Westernet, il destino di Internet nella nuova guerra fredda - www.altreinfo.org

Westernet, il destino di Internet nella nuova guerra fredda

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Se osserviamo l’andamento della politica estera evitando la narrazione dei giornali, sembra assolutamente chiara la strategia degli anglosassoni: ritornare agli anni ‘80, semplicemente ricostruendo la stessa cortina di ferro. Lo scopo sarebbe quello di ricondurre al vecchio ordine i paesi dell’Europa Continentale, semplicemente ricostruendo lo stesso nemico e sperando che questo basti a (ri)dare forza alle vecchie alleanze.

In tutto questo, nessun mass media si sta ancora chiedendo quale sara’ il destino di Internet nella nuova guerra fredda. Stiamo assistendo ad una specie di precipitare della situazione.

Sinche’ erano i cinesi a tenere la propria rete chiusa dentro ad un recinto, nessuno ci faceva caso. Si diceva che tanto Internet era aperta, e quindi al massimo prima o poi sarebbe lentamente caduta la grande muraglia cinese.

Il problema e’ che da quando e’ nato stuxnet , creato dagli israeliani, ( https://foreignpolicy.com/2010/09/27/6-mysteries-about-stuxnet/ ) , la liberta’ di internet e’ diventata una spina nel fianco dei governi. Mano a mano che passa il tempo, i governi si trovano costretti a regolamentare internet considerandola alla stregua di un’arma non convenzionale.

https://i.imgur.com/EXPYFZS.png

E continuano su questi toni:

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Insomma, la lotta si sposta su internet intesa come infrastruttura di rete. Non si sa bene quando la rete russa verra’ bloccata in occidente, provvedimento cui seguira’ il blocco della rete occidentale in Russia. Ma e’ solo questione di tempo.

Stessa cosa avviene per internet. Non appena qualche colosso cinese come AliBaba decidera’ di investire davvero in promozione e sbarchera’ davvero in occidente, potete stare certi che verra’ bloccato. Non sarebbe la prima volta che un’azienda cinese viene bloccata.

https://i.imgur.com/v7Xb0TR.png

Del resto, tra GDPR e Web Tax, e’ abbastanza chiaro che la UE ne ha piene le scatole dei grandi OTT americani, e li sta spingendo ad abbandonare. Il fatto che le politiche del lavoro di Amazon e la Gig Economy (i lavori polverizzati da pochi euro all’ora, come il fattorino che porta il cibo per due euro a consegna) mostrano chiari segni di insofferenza.

Ma supponiamo pure che l’ Unione Europea rimanga con una rete aperta , quanto puo’ durare?

Immaginiamo uno scenario. Entro il 2025 quasi ogni cosa sara’ connessa, secondo il nuovo dogma dell’ IoT. Immaginiamo un virus, che abbia infettato , diciamo, le prime dieci marche di condizionatori d’aria.

Il 13 agosto, esattamente a mezzogiorno, tutti i condizionatori si spengono. Contemporaneamente. Dopo circa cinque minuti, laddove la rete elettrica non sia gia’ collassata, tutti i condizionatori si accendono.

Ora, puo’ sembrare che accendere e spegnere condizionatori non sia una cosa cosi’ terribile. Ma se ne spegnete dieci, quindici milioni nello stesso secondo di tempo, la rete elettrica con ogni probabilita’ collasserebbe. Non perche’ consumino troppo, ma perche’ il transitorio di carica della rete stessa non sarebbe sostenibile.

Virus che fanno la determinata cosa tutti ad una determinata ora non sono una novita’. Ricordo gia’ il vecchio “Cherbobyl” che per l’anniversario del disastro nucleare paralizzava i computer. E stiamo parlando di tantissimi anni fa. Di conseguenza, oggi come oggi un virus che si installi su, diciamo, le prime 10 marche piu’ vendute di [apparecchio in potenza X] non e’ affatto inconcepibile. E non dovrebbe nemmeno fare cose terribili: spegnere e riaccendere gli apparecchi tutti insieme ad una certa data e’ piu’ che sufficiente per causare un blackout.

Ora , supponiamo per un attimo che si verifichi uno scenario del genere. Secondo voi quale sara’ la reazione della nazione colpita? Posto che se il virus continua a fare un accendi-spegni ogni 8 ore servirebbero settimane e settimane per capire cosa succede e come risolvere il problema, una volta uscita la nazione dall’incubo, la prima cosa che fara’ sara’ di chiudere internet entro i confini nazionali.

Immaginate che a mezzogiorno succeda il primo blackout. Per riavviare la rete in protezione occorrono 67 ore. Una volta riavviata, arriva il secondo blackout. Ma nessuno sa ancora da dove arrivi quel gradino improvviso. Immaginiamo pure che qualcuno sospetti qualcosa e dia , su qualche mass media che ancora funziona, l’ordine di staccare dalle prese tutti gli elettrodomestici. Anche una volta fatto questo, occorrono otto ore per verificare che tutto funzioni. Poi bisogna cercare di capire quale elettrodomestico causi il problema. Poi bisogna diffondere tra la popolazione l’istruzione di tenerlo staccato dalla rete.

Stiamo parlando di 12 % del PIL che e’ sfumato.

E sto immaginando una sequenza abbastanza semplice da scoprire. Se la sequenza di spegnimento/riaccensione si ripetesse una volta al mese, in un giorno a casaccio, prima di capire cosa succeda si potrebbe perdere anche piu’ del 2% di PIL.

Come reagirebbe una nazione attaccata in questo modo? Sicuramente isolerebbe internet, temendo che sia un attacco informatico su larga scala. Prima di realizzare che i dispositivi sono infetti da mesi , occorrerebbe tempo, e per tutto il tempo la nazione tenterebbe di proteggersi isolando internet. Una volta stabilita la natura dell’attacco, quello che farebbe la nostra nazione sarebbe perlomeno di isolare i dispositivi IoT , magari costruendo una rete ad hoc. Poiche’ emergerebbe immediatamente la possibilita’ di usare dispositivi connessi ad entrambe le reti per avere un “security bridge”, quasi immediatamente si provvederebbe a isolare anche la rete “wholesale”.

se le cose continuano cosi’, internet cosi’ come la conosciamo e’ destinata a morire a breve. La rete globale si spezzera’ in tante piccole reti nazionali, che potranno comunicare solo previo accordo tra i governi.

I britannici che minacciano di Bloccare Russia Today, cosi’ come i russi che rispondono minacciando la BBC online, sono solo sintomi. Avvisaglie. Il governo cinese che blocca facebook, e gli usa che di rimando bloccano Huawei dal vendere dispositivi di rete, sono un altro sintomo.

Internet poteva esistere in un mondo pacifico e aperto. Se finiscono sia la pace che l’apertura, e’ destinato a disintegrarsi in una serie di reti geografiche nazionali, e magari sovranazionali, a secondo della geografia politica.

Riuscite ad immaginare che durante gli anni della cortina di ferro ci fosse una internet aperta come ora tra il blocco sovietico e occidente? Chiaramente ed ovviamente no. Dunque, se tornasse la guerra fredda, secondo voi internet sopravviverebbe cosi’ aperta?

E’ chiaro che prima o poi i russi staranno dentro Russianet, come i cinesi sono su Chinanet.Presto saremo dentro WesterNet, e non e’ nemmeno sicuro che non si dividera’ in EuropaNet e USANet, o Anglonet.

Di certo, in un mondo di nazionalismi , sovranismi e barriere doganali, internet come la conosciamo non puo’ esistere.

Se poi ci si mette anche il Cyberwarfare , occorre chiedersi “quando” succedera’, e non “se”.

https://i.imgur.com/uwtwdoM.png

 

Fonte: https://www.keinpfusch.net

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