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Gli Stati Uniti si battono per un mondo unipolare

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Il cambiamento più importante degli ultimi 25 anni sta avvenendo proprio adesso. Ed è la transizione da un mondo unipolare (una sola potenza globale), incentrato sul dominio degli Stati Uniti, ad una nuova realtà basata su un mondo multipolare (più potenze globali). La questione fondamentale risiede nel comprendere come stia avvenendo questo passaggio cruciale, le sue conseguenze e le cause principali.

Il cambiamento dell’ordine internazionale da multipolare, prima della grande guerra, a bipolare, dopo la seconda guerra mondiale, è costato al mondo una guerra con milioni di morti. La fase successiva, caratterizzata dalle contrapposizioni tra URSS e USA, terminò con la caduta del muro di Berlino nel 1989 ma senza tragedie belliche. Questa differenza storica fondamentale ha una sua logica intrinseca nel rapporto di forze tra le due potenze. L’URSS era un paese in declino, incapace di sostenere il prolungamento del suo ruolo sulla scena internazionale come potenza anti-egemonica. Il passaggio da questa realtà bipolare ad un mondo unipolare poteva avere conseguenze nucleari ma un accordo tra le due potenze scongiurò il pericolo. L’epilogo fu una resa incondizionata del URSS con conseguenze catastrofiche in termini economici e culturali per la superpotenza scesa a patti, ma senza l’esplosione di un conflitto su larga scala.

Da un mondo bipolare ad un mondo unipolare

Dal punto di vista di Washington, la storia del XX secolo era terminata con una sola potenza globale, concedendo quindi illusoriamente agli Stati Uniti il potere di decidere per tutta la popolazione mondiale. Le premesse erano quelle di un mondo unipolare.

Lo scenario che viviamo oggi in termini di ordinamento internazionale e bilanciamento di forze è quasi un inedito storico. E’ pur vero che la transizione da una realtà unipolare ad una multipolare è qualcosa che la storia umana ha già vissuto, ad esempio con il passaggio dall’egemonia inglese di fine ottocento ad uno scenario multipolare durato fino alla seconda grande guerra. Nonostante ciò, utilizzare questa analogia storica risulta difficile, visto il mutamente del set di regole internazionali, paragonato ad un secolo fa. Difficile quindi utilizzare tali precedenti per effettuare ipotesi in merito a futuri epiloghi o tendenze.

Le cause del cambiamento

L’atteggiamento degli Stati Uniti negli ultimi 25 anni è stato completamente improntato al raggiungimento di un’egemonia globale. Il sogno irrealizzabile di avere un sorta di controllo capillare su ogni evento, in ogni angolo del pianeta ha però portato all’accelerazione della fine del mondo unipolare. Naturalmente il senso profondo della parola “controllo” si potrebbe espandere entrando nel merito delle imposizioni culturali, economiche e militari che derivano dalla costante ricerca della dominazione globale.

Gli Stati Uniti hanno scelto una strada impervia e piena di contraddizioni per giustificare la loro ascesa come potenza globale. Nel giro di due decenni sono stati smantellati tutti i principi cardine dell’equilibrio di potenza tra due nazioni come Russia e Stati Uniti, precipitando il mutamento delle relazioni internazionali, da unipolare a multipolare. Allo stesso modo, il rapporto di forza economica e militare tra Cina e Stati Uniti è peggiorato notevolmente fino a raggiungere i livelli di guardia ampiamente noti nelle dispute sul Mar Cinese Meridionale. L’abbandono della dottrina di Kissinger sui rapporti con Pechino e il fallimento del Reset della Clinton con Mosca, hanno spinto le due potenze globali, Russia e Cina, a ripianificare le loro sinergie forgiando un’alleanza che ha spalancato le porte ad un mondo in cui vi sono più potenze sullo scacchiere internazionale e non più solo Washington quale fulcro centrale delle relazioni globali.

Il fallimento della dottrina estera degli Stati Uniti è stata una conseguenza diretta della supponenza e dell’utopia di poter dominare il pianeta, prolungare il mondo unipolare e forgiare un sistema mondiale basato culturalmente ed economicamente sul volere di Washington, rinforzato da una potenza militare senza precedenti.

Gli Stati Uniti sognano un mondo unipolare e sono disposti a fare una guerra pur di raggiungere questo obiettivo. Vogliono una sola superpotenza e intorno soltanto sudditi.

Gli stati Uniti sognano un mondo unipolare, ma dovranno rassegnarsi a  vivere in un mondo multipolare

Le conseguenze

Se Washington avesse ragionato maggiormente sulle conseguenze delle proprie azioni con una visione strategica più ponderata, avrebbe certamente optato per scelte diverse. A riprova di questa supposizione notiamo l’atteggiamento avuto in Medio Oriente, terra decisiva per il mantenimento degli Stati Uniti nell’ordine mondiale.

Molte delle residue capacità per Washington di influenzare le decisioni globali sono dovute al dollaro e a beni quali petrolio scambiati in tale valuta. Con l’affacciarsi di un mondo con più potenze regionali o globali, è facile intuire che l’ascesa della Repubblica Iraniana abbia conseguenze su tutta l’area mediorientale. Le probabilità che culturalmente, economicamente e militarmente Teheran si erga a prima potenza regionale sono evidenti. Washington ha intuito questo aspetto e ha deciso di raggiungere un accordo con la Repubblica Islamica pur di rimanere rilevante nella regione, non essere tagliato fuori dai futuri accordi e tentare di bilanciare militarmente la situazione con l’alleato regionale più influente: l’Arabia Saudita. E’ una strategia che in Medio Oriente ha avuto riflessi negativi nell’immediato per Riyadh, Doha e per certi versi anche Ankara, che hanno optato per un approccio autonomo ed interventista nella regione, senza consultare più di tanto Washington. Nonostante ciò, la scelta di includere l’Iran quale partner di dialogo per gli equilibri mediorientali ha permesso a Washington di tentare, in futuro, di mantenere un peso importante nelle decisioni regionali. Ha inciso negativamente con gli alleati storici, poco contenti visto l’accordo nucleare, ma in una visione a lungo termine, certamente è stata una scelta opportuna, motivo per cui molti dei neoconservatori e liberal (promotori della dottrina unipolare prolungata, causa di tanti fallimenti) si sono nettamente opposti all’accordo.

Washington e il suo establishment hanno optato per una contrapposizione culturale ed economica con Mosca, possibilmente militare con Pechino nel mar cinese meridionale, forgiando la nascita di un mondo multipolare in cui più potenze hanno la capacità, unendosi, di resistere al volere della maggiore potenza globale. In realtà, è più semplice inquadrare gli equilibri internazionali in un modello che da multipolare si sta lentamente trasformando in bipolare. Consideriamo che Russia e Cina (e Iran in maniera minore) non possiedono una capacità militare per contrapporsi con successo alla potenza americana in un conflitto convenzionale su grande scala. Per questo motivo è facile comprendere che definire la realtà internazionale multipolare è forse un eccesso di ottimismo al momento. Allo stesso modo definire il mondo unipolare è voler rimanere ancorati alle illusioni delle élite americane.

Da un modello unipolare ad uno bipolare temporaneo?

La realtà ci mostra un mondo bipolare in cui il polo alternativo a quello Americano è rappresentato dall’unione e dalle alleanze (culturali, economiche e militari) tra Pechino, Mosca e Teheran. E’ la loro partnership che ha determinato un cambiamento nel modello internazionale delle relazioni. La causa di questa unione va ricercata nella volontà delle élite USA di prolungare il momento unipolare. Invece di optare per un accordo con l’altra potenza globale (verosimilmente Cina) e sigillare lo scacchiere internazionale in un vero modello con due poli, senza contrapposizioni, ha esacerbato le differenze spingendo paesi come Russia, Cina, Iran ed India sempre più vicini, forgiando quello che attualmente potremmo definire un modello bipolare temporaneo.

La certezza è che il futuro si trasformerà pienamente in un modello multipolare e questo obbliga Washington a tentare in ogni maniera di restare rilevante. Fino ad oggi, accordo nucleare a parte, ogni scelta è stata controproducente ed errata. Impareranno mai le élite di Washington o finiranno per diventare irrilevanti?

 

di Federico Pieraccini

Fonte: www.lantidiplomatico.it

Titolo originale: “La sfida finale di Washington: restare rilevante”

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