui hanno bisogno”. Parole e musica di Theresa May, parlando al Paese dopo l’attentato alla moschea di Finsbury Park. Quindi, tutti avvisati: da oggi non si tollera più l’estremismo. E che cos’è, esattamente, l’estremismo? Nell’era delle fake news e della post-verità, cosa significa quel termine? Entro quali confini si delinea?
Dire che Assad è il legittimo presidente della Siria è estremismo? Dire che gli USA non hanno alcun diritto di abbattere aerei siriani è estremismo? Dire, come fa nella sua edizione di oggi il “Wall Street Journal”, che Israele finanzia e supporta direttamente i ribelli siriani, oltre a curarli nei suoi ospedali, dal 2013 è forse estremismo? Sicuramente, vista l’aria che tira, è estremismo dire di averne pieni i coglioni di 4mila persone che sono sbarcate anche questo fine settimana sulle coste siciliane. O che è delinquenziale un governo che fa pagare la tassa di successione agli eredi di chi è morto per il terremoto di Amatrice. Pensate che manchi molti a una bella svolta simile anche in Italia, al netto dell’assenza di attentati?

In compenso, abbiamo il nome dell’attentatore di Londra. Si tratta di Darren Osborne, 28 anni, inglese di nascita e padre di quattro figli. Osborne, accusato di avere progettato e compiuto materialmente l’attentato, vive con la sua famiglia a Pentwyn, un sobborgo di Cardiff, in Galles e avrebbe noleggiato il camioncino usato per l’attacco alla modica cifra di 80 sterline al giorno. Come sempre, è cominciata la caccia al vicino di casa per capire se Osborne avesse dato segnali di atteggiamenti estremistici o razzisti: “Stamattina un amico mi ha chiamato per segnalarmi che era stato lui e ho risposto che era impossibile. Poi ho visto la sua faccia in televisione e l’ho riconosciuto”, le parole di Dave Ashford, un dirimpettaio di Osborne. “È sempre stato una persona violenta”, ha aggiunto un altro, mentre una terza persona che lo conosceva ha ammesso che “si è trattato di uno shock”. E mentre la polizia sta mettendo a soqquadro casa sua, dove sicuramente salteranno fuori copie del “Mein Kampf” e altre amenità, dove sta il nostro Osborne?
In ospedale. E sapete perché? No, non per le botte – cazzo, l’ha salvato l’imam dal linciaggio, cercate di ricordarvi la parte importante della vicenda – ma perché attende di essere sottoposto a un trattamento sanitario per disturbi mentali. Pure la fila gli tocca fare, dopo tutto quel viaggio! Almeno c’è una par condicio, matti i lupi solitari dell’Isis, matto pure il razzista gallese. Insomma, il nostro signor nessuno parte da Cardiff con un van noleggiato per andare a fare una strage di musulmani a Londra: e perché non Birmingham, più vicina e sede della più grande moschea d’Europa? E poi, se ha noleggiato il furgone è perché pensava di non uscire vivo dal piano, voleva il martirio, altrimenti non si lascia la traccia di un noleggio, ti beccano subito: si ruba un van o una macchina e via. Ma non importa, sicuramente nei prossimi giorni gli epiloghi saranno due: o si scoprirà chissà quale rete di razzisti gallesi, tipo i nazisti dell’Illinois dei “Blues Brothers” o, più facilmente, di Darren Osborne non fregherà più un cazzo a nessuno nell’arco di 36 ore. E svanirà nel nulla da dove è venuto.

Ma c’è dell’altro, la giornata di oggi è stata davvero un tour de force. E non uso il francese a caso. Ecco le parole del ministro dell’Interno transalpino, Gérard Collomb: “Ancora una volta le forze di sicurezza in Francia sono state colpite con questo tentativo di attentato sugli Champs-Elysées. L’accaduto dimostra che il livello della minaccia terroristica in Francia è ancora estremamente elevato. Mercoledì prossimo presenterà in Consiglio dei ministri una legge per prolungare ancora una volta lo stato di emergenza che scadrà il 7 luglio. Nello stesso tempo, proporremo una legge che permetterà di uscire da questa emergenza, mantenendo delle condizioni di sicurezza elevate. La Francia ha bisogno dello stato di emergenza”. E cosa ha garantito la possibilità a Collomb di dire queste parole, di fatto una dichiarazione di emergenza permanente per il Paese?
Un altro strano attentato sugli Champs Elysées, questa volta in pieno giorno. Stando alle cronache, un’auto si è schiantata contro una camionetta della gendarmerie e ha preso fuoco subito dopo l’impatto. Il conducente, estratto dai poliziotti dall’abitacolo ancora in fiamme, aveva una pistola addosso ed è stato dichiarato morto. Stando al quotidiano “Le Parisien”, si trattava di un 31enne nato ad Argenteuil, in Val-d’Oise, già noto ai servizi di intelligence. Era infatti schedato con la “fiche S”, quella che segnala i radicalizzati. Nella sua auto sono state ritrovate una bombola di gas, un kalashnikov e delle cartucce. Stando a una fonte della gendarmerie, l’attentatore voleva far esplodere una bombola di gas ma non ci sarebbe riuscito. Insomma, un altro Gatto Silvestro tipo i kamikaze dello Stade de France.

Ma c’è dell’altro, nella fattispecie un testimone. E non un qualsiasi ma uno che i fatti sa raccontarli bene, quando li vede: si tratta infatti di un giornalista di “Liberation”, Eric Favereau, il quale si trovava sugli Champs Elysées con il suo scooter e ha raccontato di avere visto una “implosione” all’interno del veicolo. “Erano circa le 15.45 e ho visto una colonna di camionette della gendarmerie provenire da l’Etoile e prendere gli Champs-Elysées. Si sono fermate 300 metri prima della rotonda del Grand-Palais, davanti c’era una macchina che sembrava bloccarle, messa un po’ di traverso… Dei gendarmi sono scesi dalle loro vetture e a quel punto ho visto l’implosione. Alcuni poliziotti hanno rotto i vetri dell’auto e hanno tirato fuori un uomo che hanno poi messo a terra”. Ora, se hai intenzione di operare con un’autobomba, ancorché artigianale con quella che pare nella fattispecie, che cazzo ti porti a fare il fucile mitragliatore e le pallottole? Adornano la scena come le palline sull’albero di Natale? E poi, l’auto implode ma l’identità dell’attentatore, immagino non ridotto benissimo dopo il botto, viene resa nota in tempo pressoché reale?
Aveva messo il passaporto in una busta ignifuga per non far diventare matti i gendarmi e medici legali? E poi, la macchina implode e non esplode, di modo che il nostro martire schiatta, quindi non può parlare ma il bagagliaio resta quasi integro, in modo da svelare il kalashnikov e le munizioni. Che culo questi gendarmi, sarà girato il karma dopo le figure di merda di Charlie Hebdo e Bataclan. Comunque sia, Collomb è stato chiaro: stato d’emergenza subito in Consiglio dei ministri, perché “la Francia ne ha bisogno”, varo parlamentare scontato visti i numeri ottenuti da En Marche! e poi subito “una legge per uscire da questa emergenza”, anche in questo caso blindata all’Assemblea Generale. E cosa si è limitato a dire stamattina Emmanuel Macron, prima dell’attentato e arrivando al salone di Le Bourget, a chi gli chiedeva conto dei risultati elettorali: “Ora avanti con le riforme”. Tipo quella già fatta sul lavoro, magari. E chi avrà il coraggio di scendere in piazza a contestare, magari dando vita a scontri, con un clima come quello che il governo si vede garantito dall’emergenza terrorismo?

 

di Mauro Bottarelli

Fonte: rischiocalcolato.it

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