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Povero Gentiloni… e grande popolo americano

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Confesso la mia prima reazione: “Non sarà un trucco?” Dall’11 Settembre, tutte le novità che vengono  dagli Usa mi odorano di  false flag. Ma lascio a domani i miei dubbi, e per oggi saluto il popolo  americano. Il grande popolo dei “bianchi senza laurea”, dei rednecks (i colli rossi,quelli che lavorano all’aperto, muratori, coltivatori) spregiati da tutti i radicalchic con la puzza al naso. Un popolo che nella sua rozzezza e semplicità, ha mostrato una libertà di spirito straordinaria: non l’hanno intimidito le opinioni degli opinionisti “di prestigio”, ha  saputo guardare attraverso le menzogne dei “rispettabili”, non s’è lasciato mettere in soggezione dai divieti del politicamente corretto da cui è stato inondato per dieci mesi (ancora nell’ultima ora, Huffington Post  ha  bollato Trump di “bugiardo seriale, misogino, razzista, xenofobo…”).

Se n’è infischiato dei sondaggi falsi che davano Klinton vincitrice  fin dal primo giorno, non s’è fatto  sedurre né influenzare da femministe, lgbt, giornalisti (a cui si dovrà fare un processo), globalisti, né spaventare dal “crollo dei mercati”, né distrarre dal fumo e dagli specchi messi in atto dai poteri forti, né dalle “armi di distrazione di massa” televisive. I “bianchi senza laurea” hanno  mostrato di non avere padroni nelle loro menti, di non aver  portato i loro semplici cervelli all’ammasso del conformismo autorizzato. Hanno mostrato una limpida chiarezza di visione politica  eccezionale:  han capito l’essenziale  e il fondamentale – ciò che tutti i “colti e semicolti” occidentali non hanno  capito o non hanno voluto capire.

Grande popolo coraggioso, un coraggio politico sovrano che i nostri  popoli europei non sanno più cosa sia. Noi ci siamo assoggettati a tutti gli enti sovrannazionali immaginati dalle oligarchie, abbiamo ceduto la sovranità popolare a chiunque, a gente come Barroso e Juncker e Merkel, a Draghi, noi italiani a tre governi che ci sono stati dati da fuori. Abbiamo rotto i rapporti economici con la Russia,  con cui non avevamo alcun contenzioso, senza nemmeno pretendere un compenso da chi  l’ha voluto, sia Obama o siano i baltici; abbiamo disapprovato e siamo rimasti sgomenti per il Brexit, i nostri autorevoli commentatori hanno profetizzato la rovina economica per la Gran Bretagna  che s’era liberata dalla Commissione: profezia sbagliata, e argomento di una viltà quasi incredibile, del tipo: “Non possiamo essere liberi perché ci costa troppo”. E anche adesso le  radio  piangono: “Crollano le borse in tutto il   mondo”. E chi se ne frega. Ci stanno  di nuovo dicendo: “Non potete tornare liberi perché non conviene economicamente”.

I rednecks hanno detto “basta”, anche in qualche modo per noi. Dovremmo abituarci ad essere liberi, nostro malgrado, se – come spero – l’ombrello NATO non ci “proteggerà” più, tanto per dirne una.

Non so se Trump sarà all’altezza – è questo uno dei dubbi – del compito rivoluzionario che gli ha dato il popolo americano; ma comunque vada, il popolo americano merita il nostro rispetto, e il nostro grazie.  Giù il cappello.

Il mio secondo o terzo pensiero è stato: povero Gentiloni. Wikileaks aveva spifferato  le sue servili suppliche a Huma Abedin per avere un incontro, anche di cinque minuti, con Hillary, presentandosi così: sono “ membro del Partito democratico italiano, e per questo noi siamo legatissimi ai democratici americani…”. A settembre il nostro ministro degli esteri era andato pure a New York a tifare, a  gridare “Forza Hillary”. Complimenti per l’alta  intuizione politica, la statura del personaggio. E non parliamo di Matteo Renzi che è andato a baciare la pantofola di un Obama spettrale, falsificatore, guerrafondaio per conto dei sauditi, cripto-Fratello Musulmano  – ed ora si trova al governo Donald. A cui naturalmente  baceranno la pantofola, perché sono abituati a farlo, chiunque sia il padrone.

Poi, dovremo  cominciare  fare un processo al sistema mediatico, che s’è coperto di vergogna, e alla casta dei giornalisti  che non hanno esitato a  mentire spudoratamente, a tacere tutte le verità che giorno dopo giorno venivano fuori su Hillary.

Faccio un rapido, sommario conto di quelli che – salvo sorprese – sono i perdenti  geopolitici. Il regno saudita, che ha pagato miliardi per storcere la politica estera americana  secondo i suoi interessi e associarla ai suoi delitti. I neocon? Sarei meno sicuro. Ma perdente è Stoltenberg, sono i baltici, la giunta di Kiev, la Commissione, le entità sovrannazionali – e i mercati che crollano perché non hanno previsto, e non sanno più cosa sarà il futuro, e la speculazione che teme di non poter più assoggettare la politica – la politica sovrana . Ci perdono, spero,  Soros, i guerrafondai e i loro servi per soggezione o paura in Europa.

Forse non ci sarà la guerra.  Dico forse, perché  – attenzione –  non sappiamo ancora del tutto quali poteri forti hanno appoggiato Donald. Voglio solo ricordare che molti americani, forse molti degli stessi che hanno votato Trump, votarono Obama, perché speravano che avrebbe messo fine alle guerre ultra-decennali neocon dell’era Bush jr.: non è riuscito nemmeno a chiudere Guantanamo, e le guerre contro Siria, Libia Somalia, Irak, Yemen,  le ha invelenite pagando  e  addestrando un Califfato made in Cia,e  insistendo a voler  detronizzare Assad per  consegnare la Siria a Al Qaeda.

Vedremo. Per il momento rallegriamoci, e salutiamo Vladimir Putin, che ha sfidato  l’unipolarismo e il globalismo. Speriamo  di rivederlo nostro amico.

Post Scriptum: i “bianchi senza laurea”  che hanno votato Trump non significa  i neri e  latinos gli siano stati contrari. Per esempio Trump ha avuto di neri più voti (+5%) e dai latinos (+2)  di quanti abbia avuto Romney, per esempio. E’  la classe lavoratrice che ha votato, non tanto per Trump, quanto contro Hillary  – e contro le guerre che ha promesso, visto che è la classe lavoratrice che poi le deve fare.

"Let the people run"

di Maurizio Blondet

Fonte: maurizioblondet.it

 

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