L'Olanda era il più grande produttore di cocaina al mondo. Durante il ventesimo secolo ha fornito tutti i paesi in guerra - www.altreinfo.org

L’Olanda era il più grande produttore di cocaina al mondo. Durante il ventesimo secolo ha fornito tutti i paesi in guerra

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Agli inizi del XX secolo e fino agli anni sessanta, l’Olanda è stato il più grande produttore al mondo di cocaina. Conny Braam ha condotto una vasta ricerca sull’argomento ed ha scritto un romanzo ambientato in Olanda in quel periodo storico (The Travelling Merchant of the Dutch Cocaine Factory?). Riportiamo in seguito un’intervista effettuata da Vice a Conny Braam.

Conny Braam

Conny Braam

Vice: come hai fatto questa scoperta?

Conny Braam: Mentre stavo lavorando ad una trilogia sulla mia famiglia, la trilogia Abraham, ho scoperto che l’Olanda aveva fatto una fortuna vendendo oppio in Indonesia. Era la fine del XIX secolo. C’era una fabbrica d’oppio statale, sull’isola di Java. E mentre facevo ricerche su quella, ho scoperto che in Olanda c’era una fabbrica di cocaina. Si trovava ad Amsterdam, al Weespertrekvaart. Ora c’è una sezione degli Hell’s Angels, lì.

La nuova fabbrica, costruita nel 1909

La nuova fabbrica, costruita nel 1909

Ho letto della fabbrica nel suo libro. È strano per me scoprire che l’Olanda ha prodotto cocaina a livelli così alti.

Anche per me è stata una scoperta affascinante, perché le mie ricerche hanno ben presto rivelato che quella era la fabbrica di cocaina più grande al mondo. Ma ciò che mi ha lasciata più perplessa è che le cifre di vendita aumentarono enormemente durante la Prima Guerra Mondiale. È strano perché l’uso di cocaina a scopo medico a quei tempi era molto limitato. Dentisti e oculisti la usavano come anestetico, ma tutto qui. E poi tutti sapevano che quella roba era pericolosa. Quindi, perché una così grossa produzione? Ma poi ho scoperto che in Germania si erano fatte delle ricerche sugli effetti della cocaina sui soldati. I rapporti scritti di questi test erano esaltanti.

Quindi la cocaina veniva testata sistematicamente sui soldati?

Sì, da Theodor Aschenbrandt, uno scienziato tedesco. Nel suo studio del 1883, Die psychologische Wirkung und Bedeutung des Cocain (“Gli effetti psicologici e l’importanza della cocaina”), descriveva come la cocaina aumentasse la resistenza dei soldati tedeschi e come ne diminuisse fame e paura, rendendo il loro lavoro molto più semplice. In pratica, li rendeva dei soldati migliori.

Giusto.

Dopo di ciò, ho trovato chiara prova su un settimanale farmaceutico che la Fabbrica Olandese di Cocaina vendeva droga, durante la guerra, a tutte le nazioni. Tutti: dagli inglesi, ai tedeschi, ai francesi, fino ai canadesi. C’erano un sacco di Paesi coinvolti nella guerra, e milioni di soldati da tutto il mondo che combattevano nelle trincee. La neutrale Olanda vendeva cocaina a tutti loro. È un fatto bizzarro, un pezzo sporco di storia olandese che è stato praticamente coperto. Nelle scuole non viene insegnato.

Eh no.

L’Olanda ha incassato una somma di denaro incredibilmente alta, commerciando durante la guerra. È uscita dalla Prima Guerra Mondiale come la nazione più ricca, insieme agli Stati Uniti. Solo che non se ne parla sui libri di scuola. Questo è il motivo per cui ho seguito questa storia particolare. Comunque, la presuntuosa Olanda diventò ricca vendendo cocaina agli stati che erano in guerra fra loro. Per comprendere come è successo, ho dovuto scartabellare archivi per due anni interi.

Com’è andata la ricerca? Lavoravi a tempo pieno?

Sì, giorno e notte. Ne ero ossessionata. Ad ogni modo, questo era il mio decimo libro e la maggior parte dei miei lavori si basa sulla ricerca, quindi avevo già ben sviluppato i miei metodi d’indagine. È così che so come e dove cercare.

Bollitore per il trattamento della cocaina.

Bollitore per il trattamento della cocaina.

E dove hai cercato?

Beh, sapevo che non avrei trovato documenti scritti della fabbrica precedente. Ci sono gli Hell’s Angels là, ora. Ma sapevo che avrei avuto più fortuna indagando nella corrispondenza del Ministero della Salute. Così sono andata là, e indovina, ho trovato un riscontro fra la Fabbrica Olandese di Cocaina e i diversi Dipartimenti di Stato. La lettera più importante che ho trovato parlava di garanzia sui permessi commerciali. Vedi, la Grande Guerra era cominciata il primo agosto 1914 e già l’Olanda emetteva un veto di esportazione.

E questo perché?

Perché volevano vedere cosa sarebbe successo. Non potevano continuare a rifornire i tedeschi con la merce se non sapevano come avrebbero reagito gli inglesi. Ma dopo un paio di settimane il commercio riprese. Una delle prime fabbriche che fece richiesta di essere esentata dal divieto d’esportazione fu proprio la Fabbrica Olandese di Cocaina. E la loro richiesta fu accettata. Quindi circa a metà agosto cominciarono a rifornire di cocaina tutti i partecipanti alla guerra.

Hanno fatto in fretta. E poi cosa ha scoperto?

Quando ho capito che dovevo guardare dalla parte di chi riceveva la merce dalla fabbrica olandese, sono andata a cercare negli archivi delle aziende farmaceutiche straniere. Ho trovato un sacco di materiale. In Inghilterra si trattava della Burroughs Welcome, una compagnia farmaceutica. Uno dei personaggi del mio libro è un compratore impiegato nell’azienda. Ci ho messo un sacco di tempo a spulciare i loro archivi perché avevano una marea di materiale. La Burroughs Welcome è stata la prima azienda al mondo a creare pillole di cocaina: prima dell’invenzione della B. W. la medicina veniva imbevuta di olii o polveri, e questa fu una rivoluzione della farmacologia.

Ho letto dal suo libro che quelle pillole venivano chiamate Forced March. Era fatto apposta?

Certo. La cocaina ti spinge a marciare. Ma sai, quella roba veniva venduta ovunque, all’inizio del XX secolo. Da Harrod’s, ad esempio. A quei tempi in Inghilterra si faceva una pubblicità spudorata alla cocaina come regalo utile per gli amici, che avrebbero potuto aumentare le proprie prestazioni.

Lo stesso modo in cui oggi si pubblicizzano gli energy drink.

Sì. Anche se Forced March prese più piede: conteneva insieme caffeina e cocaina, e una combinazione di questo tipo ti fa davvero andar su di giri. Ho chiesto a dei farmacologi e mi hanno confermato che quella roba ti faceva davvero diventar matto. Quelle pillole erano veramente pesanti, e ne vendevano a milioni perché l’uso era anche maneggevole: assumere cocaina in polvere non è molto comodo, nelle trincee.

Perché no?

Le condizioni in trincea erano terribili. Un grammo, che è già tanto, era veramente prezioso. E con ogni probabilità molti soldati non avrebbero preso nulla del genere volontariamente. Quindi credo che in molti casi fu mescolata al rum.

Bollitori in fabbrica: venivano usati per estrarre pasta di cocaina dalle foglie di coca.

Bollitori in fabbrica: venivano usati per estrarre pasta di cocaina dalle foglie di coca.

Davvero?

Certo, a molti soldati veniva data una tazza di rum per farli andar su di giri e poi uscire dalle trincee. E qualche volta era rum con cocaina.

Divertente.

Mescolare l’alcool con la cocaina raddoppia gli effetti.

Però questo non è quello che vediamo nei film o che sappiamo tutti sulla Grande Guerra. Penso a soldati intirizziti rimasti senza tabacco, non a carne da macello drogata.

È stato stabilito solo nel trattato di Versailles che la cocaina potesse essere usata unicamente a scopo scientifico. È interessante vedere come centinaia di migliaia di soldati in forte dipendenza giravano per l’Europa dopo la guerra. Ci sono articoli del Times al riguardo: uno raccontava di centinaia di veterani tossicodipendenti che girovagavano per le strade inglesi per derubare i farmacisti.

Cristo. E la cocaina veniva venduta ancora nei negozi?

Sì, ma era difficile da ottenere a causa del trattato. Anche così, il Dipartimento della Guerra inglese era ben a conoscenza degli effetti tossici della cocaina e della crescente violenza interna causata dall’uso della coca. Anche gli scienziati scrivevano i loro articoli. Ma in Germania i problemi erano ancora peggiori. In un ospedale di Berlino vennero ricoverati decine di migliaia di soldati tossicodipendenti. Anche Austria e Cecoslovacchia avevano problemi per via della droga. Ma quelli erano tempi difficili dappertutto. L’Europa era in rovina.

E poi c’era questa febbre.

Non solo quella, caddero anche monarchie e imperi, e la Rivoluzione Russa era in pieno corso. Anche in Germania stava prendendo piede un movimento rivoluzionario. Ho trovato testi dell’epoca di scrittori e scienziati anticomunisti: denunciavano i problemi dell’Europa occidentale con la cocaina. È ovvio che non togli il problema della cocaina immediatamente con la fine della guerra. Per questo quando si smise di combattere emerse un enorme mercato nero.

Fino a quando la fabbrica fu operativa?

Venne acquistata dalla AKZO Nobel nel 1963. Ma stiamo correndo avanti. Recentemente ho scoperto, quando ormai il libro era stato pubblicato, che la produzione calò nel 1925 ma riprese di nuovo nel 1942. Ed erano i tempi in cui veniva creata l’anfetamina, lo speed. Era la droga che Hitler dava ai suoi soldati per farli combattere meglio. L’Olanda venne occupata dalla Germania proprio in quegli anni, quindi gli americani e gli inglesi in quel periodo non venivano riforniti dalla fabbrica. Si può quindi dire che la Fabbrica Olandese di Cocaina forniva di anfetamine i tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale in piena coscienza. Oppure…

Sì, con una vera coscienza pulita.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale la produzione non venne fermata. Sono stata contattata da un uomo che sapeva del mio libro, aveva lavorato per la fabbrica negli anni Cinquanta. Era una persona grandiosa, mi comprò perfino un distillatore e altri oggetti che venivano usati in fabbrica. Faceva analisi chimiche. Doveva testare la purezza di eroina, cocaina e oppio.

Cosa le ha raccontato di quel periodo?

Odiava il fatto di aver lavorato in quel tipo di fabbrica, anche se solo per un paio d’anni.

Ma non lo vedeva come una cosa cattiva.

No, ma ha cominciato a ripensarci negli ultimi anni. L’idea di aver contribuito a produrre una sostanza che distruggeva la vita delle persone lo stava uccidendo. Tuttavia mi ha aiutato a stimare la quantità delle sostanze prodotte, e indovina di quanto aumentò durante la Grande Guerra? Questo mi portò alla sicurezza completa che era stata usata per rifornire le truppe con la cocaina. Quale altro uso poteva avere?

Non c’era una sezione marketing a quei tempi.

No, e neanche Wall Street. C’erano gli ambienti degli artisti dove la coca veniva fumata, soprattutto negli anni Venti. Dopo arrivò una piccola base di utenti che la usava per divertirsi. Ma non bisogna dimenticare che la fabbrica di cocaina aveva creato un mercato abbastanza grosso. C’erano molti soldati che conoscevano gli effetti della cocaina. E se pensi alla Germania di allora, con la povertà e la fame… Se sai che la cocaina ti aiuta e sei in una situazione del genere, non la cerchi? Quella voglia smodata creò un enorme problema.

E l’Olanda si fece un sacco di soldi con quel problema.

Tassandola, abbiamo fatto molti soldi. È divertente vedere che i primi tentativi di proibire l’uso di cocaina furono sabotati dal governo olandese. Alcuni paesi cercarono di unirsi per restringere l’uso di coca alla ricetta del medico.

Un assistente di laboratorio pesa attentamente la cocaina in una vetrinetta chiusa.

Un assistente di laboratorio pesa attentamente la cocaina in una vetrinetta chiusa.

Nello stesso modo in cui viene regolata ancora oggi la vendita di morfina?

Sì, si può paragonare a quello. Ma a loro [il governo olandese] non interessava, perché avrebbero fatto un sacco di soldi. La stessa cosa con l’oppio. L’Olanda ha una vera storia come nazione produttrice di droghe, ed è collegabile a questa guerra. Ad ogni modo, la Prima Guerra Mondiale è stata la prima a vedere le droghe come un’arma. Poi c’è stata la Seconda Guerra Mondiale con l’anfetamina, il Vietnam con l’eroina, e ora si ritorna alla cocaina: se considerate Afghanistan, Iraq, Africa, vedrete che queste guerre sono impensabili senza droghe stimolanti.

Non è qualcosa di cui si parla spesso sui giornali più diffusi.

Perché c’è ancora un grosso tabù al riguardo. Tendiamo a mettere su un piedistallo i soldati che tornano dalla guerra e a trattarli come eroi. Non puoi contraddire il loro status. E si sa quanto le droghe possano danneggiare la reputazione.

Come atleti famosi sorpresi a doparsi?

Esatto. Le loro carriere sarebbero finite e i successi dubbi. Lo stesso vale per i soldati. Quando tornano dalla guerra, l’unica cosa che è rimasto a quei ragazzi è il loro status di eroi. Non glielo puoi portare via…Ho parlato con un paio di soldati delle Nazioni Unite, e mi hanno confermato chiaramente che usavano droghe.

In Bosnia?

No, in Ruanda. Alla tavola calda c’era un ex soldato seduto di fianco a me che si animò, quando seppe del libro che stavo scrivendo.

E le raccontò tutto della sua esperienza?

Sì, mi disse che prendeva delle pillole che si chiamavano Blue Heaven.

Cos’erano?

Cocaina in forma di pillola.

Prima della nostra conversazione non avevo mai sentito parlare di cocaina in pillole.

Beh, quella roba viene usata in un sacco di modi. La gente se la inietta o la fuma. Sherlock Holmes se la iniettava. “L’ago, Watson!”, diceva quando non riusciva a risolvere un problema. Watson protestava, ma si diceva che aiutasse il cervello. Anche Freud usava la cocaina: scrisse Über Coka, un libro davvero positivo nei confronti della cocaina. Ma dopo si ricredette.

Il suo libro racconta del personaggio immaginario di Lucien, il rappresentante itinerante della Fabbrica Olandese di Cocaina. Spinto dal desiderio di comprarsi una Harley Davidson, ha venduto grandi quantità di coca ad entrambe le fazioni combattenti, rendendosi responsabile, insieme alla fabbrica, della lunga durata della guerra. Perché ha voluto raccontare la storia della fabbrica e del ruolo avuto dall’Olanda nella Prima Guerra Mondiale?

La decisione è nata sulla base dei fatti che ho scoperto e delle emozioni che questi mi hanno ispirato. Avrei potuto scrivere un libro senza finzioni, ma così funziona meglio.

Perché?

Secondo la mia esperienza, dopo molti libri, scrivendo un romanzo raggiungi un numero molto maggiore di persone e un quadro migliore dei fatti. Uno dei personaggi è un simpatico soldato inglese la cui vita viene completamente distrutta quando viene a contatto con la cocaina. E dall’altra parte volevo rappresentare il ritratto di una normale, comune fabbrica con un normale ragazzo come suo rappresentante. Un ragazzo gentile di Haarlem che vuole solo comprarsi una Harley Davidson. Solo più tardi, quando incontra i soldati, si accorge di quanta miseria ha portato vendendo i suoi prodotti. E mettendo la storia in questa maniera, sembra più un thriller…

Ed è un modo migliore di portare il messaggio che si sta comunicando.

Esatto. Il libro scatenerà qualche reazione anche in Inghilterra. La Grande Guerra viene ricordata ancora, lì più che in Olanda. Quindi ci sarà qualche dibattito. E poi è successo tutto grazie al benestare del governo inglese, e le persone si chiederanno cosa succede ai soldati in guerra ancora oggi.

Da dove prese l’Olanda le risorse per fabbricare la cocaina?

Le foglie di coca, da cui viene estratta la cocaina, venivano da piante che crescevano in Bolivia e Perù. Ma siccome proprio perché nel XIX secolo il prodotto era così popolare, una di esse venne trasferita all’isola di Java, ai giardini botanici. Lì cominciarono a fare dei test, ed evidentemente ebbero un gran successo. Crearono intere piantagioni, ed è in questo modo che Java divenne famosa per la sua produzione di coca: era una qualità migliore di quella sudamericana. I mercati di Bolivia e Perù vennero distrutti completamente. Ci fu un bando per la licenza per la cocaina in quei tempi, ad Amsterdam.

E dove?

Ad Amsterdam, non so il luogo esatto. Durante la Prima Guerra Mondiale fu vietato l’accesso delle altre nazioni, quindi poterono agire indisturbati col loro monopolio.

Mossa intelligente. Ma come mai la maggior parte della droga, oggi, viene dal Sudamerica e non dall’est?

Non lo so. Ci sono molte cose che non sappiamo. Forse perché ci sono piantagioni molto grandi. L’Indonesia è un paese piccolo.

Come crede che si comporterà l’Olanda con queste rivelazioni?

Penso che abbia insabbiato tutto. Se pensi a quanto mi ci è voluto per raccogliere tutte le informazioni, è ingiusto. Ma sai, l’Olanda ha molti scheletri nell’armadio…

Ad esempio?

Prendi l’Apartheid. È una parola olandese. Verwoerd, inventore del sistema Apartheid, era di Amsterdam. L’Olanda lascia così le sue tracce…

Ma il governo olandese si dissocia nettamente dal problema dell’Apartheid.

Ma le corporazioni olandesi hanno di fatto aiutato a mantenere vivo il sistema. Shell e Unilever hanno alti interessi economici nell’Apartheid. Il sistema è caduto quando abbiamo attaccato queste società direttamente. Tocca i loro portafogli, e finalmente le tue azioni avranno degli effetti. È questa stupida mentalità che vorrei riuscire ad intaccare, questa arroganza in fatto di storia. Se non ti preoccupi di guardare alla tua storia con onestà…Abbiamo avuto la nostra parte nella schiavitù, nell’Apartheid, e ora in questo. Se la consideriamo sotto questo punto di vista, sono proprio in missione, ah ah! Li prenderò!

Ringraziamo l’Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam per le illustrazioni sulla fabbrica di cocaina.

 

Intervista di Jan Van Tienen

Fonte: https://www.vice.com/sv/article/xdvnd3/holland-was-the-worlds-biggest-coke-manufacturer

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