“Fuck Nuland!” Finalmente. Ma i media distorcono la notizia. Maurizio Blondet - www.altreinfo.org

“Fuck Nuland!” Finalmente. Ma i media distorcono la notizia. Maurizio Blondet

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La notte scorsa si è potuto assistere alla formazione – da parte dei mainstream media – di una fake news, e la sua successiva vaporizzazione, dal vivo. Nella serata di giovedì, le agenzie, subito seguite dal Washington Post, davano notizia che “una ondata di alti funzionari del Dipartimento di Stato si sono inaspettatamente dimessi” tutti insieme appena è entrato il nuovo ministro degli Esteri  Tillerson. “Queste dimissioni sono una grossa perdita”, commentava il giornale. “Lasciano un vuoto. Sono competenze difficili da sostituire e difficili da trovare nel settore privato ……per  un segretario di Stato senza alcuna esperienza di governo, queste assenze sono anche più preoccupanti”.

Insomma pareva che il Dipartimento fosse paralizzato dalla defezione in massa, lasciando impotente il nuovo segretario, e che l’intero apparato Esteri della superpotenza avesse voltato le spalle a Trump.

Poche ore dopo, le smentite. A Patrick Kennedy, da 9 anni sottosegretario all’amministrazione, Michel Bond, agli affari consolari, Joyce Barr e all’ambasciatore Gentry Smit, direttore dell’ufficio missioni estere, “la Casa Bianca ha comunicato per lettera che i loro servigi non erano più richiesti. Sono cariche di nomina politica”.

Grandi pulizie al Dipartimento di Stato

Lungi dall’aver sbattuto la porta, questo Patrick Kennedy aveva chiesto strisciando di restare al suo posto. E’ stato mandato via perché, nello scandalo delle email di Hillary (materiale segreto diffuso da un suo server personale) aveva proposto all’Fbi: voi definite le mail “unclassified” invece di “classified” (segreto), il reato si annulla, e noi in cambio vi aiutiamo a piazzare i vostri agenti in quelle sedi estere dove è proibito andare all’FBI (che non dovrebbe avere compiti di spionaggio estero). Gli altri tre che sono stati mandati via con lui  sono suoi sottopanza.

Dopo questi licenziamenti, una quantità di alti funzionari – analoghi ai nostri direttori generali – hanno abbandonato la poltrona. O meglio, non si sa se l’abbiamo fatto di loro volontà o no: fatto sta che, essendo tutte queste nomine politiche, è consuetudine che ciascuno scriva la sua lettera di dimissioni pro-forma al nuovo presidente. Poi sarà lui a pregarne alcuni o tutti di restare.

I media hanno fatto apparire questo repulisti come una paralisi del più importante Ministero americano. “Il  dipartimento non collasserà. Ciascuno ha buoni vice, eccellenti subordinati che subentreranno”, così  fonti ufficiose interne al Dipartimento.

Che hanno aggiunto:

Anche a “Victoria Nuland, assistente segretaria di Stato per l’Europa, non è stato chiesto di rimanere”.

Nuland (Nudelman, sposata Kagan) è la tirapiedi della Hillary nota come quella che ha provocato e finanziato con 5 miliardi di dollari, la spontanea rivoluzione di Maidan in Ucraina. E’ anche quella che nel febbraio 2014, parlando al telefono con l’ambasciatore americano a Kiev che le riferiva le perplessità di ambienti europei (Merkel eccetera) su certe scelte dei capi della spontanea rivolta, disse “Fuck the EU”, la UE si fotta.

Adesso, “Fuck Nuland”. Come parte di una precisa e deliberata politica della Casa Bianca dei complici della politica estera Usa sotto Obama ed Hillary e delle incrostazioni criminali al Dipartimento di Stato. Senza la Nudelman a proteggerlo, il regime golpista di Kiev non sembra stare benissimo.

Un cambiamento di politica che i nostri media si ostinano a fraintendere. A forza di fake news o almeno di falsi titoli. Esempio, il Corriere della Sera: “Theresa May contesta Trump sulla tortura. Muri e dazi, il Messico salta la visita”.

Invece, la May, parlando a Filadelfia a un parterre di repubblicani Usa, ha detto: “Non possiamo tornare alle fallimentari politiche del passato. I tempi in cui Gran Bretagna ed America  intervenivano in stati stranieri per cambiare il  mondo a propria immagine, sono chiusi”. Dunque, la signora ha espresso appoggio alla politica (“isolazionista”) di Trump…; mentre il Corriere ha fatto sembrare come se la May esprimesse disaccordo con quella politica.

Fake News anche sulla Raggi. Dunque è un vizio

E’ una abitudine? Nel numero di giovedì 26 il Corriere ha fatto lo scoop: una telefonata di fuoco che Virginia Raggi, indagata, ha ricevuto da Grillo, i giorni della sindaca sono contati! Il 5 Stelle l’abbandona!… Ebbene: La sfuriata telefonica non c’è stata. Del tutto inventata. Grillo ha minacciato querele, il 27 appare sul Corriere la rettifica: “La sindaca ha adempiuto al codice etico informando tempestivamente il Movimento e i cittadini dell’invito a comparire che ha ricevuto […]  Non posso che esserle vicino – dice Grillo – in un  momento che umanamente so essere difficile”.

E’ lecito scrivere peste e corna su Grillo e la Raggi. Ma se un “grande” giornale ha bisogno di dare notizie false per distruggere un avversario politico, e questa diventa un’abitudine – come è dei media in generale, orfani inconsolabili del Nobel per la Pace – vuol  dire che la “loro” causa è malvagia e disonesta, dato che non la sanno difendere con mezzi onesti ed onesta informazione.

Lo dico nel Giorno Più Sacro in cui le radio, le tv e i giornali ci riempiono le orecchie con la Memoria. Una spontanea celebrazione di una Verità tanto vera, che chi  scrivesse che forse è falsa, viene messo in galera.

Da quella i mainstream hanno appreso che diffondere fake news non solo non è punibile, ma assicura brillanti carriere? Certo l’apprendimento pavloviano è stato rafforzato dall’11 Settembre: si può, impunemente anzi si deve con il plauso e i premi, diffondere la fake news del secolo, evitando di scavare sulla notizia (a chi lo ha fatto non ha portato bene). Di questo passo, tutto diventa facile:  Putin ha invaso l’Ucraina e minaccia di aggredire i paesi baltici, Assad ha gassato il suo popolo, l’IS non è  stato fabbricato da Obama, Al Sisi è il nostro nemico, la UE ci rende liberi e pieni di benessere, Regeni non era un agente britannico…

Mentire diventa l’abitudine che Solgenitsyn accusava nel potere sovietico. Alla fine, porta alla rovina del sistema che con le menzogne si vorrebbe proteggere.

Trump: “Zone Sicure” in Siria. Che significa?

Nel frattempo, il partito preso mediatico di giornalisti in malafede – e anche incapaci – impedisce di leggere quel che sta davvero facendo Trump in politica estera. Per  esempio, non risulta che il Corriere abbia riferito che un giorno fa, “Donald”  ha emanato un ordine esecutivo per ritagliare in Siria (con truppe americane: ce ne  sono ottocento già pronte sul terreno) delle “zone di sicurezza” (safe zones)  “in Siria per i profughi”, insomma sul solito pretesto umanitario. Il Cremlino ha già risposto, col portavoce Dmitri Peskov: “i  nostri partners americani non hanno consultato la Russia sul piano che hanno appena svelato, si tratta di una decisione che hanno preso da soli”. Il tipo di reazione compassata che ci fu quando Edogan ruggì che le sue truppe erano in Siria per rovesciare Assad. Poi una telefonata di Putin, e cambiò.

Non è una notizia della massima importanza? Che per di più i mainstream media dovrebbero approvare e rilevare con godimento, dato che sembra  continuare la politica feroce e doppia di Obama contro Assad? Il generale Mattis al Pentagono sta facendo di testa  sua, o d’accordo con la Casa Bianca?

I media conservatori americani pro Trump si allarmano. Non finirà mai lo strazio della Siria?

Tanto più che ci  viene recapittata  questa notizia allarmante:

“Il Sinedrio benedice Trump, chiede al Presidente per rispettare Sette Noè leggi
In un antica e onorata usanza ebraica, il nascente Sinedrio ha inviato una lettera al nuovo leader degli Stati Uniti, il presidente Donald Trump, lo benedice e chiedendogli di prendere l’iniziativa di ripristinare l’America e il mondo. Il Sinedrio ha inoltre invitato il nuovo presidente a riconoscere e rispettare le leggi Sette di Noè”, quelle cui nel regno di Israel saranno tenuti gli animali parlanti”, e il rabbino finisce così: “Israele possa svolgere il suo ruolo biblico come luce per le nazioni.”

( https://www.breakingisraelnews.com/82693/sanhedrin-blesses-trump-calls-president-uphold-seven-noahide-laws/#Q0d2jUWDalszPrs1.99  )

Tulsi Gabbard: “In Siria, ‘moderati’ e Al Qaeda sono la stessa cosa”

E come si concilia tutto ciò con la deputata Tulsi Gabbard? La bella democratica è stata in Siria. Non solo: ha raccontato di aver parlato con Assad. E con altri esponenti siriani, così come con la gente per strada. Ha parlato – udite udite – anche con l’opposizione. Quella che nel 2011 organizzò le proteste di piazza per ottenere più libertà da Assad.

“Dalle loro testimonianze appare che le prime manifestazioni contro il governo erano pacifiche, e  come siano state rapidamente infiltrate e manipolate da gruppi wahabiti come Al Qaeda (Al Nusra)  finanziati dall’Arabia, dal Katar, la Turchia, gli Usa  ed altri. Questi hanno sfruttato le manifestazioni pacifiche, hanno occupato le comunità, hanno torturato e ucciso i siriani che  non volevano collaborare con loro per far cadere il governo”. Conclusione: di tutti i siriani, “il loro messaggio al popolo americano è potente e concreto: non c’è alcuna differenza tra i ribelli ‘moderati’ e Al Qaeda o ISIS. Sono tutti la stessa cosa. Tutti si lamentano e chiedono agli Usa e e agli paesi implicati di smettere di sostenere coloro che stanno distruggendo la Siria e il suo popolo”.

La Gabbard avrà sicuramente portato questo messaggio alla Casa Bianca. Del resto ha detto queste cose anche alla CNN. La CNN, Botteri  da 200 mila euro. Come mai invece l’ha menata sul presidente messicano che ha cancellato la sua visita a Washington, quasi ci fosse la guerra Usa-Messico?, laddove sono le ovvie schermaglie per una risistemazione del NAFTA?

Quando ti pagano 200 mila euro annui per non vedere e non capire, è ovvio. Come dicevamo prima: viviamo in un regime postsovietico dove i giornalisti che danno fake news non vengono puniti, ma premiati. E quelli che danno le notizie vere, muoiono d’infarto come Ufkotte.  Regolatevi, lettori.

 

di Maurizio Blondet

Fonte: maurizioblondet.it

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