In caso di  guerra alla Russia, gli italiani muoiono per primi. Maurizio Blondet - www.altreinfo.org

In caso di  guerra alla Russia, gli italiani muoiono per primi. Maurizio Blondet

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“La NATO teme che le sue forze non siano pronte ad affrontare la minaccia russa”: è il titolo di un articolo del Wall Street Journal scritto dal suo corrispondente militare da Bruxelles, Julian Barnes. L’articolo fa riferimento ad un documento di 26 pagine dell’Atlantic Council, “Meeting the Russian conventional challenge”-  Effective deterrence by prompt reinforcement”.

In questo studio si ripetono ed amplificano le note menzogne della propaganda occidentale sulla aggressività russa “fra cui il periodico uso della forza per occupare parti di Ucraina e Georgia; attacchi cyber e campagne di guerra dell’informazione [Russia Today e Sputnik News?] in USA, Francia, Germania, Estonia e Lituania [meno male che hanno dimenticato l’Italia, dove la propaganda di Putin ci ha fatto tutti votare M5S e Lega]; l’uso di strumenti economici, come la politica energetica sul flusso di gas naturale all’Europa; uso della forza a bassi livelli in Montenegro e Estonia [?]; e minacce di usare le forze nucleari. Il rafforzamento militare e il compimento di grandi manovre minacciose sono state parimenti elementi della campagna anti-occidentale della Russia”.

Di fronte a questa minaccia imminente, gli europei devono migliorare la loro “prontezza” e “preparedness” per  “dissuadere ed eventualmente sconfiggere” la Russia. Nientemeno. Questo documento è solo uno dei numerosi studi, di orgine americana neocon, che  tempestano le capitali europee perché “si preparino” alla guerra di Mosca, a cui non siamo abbastanza “pronti”. Come quello “studio” preparato dalla notoria American Enterprise (che ha gemmato al suo interno un Institute for the Study of Wr, Institute for Critical Threats Project), a firma di Frederick Kagan (della nota famiglia) e Catherine Harris, in cui si dice che “le forze armate russe sono ben posizionate per lanciare  senza preavviso una guerra convenzionale in Ucraina e una guerra ibrida negli stati baltici, il contrario di quel che si aspettano i leaders dell’Occidente”. Lo stesso tono che l’American Enterprise usò per proclamare l’imminente minaccia rappresentata dall’Irak e per trascinare gli USA nella “Lunga guerra al terrorismo globale”.

Ma di questo lascio la lettura ai volonterosi.

http://www.atlanticcouncil.org/publications/reports/meeting-the-russian-conventional-challenge

Importa qui sottolineare che il WSJ publica una tanbella sulla “prontezza” al combattimento delle truppe europee, che ci attribuisce l’onore di avere più battaglioni massimamente pronti, entro 10 giorni.

Più dei francesi, più dei tedeschi. Non ho alcuna idea di quanto sia credibile questa tabella. Non vorrei fosse un altro dei servigi resi dal governo Gentiloni ai suoi padroni. E che in caso di guerra alla Russia, gli “alleati” ci dicano: “Cominciate voi che siete pronti. Fra un mese arrivano i tedeschi e poi i baltici”.

Macron sostituisce gli americani in Siria

Quanto ai francesi, non ci sono perché “impegnati altrove. Oltre che in Africa, anche in Siria. Dove l’annuncio di Trump che “lasciare la Siria perché se ne occupino altrri” corrisponde alla dichiarazione di Macron a favore delle milizie “democratiche” curde anti-Assad abbandonate alle forze turche. Si intuisce che Macron vuole sostituire gli americani: nella sua politica neo-napoleonica, il demente pensa di condizionare a favore dei curdi la futura spartizione della Siria.

L’agenzia turca Anadolou, ha pubblicato una mappa dove ha mostrato le posizioni degli Usa e quelle dei francesi, in un avamposto a trenta chilometri da Rakka, la ex capitale dello ISIS tanto caro all’Occidente. Si tratterebbe di un’ottantica di forze speciali.

 

di Maurizio Blondet

Fonte: maurizioblondet.it

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