Come fanno Stati Uniti e Israele a estorcere voti all'ONU. Wayne Madsen - www.altreinfo.org

Come fanno Stati Uniti e Israele a estorcere voti all’ONU. Wayne Madsen

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Il 21 dicembre 2017, 128 stati membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno votato contro gli Stati Uniti condannando la decisione dell’amministrazione Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e spostare l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme.

Trump e Netanyahu

Inoltre, l’Assemblea Generale ha invitato gli stati membri a non spostare le loro ambasciate da Tel Aviv a Gerusalemme. L’ambasciatore statunitense all’ONU, Nikki Haley, ha avvertito i membri delle Nazioni Unite che avrebbe “preso i nomi” dei paesi che votavano contro gli Stati Uniti. Haley ha anche invitato i paesi a votare contro, ad astenersi o ad assentarsi durante la seduta, per supposta amicizia verso New York.

Il voto dell’Assemblea Generale ha seguito una risoluzione sponsorizzata dall’Egitto che si è opponeva alla decisione degli Stati Uniti. Haley ha lanciato il veto degli Stati Uniti, condannando la risoluzione, anche se gli altri 14 membri del Consiglio di sicurezza hanno votato sì.

In un discorso accusatorio davanti all’Assemblea Generale, pari solo ai precedenti discorsi del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu contro l’assemblea e la maggioranza delle nazioni, Haley ha affermato: “Gli Stati Uniti ricorderanno questo giorno, in cui è stato attaccato il nostro diritto come nazione sovrana”. Tuttavia, Haley non ha riconosciuto lo stesso diritto a quelle nazioni che hanno votato contro Stati Uniti e Israele. Ha attaccato coloro che non erano d’accordo con l’amministrazione Trump e Israele minacciando il taglio degli aiuti economici americani, semplicemente perché quelle nazioni esercitavano i propri diritti di sovranità nazionale.

Rivelazioni ai media da parte di addetti ai lavori della Casa Bianca hanno in seguito chiarito che i principali fautori del riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele sono stati il genero ultra-sionista di Trump, Jared Kushner, e il consigliere politico di Trump Stephen Miller, un’altra influente personalità sionista all’interno della amministrazione Trump.

All’Assemblea Generale, l’amministrazione Trump ha potuto contare sul voto favorevole di solo sette paesi. Queste sette nazioni rappresentano o piccoli e poveri stati insulari del Pacifico, tutti a rischio dell’innalzamento dei livelli degli oceani e fortemente dipendenti dall’assistenza internazionale, o piccole dittature sostenute dalla tecnologia avanzata di sorveglianza israeliana e dalla tecnologia antisommossa.

Tre degli Stati insulari del Pacifico che hanno votato con gli Stati Uniti e Israele sono ex Territori Fiduciari delle Nazioni Unite a cui è stata concessa l’indipendenza da Washington in base a un accordo di libera associazione. Questi stati – le Isole Marshall, la Federazione della Micronesia e Palau – sono comunque indipendenti dagli Stati Uniti. Gli Stati Uniti e Israele possono sempre contare sui voti di questi tre Stati del Pacifico allo stesso modo in cui l’ex Unione Sovietica poteva sempre contare sui voti di due Repubbliche socialiste sovietiche – la Bielorussia e l’Ucraina – che mantenevano posti separati nelle Nazioni Unite.

Un quarto stato pacifico, Nauru, pratica la “diplomazia del libretto degli assegni”. Il suo voto ONU e il riconoscimento diplomatico sono sempre in vendita al miglior offerente. Quando l’Australia era alla ricerca di un centro di detenzione offshore per i migranti illegali che tentavano di raggiungere l’Australia in barca, Nauru si prestò volentieri ad ospitare uno dei due gulag del Pacifico in Australia, in cambio di milioni di dollari. Nel giugno 2017, il presidente di Nauru, Baron Waqa, visitò Israele e affermò il sostegno di Nauru alle politiche dello stato ebraico. Waqa ha anche avanzato la ridicola sciocchezza che i Nauruiani discendessero dalle tribù perdute di Israele. Waqa ha anche detto ai suoi ospiti israeliani che il suo ambasciatore all’ONU, Marlene Moses, “non ha bisogno di ricevere istruzioni da noi su come votare alle Nazioni Unite. Lei sa – e sostiene sempre Israele. “L’ambasciatore di Trump, Haley, e l’ambasciatore di Waqa, Moses, sembrano avere molto in comune. In cambio del suo sostegno incondizionato a Israele, a Waqa è stata assicurata la continua assistenza economica e tecnica da MASHAV, l’agenzia israeliana per lo sviluppo internazionale, che, oltre a Nauru, versa un sacco di shekel per l’assistenza allo sviluppo delle Isole Marshall, Micronesia, e Palau.

Un solo paese africano, il Togo, ha votato con Haley a Gerusalemme. Il Togo è governato da uno dei pochi regimi presidenziali ereditari esistenti in Africa, quello del presidente Faure Gnassingbé, succeduto al padre del dittatore, Gnassingbé Eyadéma, nel 2005. Israele mantiene buoni rapporti con gli stati africani, purché tali stati siano governati da regimi dittatoriali. Gnassingbé è stato costretto a posticipare un vertice israelo-africano in programma nella capitale togolese di Lomé a fine ottobre 2017, dopo che le proteste pro-democrazia hanno bloccato il Togo. Senza una dittatura sicura che ospiti il vertice, Israele ha deciso di ritardare l’evento. Un’altra dittatura presidenziale ereditaria africana – Guinea Equatoriale – si è astenuta sul voto di Gerusalemme. Una terza dittatura del genere, il Gabon, ha invece votato contro gli Stati Uniti e Israele.

Anche due nazioni centroamericane governate da presidenti fascisti e corrotti erano insieme all’amministrazione Trump e ad Israele. Honduras, dove il presidente uscente Juan Orlando Hernández ha recentemente ottenuto una dubbia vittoria, piena di frodi, sul suo avversario di sinistra, Salvador Nasralla, il quale, tranne che per una sola lettera, condivide il suo cognome, con costernazione di Israele, con il leader degli Hezbollah del Libano, Hassan Nasrallah. Sebbene l’amministrazione Trump fosse pronta a riconoscere Hernández come il vincitore, l’Organizzazione degli Stati americani chiese una nuova elezione e citò la frode sul totale dei voti di Hernández. Israele è stato vicino all’Honduras fin dal colpo di stato militare del 2009 che ha estromesso Manuel Zelaya, democraticamente eletto dalla presidenza. Zelaya accusò i mercenari israeliani di sostenere il colpo di stato fascista e che lo stavano spiando con apparecchiature avanzate di sorveglianza nonché di aver bloccato le comunicazioni mentre si rifugiava nell’ambasciata brasiliana a Tegucigalpa. Israele ha respinto l’accusa di Zelaya, ma è stata trovata sul tetto dell’edificio posto accanto all’ambasciata brasiliana un jammer per cellulari C-Guard prodotto dalla NetLine di Tel Aviv.

Il Guatemala, l’altra nazione centroamericana che ha votato con Trump e Israele, è governata da Jimmy Morales, un ex comico corrotto. Morales appoggia su tutta la linea la propaganda sionista di Israele e, di conseguenza, mantiene buoni rapporti con Netanyahu. Israele fornisce anche il regime di Morales, come ha fatto per i precedenti governi fascisti guatemaltechi, con sofisticati sistemi di sorveglianza e anti-insurrezione che vengono usati contro le popolazioni indigene del Guatemala, il movimento campesino, i lavoratori e i movimenti studenteschi di sinistra.

Alcune nazioni africane che ricevono l’assistenza economica e di sicurezza israeliana si sono astenute o sono state assenti dal voto dell’Assemblea Generale. Questi includono Benin, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Guinea-Bissau, Kenya, Lesotho, Malawi, Ruanda, Sao Tome e Principe, Sierra Leone, Sud Sudan, Swaziland, Uganda e Zambia. Anche gli stati caraibici minacciati in passato da gruppi sionisti con boicottaggi ebraici delle loro industrie del turismo basati su modelli di voto anti-israeliani nell’ONU si sono astenuti o sono stati assenti. Questi includono Antigua e Barbuda, Bahamas, Repubblica Dominicana, Giamaica, Saint Kitts-Nevis, Santa Lucia e Trinidad e Tobago. La diplomazia del libretto degli assegni israeliano ha anche assicurato l’astensione degli stati del Pacifico di Kiribati, Vanuatu, Fiji e Isole Salomone, così come l’assenza al voto di Samoa e Timor-Leste.

Quando Haley lancia un appello all’amicizia verso Stati Uniti e Israele, trova gli ambasciatori di dittature come l’Honduras, il Guatemala e il Togo. In un’ottica diplomatica, Haley ha esteso il suo invito a nazioni che si sono astenute o sono state assenti dal voto delle Nazioni Unite. A quanto pare, Haley non sa che le astensioni non sono voti “no”.  A sfidare il Togo, l’Honduras e il Guatemala sono stati gli inviati delle Nazioni Unite provenienti da Australia, Canada, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Messico, Colombia, Romania, Paraguay, Argentina, Moldavia e le Filippine non democratiche. Non saranno presenti diplomatici provenienti da Regno Unito, Francia, Germania, Danimarca, Giappone, Norvegia, Brasile, Cile, Estonia, Slovacchia, Russia, Cina, Lituania, Corea del Sud, Bulgaria, Montenegro, Nuova Zelanda, Macedonia, Perù, Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Malta, Singapore, Barbados, India o Islanda.

La Haley avrà anche “preso nota dei nomi” dei suoi nemici ma, la rappresaglia non costituirà una minaccia per nessuna nazione.

 

di Wayne Madsen

Giornalista investigativo e scrittore. Membro della Society of Professional Journalists (SPJ) e del National Press Club

Fonte: https://www.strategic-culture.org

Traduzione a cura di altreinfo.org

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