Atene concentra truppe al confine con la Turchia. Maurizio Blondet - www.altreinfo.org

Atene concentra truppe al confine con la Turchia. Maurizio Blondet

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Sono settemila soldati, dispiegati  lungo il confine nord-orientale ma anche nelle isole. Sembra che sia stata un’idea autonoma del ministro della Difesa, Panos Kammenos – che è del minuscolo partito di estrema destra Anexartitis Ellines, ma alleato di governo con Syriza. Il primo ministro Alexis Tsipras ha invitato alla “calma e moderazione”. Kathimerini, il maggior quotidiano, chiede le dimissioni di Kommenos in un fondo firmato da un economista di primo piano, Babis Papadimitriou. Ricordando che “durante la visita di Erdogan, Kammenos si era trasformato in una bomba a mano nelle mani del primo ministro, è questione di responsabilità nazionale che Tsipras liberi il governo da questo partner inaccettabile”.

A febbraio, va ricordato, Erdogan aveva minacciato Atene di attacco militare. I motivi di tensione non si limitano più alle antiche questioni di confine e di isole, ma vi si aggiungono i giacimenti di greggio e gas al largo di Cipro. Poi c’è stato l’arresto di due soldati greci che avevano sconfinato durante un pattugliamento al confine. Kammenos ha apostrofato le truppe durante un’esercitazione nell’isola di Ikaria: “Occorre la vigilanza dell’intero popolo ellenico verso un nemico che continua a provocarci… Non abbiamo paura di provocazioni, minacce e insulti. Ci rendono più forti”.

Macron va in guerra contro Ankara?

Il 29 marzo, Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia aveva inviato delle truppe ad  aiutare i kurdi al Nord della Siria. Aiutare contro chi, se non contro le forze armate turche? Queste sono impegnate dal 20 gennaio in “Olive Branch”, e stanno disfacendo le milizie kurde del PYD-YPG, rinominati per la bisogna occidentale in “Forze Democratiche Siriane” (FDS) per fingere che siano l’opposizione legittima al governo di Damasco; ed anche per nascondere un po’ che il loro nerbo è formato dal PKK, partito comunista curdo, organizzazione che Ankara bolla, non da oggi, come terrorista. Erdogan ha minacciato la Francia di rappresaglie. Parigi ha offerto di fare da mediatore fra il governo turco e FDS, ciò che Ankara ha rifiutato ritenendolo (non a torto) un insulto.

Si capisce sempre meglio che quando Trump ha annunciato a sorpresa: “Usciremo presto dalla Siria. Lasceremo che altri se ne occupino”, stava pensando, oltre che all’Arabia Saudita e Israele, a Parigi (tra parentesi: il Pentagono ha detto a Trump che gli “occorre più tempo” per uscire dalla Siria, dove fingevano dal 2011 di combattere Daesh mentre lo aiutavano a portare via territorio al governo di Damasco; esasperato, Trump ha chiesto. “Quanto vi occorre ancora? Sei mesi? Un anno?” Insomma il disimpegno USA non è per domani).

Frattanto, sono molti a chiedersi a cosa mira Macron. George Friedman, il fondatore di Stratfor, ha ricordato che le forze armate turche sono più potenti di quelle di Francia e Germania messe insieme. Senza dimenticare che Parigi sarebbe alleato di Ankara nella NATO. In una intervista a Le Monde, l’ex presidente Hollande è uscito dall’oblio per notare che la Turchia è un alleato della Francia in guerra contro un altro alleato della Francia; ed ha immediatamente accusato di questa situazione, Mosca: colpevole di aver permesso alla Turchia di invadere il nord-Siria allo scopo di dividere la NATO”.

E’ stato Putin.

“Tra i jihadisti stranieri, metà sono francesi”

Ma Macron ha molti altri motivi, oltre a quello di sostituire le forze Usa in qualità di vassallo, per infilarsi nel sabotaggio della pacificazione e  nell’impresa di smembramento della Siria. A parte l’annuncio di Damasco di aver arrestato, nella liberazione di Goutha Est “funzionari” (ufficiali) americani, inglesi e francesi “che dirigevano i terroristi” (notizia non confermata dall’Occidente), c’è la notizia, di fonte turca, secondo cui  nel corso della operazione Olive Branch i turchi hanno catturato 5 mila jihadisti che occupavano la cittadina di Jarablus da anni,  ed hanno cominciato a processarli. Dei primi 900 elementi di Daesh che sono stati tradotti in giudizio, ha detto il procuratore Abu Firas, “tra gli stranieri, i francesi sono più della metà”, e che hanno confessato che ricevevano ordini da occidentali.

http://parstoday.com/fr/news/middle_east-i60974-les_fran%C3%A7ais_surrepr%C3%A9sent%C3%A9s_au_sein_de_daech

Effettivamente Parigi ha condotto una sua guerra contro Assad, parallela ed accavallata a quella degli americani e sauditi (e israeliani), alimentata da francesi di origine maghrebina spesso militari dell’Armée, misteriosamente “passati” con Al Qaeda, oppure piccoli delinquenti reclutati dai servizi per rimpolpare le milizie jihadiste. E’ quel che è emerso (e subito insabbiato) come sfondo di certi perpetratori di “attentati islamici” in Francia, come Mohamed Merah, i fratelli Kouachi (che hanno “perso la carta d’identità” dopo la strage di Charlie Hebdo), Salah Abdeslam, Mehdi Nemmouche (che uccise due agenti del Mossad al museo dell’Olocausto a Bruxelles). Una milizia che, benché abbia combattuto Assad come gli israelo-americani e sauditi, non è stata mai veramente gradita agli Usa. Al punto che nell’ottobre 2014 il Pentagono fece sapere di aver ucciso con un drone il capo ed artificiere del gruppo Khorasan di Al Qaeda, ossia il militare David Drugeon, esperto di esplosivi.

https://www.nouvelobs.com/monde/20150912.OBS5712/qui-etait-le-djihadiste-francais-david-drugeon-tue-en-syrie.html

Anche molti attentati “islamici” che hanno colpito la Francia con tanta maggior frequenza possono essere interpretati in parte come avvertimenti dei servizi occidentali. Ne ho parlato qui:

Alla fine, capita la lezione, Parigi ha rinunciato alla propria autonomia nella guerra clandestina ad Assad. E’ appena il caso di ricordare frasi rivelatrici di governanti francesi. Laurent Fabius: “Al Qaeda, sul terreno, fa un buon lavoro” (un bon boulot), Cazeneuve: Non è vietato in Francia promuovere la causa del jihad in Siria”, Hollande: “Avevamo la scelta tra un dittatore e dei terroristi, abbiamo scelto i ribelli”.

Si aggiunga “il filosofo” Bernard Henry-Lévy, ardente promotore dell’intervento francese in Libia nel 2011, nonché in Siria, che ha  ricordato come “i curdi sono i migliori alleati di Israele nella regione”. Si può forse non rispondere, a Parigi, quando gli interessi di Sion sono in causa? Fino a rischiare il conflitto con l’alleato NATO? Ma intanto anche i turchi che “processano” i jihadisti francesi fanno forse un favore: non li rimandano a Parigi. Magari i corpi speciali che Macron ha mandato a Manbij hanno anche il compito di fare le pulizie finali. Chissà.

L’Olanda decide il congelamento dei beni russi

Il panorama della demenza  occidentale non sarebbe completo senza riferire che – a dispetto dell’incartarsi delle accuse inglesi sul caso Skripal, fra cui va segnalato il miracoloso miglioramento della figlia Julia, unica sopravvissuta ad un agente nervino militare – l’Olanda sta per decretare con apposita legge il congelamento dei beni privati russi sul suo territorio, insieme alla sospensione dei visti. In ciò, non fa che seguire quel che hanno già fatto i paesi baltici, Danimarca e Svezia, che hanno comminato sanzioni contro presunti partner commerciali di Vladimir Putin. L’affare Skripal sta per essere discusso all’interno dell’OPWC, l’ente per la proibizione delle armi chimiche dell’Aja, su richiesta esplicita, si badi, della Russia. Nonostante ciò, alla Russia è stato vietato di esporre la sua causa. Non ha ottenuto la maggioranza qualificata dei due terzi nella OPWC. Cina, Iran, Azerbaigian, Algeria e Sudan hanno votato con la Russia; 15 stati hanno votato contro. Ma 17 altri stati, vili, si sono astenuti. Boris Johnson si è dichiarato molto soddisfatto del risultato. Una piccola novità: Gernot Erler, il commissario del governo federale tedesco per la Russia, ha messo in guarda da “un’ulteriore escalation” nella disputa fra Mosca e l’Occidente su Skripal, ed ha invitato gli altri stati UE ad attendere, prima di applicare concrete sanzioni contro Mosca, la pronuncia dell’OPWC. Prima, la Germania aveva sempre respinto le proteste russe di innocenza descrivendole come “stoppino che fumiga” (una vaga citazione del Vangelo, quando serve).

Julia Skripal s’è ripresa. Ha telefonato alla cugina Victoria (a sinistra) che “minacciava” di volerla andare a trovare in ospedale a Salisbury. Al telefono, la figlia dell’agente ha detto di sentirsi molto meglio, ma disorientata. E “Nessuno ti darà un visto, Victoria”…

di Maurizio Blondet

Fonte: maurizioblondet.it

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