Troppo occupato ad abbattere Trump, il Deep State perde pezzi d'impero. Maurizio Blondet - www.altreinfo.org

Troppo occupato ad abbattere Trump, il Deep State perde pezzi d’impero. Maurizio Blondet

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Secondo Dedefensa, che dispone di spifferatori nell’eurocrazia di Bruxelles, “in incontri tra funzionari Usa ed UE, i primi hanno confidato ai secondi di essere “assolutamente stupefatti” dell’incursione della Turchia in Siria contro i curdi. Non avevano visto venire assolutamente nulla; han dovuto constatare con estrema irritazione che i militari turchi, invece, avevano non solo informato i russi delle loro intenzioni; ma ne avevano espressamente chiesto l’autorizzazione (con la visita del capo di stato maggiore turco al capo di stato maggiore russo a Mosca, forse con la venuta più dissimulata di un alto grado iraniano per la stessa informazione e lo stesso semaforo verde). Anche quando i russi hanno ritirato i loro osservatori militari dall’area che i turchi hanno preso di mira, i pianificatori Usa, che erano informati della cosa (leggendo i giornali, perché la visita era stata annunciata pubblicamente) non hanno creduto un secondo alla possibilità effettiva di un  attacco della Turchia”.

Parimenti, ora è chiaro che il governo della Corea del Sud “non ha assolutamente consultato Washington” sui suoi contatti con il Nord, che hanno portato alla decisione di partecipare come una Corea sola ai giochi olimpici invernali di Pyongyang: un colpo mediatico e politico di prima grandezza. Lo sappiamo dalle fonti  diplomatiche di Pechino, che – invece – è stato tenuto al corrente fin dai primi contatti, e non tanto da Kim, ma dalla Corea del Sud. L’alleato americano occupato dall’esercito americano. Di cui quindi i servizi Usa non dovrebbero ignorare nulla.

Sembra insomma che le 17 agenzie di spionaggio, intelligence eccetera, insomma il Deep State, sia così concentrato nello sforzo supremo ed unico di contrastare e rovesciare Trump, da aver cessato di fare il suo lavoro di intelligence imperiale. E così assorbito dalla politica interna, da farsi sorprendere dalla politica estera e i suoi eventi epocali.

Lo adombra anche The Saker a proposito della lista di personalità e imprese russe che minaccia di sottoporre a sanzioni. Premesso che la vera opposizione a Putin è interna all’elite di potere, un gruppo informale e potente di  miliardari col pelo sullo stomaco, banchieri e oligarchi detti “Integrazionisti Atlantici” perché vogliono integrare la Russia alle istituzioni “dell’impero anglo-sionista: WTO, NATO, UE eccetera”, la lista americana di proscrizione colpisce questi “atlantisti” mescolati senza distinzione coi “sovranisti eurasiatici”.

“La lista non fa assolutamente distinzione fra i due gruppi”, e minaccia (non lo ha ancora fatto) di elevare sanzioni – ossia rovinare i loro business all’estero in Occidente – agli uni e agli altri. Solo che è difficile che i “sovranisti”abbiano conti correnti all’estero, perché il loro gruppo lo considera non-patriottico; invece è certo che sono i miliardari atlantisti, ad avere affari miliardari con l’Occidente. Il più importante dei quali è Mikhail Fridman, il padrone di Alfa Bank (la più grande del paese) e di un conglomerato internazionale la cui finanziaria ha sede in Lussemburgo, e controlla società tedesche, britanniche, catene di negozi olandesi eccetera. Un personaggio con doppia cittadinanza  israeliana, valutato 16,2 miliardi di dollari, che l’agenzia Bloomberg ha lodato con queste parole: “Non tutti i miliardari russi sono compari di Putin” (http://www.themalaymailonline.com/opinion/bloomberg/article/not-all-russian-billionaires-are-putins-pals-leonid-bershidsky)

La sua Alfa Bank aveva appena annunciato, all’inizio di gennaio, di tagliare ogni rapporto con le industrie russe della difesa per timore di sanzioni americane…

https://www.rt.com/business/415021-alfa-bank-defense-sanctions/

Ebbene: l’israeliano Fridman è nella lista di proscrizione USA (Appendix II, entry #23). La strategia di “tagliare la Russia dall’Occidente” danneggia i Fridman e simili, amici dell’Occidente. Insomma questa minacciosa lista colpisce a casaccio, e sembra soprattutto rivolta a soddisfare l’incubo della narrativa cui il Deep State si aggrappa sempre più disperato: Trump è un uomo di Putin, quindi bisogna impedirgli ogni avvicinamento a Mosca, anzi fargli fare la guerra alla Russia e continue provocazioni.

E’ vero che la lista è anche un insulto gratuito ed una violazione gravissima del diritto, in quanto elenca anche le personalità del governo (fra cui Lavrov e Medvedev) che quindi vengono bollati come mascalzoni e corrotti, oltreché nemici. Ma come ha notato Dimitri Orlov, gli Stati Uniti si sono messi da soli fuori dalla gara per la leadership internazionale: “perché la leadership internazionale si basa sul rispetto del diritto internazionale e sulla capacità di costruire un consenso internazionale su questioni chiave, mentre il comportamento americano è l’opposto”.  Dal riconoscimento di Gerusalemme come unica capitale ebraica sputando sul fatto che “è anche la capitale della Palestina ed è sotto occupazione illegale israeliana non riconosciuta dal diritto internazionale”, le violazioni e strappi da parte degli Usa degli impegni da essi stessi sottoscritti sul piano mondiale, non si contano: effetto, come nota The Saker, del dominio ideologico del “diritto talmudico”  (infantilmente suprematista) che ha preso possesso della politica estera Usa, ma che danneggia, alla lunga, la stessa statura di Washington come partner globale affidabile.

http://sadefenza.blogspot.it/2018/02/di-che-colore-e-la-tua-palla-da.html

“Nello specifico – ricorda infatti Saker – ha virtualmente eliminato la capacità della diplomazia statunitense di partecipare ai negoziati politici sul futuro del Medio Oriente, lasciando il campo aperto a Russia, Iran e Turchia” e ottenendo che né Ankara né Seul ormai si curano di rispettare la superpotenza.

Questi due stati non particolarmente potenti hanno preso atto che i diktat americani possono essere trascurati senza conseguenze, hanno cessato di rispettarne la leadership internazionale, e non li informano, rendendolo un mostro cieco.

Obbediente al mostro invece resta l’Europa, anch’essa a dominio talmudico. Washington ordina nuova sanzioni, e Berlino, Parigi, Roma, eseguono – a proprio danno, e senza nemmeno chiedere qualcosa in cambio. Come ha scritto il Deutsche Wirtschaft Nachrichtenn.

“L’inviato speciale degli Stati Uniti per il conflitto in Ucraina, Kurt Volker, chiede all’UE di includere più oligarchi russi nella loro lista delle sanzioni contro la Russia. “È importante che la Russia veda che questo non è un problema statico (…). È una questione dinamica e il costo della Russia continuerà a salire a meno che non provi seriamente a portare la pace in Ucraina. La Russia non cambia la sua posizione in alcun modo. Ecco perché dobbiamo aumentare il costo che la Russia deve subire. È importante che la Russia riceva il messaggio che [le sanzioni] continueranno. Che non c’è alcuna rottura qui [nell’Alleanza Occidentale] e loro (le sanzioni, ndr) rafforzeranno col tempo“.

Il riferimento di Volker alle sanzioni “dinamiche” si riferisce all’elenco di celebrità russe rilasciato a Washington questa settimana. Il rapporto fa parte del Sanctions Act “Contrast of American’s Adversaries Through Sanctions Act” (Caatsa). Sebbene non ci siano sanzioni contro le persone interessate. Ma può essere molto rischioso per le banche fare affari con queste persone – perché gli Stati Uniti possono sempre agire in modo incalcolabile per tutti i soggetti coinvolti.

Una fonte anonima statunitense ha dichiarato all’UE Observer che il nuovo rapporto ha portato alla “lustrazione” della “rete Putin”. “Aumenterà il profilo di rischio di fare affari con queste persone (…) e potrebbe portare alcuni dell’élite russa a mettere una certa distanza tra loro e il grande capo [Putin] “, ha detto la fonte.

Esistono due versioni del rapporto: uno è pubblico e l’altro è sotto chiave, il che rende particolarmente delicati i rapporti con gli uomini d’affari russi: il FT sostiene che è probabile che il rapporto segreto contenga molti nomi di subordinati e uomini d’affari.

Le sanzioni e le liste nere degli Stati Uniti con nomi di oligarchi russi sono state introdotte a causa della crisi ucraina e della presunta ingerenza russa nelle elezioni americane (sic!) denunciata da parte di numerosi politici statunitensi. L’UE ha anche creato liste nere negli ultimi anni. Tuttavia, questi erano solo legati alla crisi ucraina.

L’UE pubblica la lista nera a marzo

L’UE pubblicherà la sua nuova lista nera all’inizio di marzo 2018. Contiene 160 nomi. Ma pochi, come Arkady Rotenberg e Konstantin Malofeev, sono oligarchi, mentre la maggior parte sono funzionari russi o parlamentari il cui elenco esercita poca pressione sul Cremlino.
“Alcuni governi europei volevano (…) revocare le sanzioni. Ma questa non è la visione della maggioranza ed è cambiata a intervalli regolari di sei mesi. Non solo dovrebbero essere rigorosamente implementati, ma dovremmo monitorare attentamente la loro implementazione e dare una nuova occhiata a come vengono applicati, a chi si rivolgono e come vengono aggiornati “. disse Volker.

Diplomazia degli Stati Uniti nell’UE

(capo di Stato maggiore della Difesa della Gran Bretagna, generale Nick Carter: Mosca è una minaccia lampante ed imminente).

(capo di Stato maggiore della Difesa della Gran Bretagna, generale Nick Carter: Mosca è una minaccia lampante ed imminente).

Ma Kurt Volker non è responsabile del coordinamento delle sanzioni statunitensi e dell’UE contro la Russia. Questo compito è responsabilità di David Tessler, un esperto del Dipartimento di Stato americano.

Lo scorso autunno gli Stati Uniti “hanno consultato” estensivamente l’ufficio estero dell’UE in merito all’attuazione di Caatsa. L’Ufficio Esteri dell’UE  [Mogherini] ha dichiarato all’Osservatore europeo di avere “regolari contatti con gli Stati Uniti su tutte le questioni sanzionatorie per salvaguardare l’unità transatlantica e continuare a massimizzare l’impatto delle nostre misure restrittive. Questi contatti erano intensi e mantenuti da varie autorità statunitensi“.

Linas Linkevicius, il ministro degli Esteri della Lituania, afferma che l’UE può imparare da Caatsa una lezione: è una misura efficace se l’élite imprenditoriale russa è presa di mira. “Le persone sono in allerta in Russia e sanno cosa si sta preparando negli Stati Uniti [il rapporto Caatsa]. Sappiamo anche delle nostre fonti e dell’opposizione in Russia, che affermano che questo tipo di sanzioni individuali è davvero importante“, ha detto Linkevicius.

La Lituania ha recentemente aggiunto 49 russi alla lista nera con l’accusa di violazioni dei diritti umani. La legge pertinente si chiama legge Magnitsky. Anche Stati Uniti, Canada, Regno Unito ed Estonia hanno leggi Magnitsky. Anche Linevicius vuole leggi di Magnitsky a livello europeo, che vengono sempre trasmesse con l’accusa di violazioni dei diritti umani. Tuttavia, non vi è consenso all’interno dell’UE in merito”.

Forse sfugge che quel che vogliono i dementi, è la guerra  da combattere su  suolo europeo. Ricordiamo che l’Economist è uscito, subito dopo Davos, con un numero speciale la cui copertina  annuncia: The Next War; e i cui articoli freneticamente “rivelano un irresistibile “bisogno di guerra” come bisogno urgente una sorta di eiaculazione in attesa, troppo a lungo contenuta….la necessità, paradossalmente ma al contrario molto logicamente, della guerra come mezzo di sopravvivenza”.

 

di Maurizio Blondet

Fonte: maurizioblondet.it

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