Le agenzie di rating provano a spaventarci, ma il rischio vero è che si bruci la flat tax. Marco Fontana - www.altreinfo.org

Le agenzie di rating provano a spaventarci, ma il rischio vero è che si bruci la flat tax. Marco Fontana

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L’Unione Europea ha sguinzagliato i suoi cerberi per spaventare gli italiani e minare la tenuta del Governo giallo-verde: sono le agenzie di rating, prima fra tutte la Moody’s, che ha appena tagliato il rating dell’Italia.

Avevamo già profetizzato questa situazione; non era un esercizio difficile, conoscendo i vizietti eurocratici e ricordando la defenestrazione di Berlusconi nel 2011 a colpi di speculazioni finanziarie effettuate allo scopo di alzare lo spread. All’epoca il fine era ridisegnare gli assetti geopolitici nel Medioriente, visti gli ottimi rapporti dell’allora premier coi leader di Libia, Tunisia e Turchia. Con l’occhiolino di Obama, Francia e Germania avevano affondato i denti sull’Italia e sui contratti che questa aveva stipulato coi Paesi delle altre sponde del Mediterraneo.

Anche oggi tentano il colpaccio per far capitolare un governo sgradito, e stavolta oltre al vil denaro c’è in gioco la sopravvivenza stessa dell’euro e dell’Unione. A giudicare dal fuoco di fila impiegato, la Troika sembra terrorizzata, anche perché sa che l’Italia non è la Grecia: se Salvini e Di Maio decidessero di staccare la spina, l’euro non sopravviverebbe, almeno non così come lo conosciamo.

Calcolatore

Le agenzie di rating hanno già preso in passato delle cantonate colossali: da Lehman Brothers a Parmalat, da Enron a Bear Stearns, fino ai giganti d’argilla del credito immobiliare americano come Fannie Mae e Freddy Mac. Sono errori che hanno distrutto risparmi, hanno sfasciato economie, hanno affossato il futuro di molte persone. Nella città di Trani avevano provato a mettere in piedi un processo contro di loro, ma è mancato il dovuto supporto. Come evidenziato nell’amaro sfogo del PM Michele Ruggiero sul suo profilo facebook:

Sono stato lasciato solo. Evidentemente ci sono verità che è bene restino sullo sfondo. Sì, ho detto solitudine: un sentimento che mi assaliva non solo durante le udienze — mentre mi scontravo contro un autentico esercito di esperti avvocati e blasonati consulenti ingaggiando una serrata battaglia tra mille eccezioni, repliche, opposizioni e discussioni — ma anche al termine di esse; ed era proprio alla fine di quelle maratone dibattimentali che quel sentimento si faceva più forte: forse perché lo Stato, tecnicamente parte lesa da quei reati e perciò legittimato a costituirsi parte civile per azionare una pretesa risarcitoria nei confronti degli imputati, non era sceso in campo a lottare a fianco del Pubblico Ministero?

Il PM poi aggiunge:

Devo, comunque, ammettere che tutte le volte in cui quell’amara sensazione mi pervadeva, un pensiero in fondo assai semplice giungeva in mio soccorso facendomi compagnia: quello che, nonostante la sproporzione tra le forze in campo all’interno dell’aula d’udienza e nonostante quell’inspiegabile assenza processuale dello Stato, lì fuori c’era tutto un popolo silenzioso che sentivo straordinariamente vicino; uomini e donne che lottavano nel lavoro di ogni giorno, faticando e rischiando, soli anche loro, forse molto più di me. Era per quella gente semplice e silenziosa, il Popolo Sovrano, che dovevo farmi coraggio, resistere e andare avanti in quell’ardua battaglia giudiziaria. Se è vero — come qualcuno ha detto — che è impossibile vincere contro chi non si arrende mai, è altrettanto vero che in questo processo sapevo per certo che non avrei perso mai, come non avrebbe perso mai il mio Paese silenzioso, perché non ci saremmo arresi mai.

Le spallate che la Troika ha iniziato a dare all’esecutivo Conte rischiano però anche di far saltare la flat tax, una misura che la maggior parte degli economisti considera una “azione crack” capace di provocare la spinta essenziale per ridar vita al tessuto produttivo italiano. È chiaro che la difficoltà vera per l’Italia è mostrare una volta per tutte il coraggio di rimettersi in moto attraverso una riforma fiscale epocale, che allegerisca il titanico peso dello Stato sulle spalle del cittadino: può forse considerarsi morale il fatto che un cittadino lavori (mediamente) fino all’11 agosto per pagare le tasse? Questo avviene in un Paese in cui vengono poi chieste ai contribuenti copiose integrazioni in sede di denuncia dei redditi e di erogazione dei servizi scolastici e sanitari.

D’altra parte, potrebbe mai essere considerato portatore di una qualunque etica uno Stato che non ha saputo mettere in moratoria le Agenzie complici nell’averci imposto quattro governi non eletti, espressione degli interessi di una sola parte politica, e che anzi ha messo i bastoni fra le ruote a coraggiosi magistrati che hanno cercato di far prevalere la giustizia e la verità?

 

di Marco Fontana

Fonte: https://it.sputniknews.com

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