Marine Le Pen “vuol negare il passaporto israeliano agli ebrei francesi”. Rabbia di Giuliano Ferrara. Maurizio Blondet - www.altreinfo.org

Marine Le Pen “vuol negare il passaporto israeliano agli ebrei francesi”. Rabbia di Giuliano Ferrara. Maurizio Blondet

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Ascolto una rassegna stampa mattutina, e sento il ringhio, il rantolo rabbioso fino al delirio di Giuliano Ferrara, fondatore de il Foglio, giornale neocon che voi contribuenti pagate:

“Il fiore antisemita di Le Pen si posa sull’Internazionale della demagogia del cialtronismo” […] in sintonia con il bellimbusto di Washington e il suo finanziatore spregiudicato di tutte le Russia”, questa “Jeanne d’Arc dei bassifondi vuole svendere [..] il meglio dell’Europa dopo Auschwitz”. E via sbavando e farneticando.

L’orrendo delitto, eccolo: “la candidata del Fn all’Eliseo vuol negare il passaporto israeliano agli ebrei francesi” anzi, “anche la kippah”

Già, quasi dimenticavo: giovedì su France 2, ad  un dibattito elettorale, Marine, nell’esporre il suo programma al cento per cento sovranista (“Sapete bene che io voglio l’Europa delle nazioni in questa Europa delle nazioni penso che la Russia abbia il suo posto”) ha detto che, se verrà eletta, chiederà agli ebrei di Francia con doppio passaporto di scegliere.

“Israele non è un paese europeo”, ha spiegato, “io sono contro la doppia nazionalità extra-europea”.

Orrore! Lei vuole discriminare i poveri ebrei!, sono sbottati i conduttori. Lei, tranquilla: “Non è agli ebrei, ma agli israeliani che chiedo di scegliere la  loro nazionalità”.

“Ciò non significa – ha precisato – che se non scelgono la nazionalità francese dovranno andarsene. La Francia ha perfettamente la capacità di accogliere sul suo suolo, anche per lungo tempo, gente straniera che mantiene la sua nazionalità, purché rispetti le leggi e i valori francesi”.

Parole sante. Tanto più che quel sergente israeliano ripreso mentre, il 24 marzo 2016, ad Hebron, finiva con un proiettile in testa un  palestinese già ferito e a terra, è un cittadino francese di nome Elor Azaria – riconosciuto colpevole da un tribunale di Sion il 4 gennaio. Per cui la faccenda della doppia nazionalità ha una certa attualità in Francia: quanti sono quelli che vanno in Israele a farsi una vacanza militare  ed ammazzare un po’ di palestinesi, per poi tornare in Francia a votare e militare per i partiti progressisti?

Fra la comunità circolano numerosi manifesti e inviti “Date un po’ del vostro tempo a Tsahal!”. Sono almeno 5 i programmi di volontariato per cittadini stranieri che vogliono impegnarsi a fianco della gloriosa armata israeliana: basta che siano riconosciuti come “ebrei” (non sarà razzismo da bassifondi, Ferrara?).

Il programma Sar’El recluta anche sedicenni, promette loro tre settimane presso una base militare a (dicono loro) “preparare i pasti dei soldati, le cassette di pronto soccorso, la pulizia del materiale militare, eccetera”. Eccetera. Un altro programma, Marva, recluta volontari dai 18 ai 24 anni desiderosi di “conoscere e sperimentare la vita in una base militare”. Senza ambagi né finzioni, Machal recluta uomini da 18 a 23 e donne fino ai 20 anni per un impegno militare di 18 mesi: in tutti i reparti regolari, salvo le truppe di elite.

Emblema di Machal

Rivolto a guerrieri solitari  stranieri (purché dimostrabilmente J) è il programma Garin Tsabar che propone un inserimento progressivo: si comincia con una partecipazione alla vita collettiva in un kibbutz e si conclude con l’inserimento in una unità operativa. L’ultimo programma, Atouda, si rivolge a studenti  universitari: offre loro di proseguire gli studi in una scuola israeliana, prima durante le vacanze scolastiche in Europa e poi in modo più permanente: il glorioso Tsahal contribuisce alle spese universitarie per 2080 euro l’anno. Al termine, i giovani si impegnano al servizio militare per tre anni.

Secondo dati ebraici, i “francesi” costituiscono la prima componente di volontari di Tsahal (43) seguiti dagli “statunitensi”.

http://coolamnews.com/les-francais-representent-le-premier-contingent-de-volontaires-dans-tsahal/

Nel 2016, è stato calcolato che il numero di “francesi” residenti in Sion (mantenendo il passaporto francese) sono 150 mila. Di questi, 15-20 mila hanno scelto di risiedere nelle colonie illegali della Gisgiordania, dunque di partecipare impunemente alla spoliazione e alle angherie contro la popolazione civile palestinese, i crimini di guerra e la  colonizzazione indebita, condannata dall’ONU (per l’ennesima  volta) il 23 dicembre 2016.

La comunità eletta è riuscita ad inserire nelle normative francesi una nicchia fiscale, per cui le  donazioni all’armata israeliana – si badi, non a Sion, ma specificamente al suo esercito – sono esentate dalla tassazione: l’ebreo francese, ciò che dona a Tsahal, può detrarlo, riducendo così il suo reddito ai fini fiscali. Un privilegio che non spetta ad alcun altro citoyen. La senatrice Nathalie Goulet (UDI de l’Orne) il 10 marzo 2016 ha posto un’interrogazione scritta al segretario di stato al bilancio mettendo in discussione questo favore fiscale: ha ricevuto minacce di morte dagli Eletti, e nessuna risposta dal governo.

I giovinotti “francesi” possono così consentirsi il loro mese o triennio di SS ebraiche per il bene di Israele, in piena impunità. Di rado delle loro imprese di sa qualcosa. Il 30 ottobre 2015, una soldatessa ‘francese’di nome Alison Bresson ha trucidato ad un posto di blocco a Nablus Qasem Saba’aneh, 19 anni, e ferito gravemente Fares Al Na’asane, 17 anni, in quella che ebbe tutta l’aria di una esecuzione. La ragazza è stata invitata a accendere una delle dodici torce della cerimonia nazionale ebraica, Yom Ha’atzmaout. Un “francese” di nome Jordan Bensemhoun, in Sion con il programma “Mahal”, è  stato ucciso durante una operazione israeliana contro la striscia di Gaza, nell’estate 2014. Due deputati Jean-Jacques Candelier (PCF) et Pouria Amirshahi (ex-PS), fecero un’interrogazione al governo su quel programma, domandando quali iniziative giudiziarie intendesse prendere contro quel genere di programmi giovanili che “alimentano le tensione fra i popoli”. In generale, le legislazioni nazionali vietano ai loro cittadini di arruolarsi in eserciti stranieri.

http://www.pourlapalestine.be/ces-francais-qui-tuent-sous-luniforme-disrael/

Aggiungo che mercoledì Marine Le Pen (sapendo bene con chi ha a che fare) un giorno prima ha incontrato la Confederazione degli Ebrei di Francia e degli Amici di Israele a Parigi, e uno dei suoi massimi sostenitori, Gilbert Collard, segretario generale del movimento ad hoc “Rassemblement Bleu Marine”, ha spiegato in tv che quando Marine dice: “La Francia ai francesi, sta dicendo: la Francia agli ebrei!”.  Testuale…

Altro manifesto pubblicitario per l’arruolamento

http://www.fawkes-news.com/2017/02/gilbert-collard-quand-marine-dit-la.html

Marine è nota infatti per il suo filo-israelismo.

Ciò rende più rivelatore il demenziale sbraitare improvviso di Ferrara contro la candidata. Il sobrio commentatore le attribuisce la seguente frase: “Portino un cappello, se lo desiderano, questi ebrei. E lasciatemi finire il lavoro dell’importazione-esportazione dell’impostura nel mio paese razzialmente compatto, in sintonia con il bellimbusto di Washington e il mio finanziatore spregiudicato di tutte le Russie”. Dunque, secondo il nostro pensatore, il progetto antisemita in corso è globale, e coinvolge tanto Trump (“l’impostore americano”) quanto Putin. Anche Trump? Certo: “O vogliamo baloccarci con l’idea che con le trombette del trumpismo si stia facendo la cosa giusta per Israele perché c’è un genero ortodosso e futile alla Casa Bianca?”, esplode. Ci vuol ben altro…

La Le Pen, continua sbraitando il razionale analista, ha “anche un alibi: “la stupida idea laicista che le religioni siano un pericolo per lo spazio pubblico repubblicano, specie in tempi di Jihad”. Già: a parte che il laicismo di stato è stato imposto dagli ebrei a tutta Europa, la chiamavano “emancipazione” e la fecero accettare dalla Rivoluzione giacobina del 1789. Tutte le religioni e le identità sono da escludere dallo spazio pubblico, evidentemente tranne  una.

“E’ già  l’Olocausto”

Figlia del noto antisemita Jean-Marie, la colpevole (dice Ferrara) fa finta di non sapere che “l’aut-aut tra la nazionalità francese e il passaporto sionista” é l’inizio della “assimilazione forzata degli ebrei”. La richiesta di togliersi la yarmulke, visto che lo Stato francese chiede alle musulmane di togliersi il foulard (e ogni segno religioso a scuola, anche la collanina con la croce), tutto ciò “è l’equivalente simbolico di altri modi dell’annichilimento”. Insomma, è di nuovo l’Olocausto. “Si è appena alzato il sipario, ed è subito Vichy”.

Come si intuisce, siamo in pieno accesso di quella “sindrome di stress pre-traumatico” ben descritta da Gilad Atzmon, preludio agli storici crimini giudaico contro i goym: traumatizzati da un’ostilità dei gentili che non s’è ancora verificata e per lo più è immaginaria, essi si salvano dal pericolo fantastico facendo sterminare i nemici presunti dal potere gentile dell’epoca. E’ la tattica descritta già nel Libro di Ester, continuata con: lo sterminio dei cristiani nel 602 quando Gerusalemme fu presa ai bizantini dai Sassanidi, e gli ebrei locali pagarono cifre altissime agli occupanti per comprare da loro i prigionieri cristiani per sgozzarli nella piscina di Mamilla, in 66 mila.

http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=318817:il-genocidio-di-mamilla&catid=83:free&Itemid=100021

In tempi più recenti, manifestazioni di Stress Pre-Traumatico hanno portato al genocidio degli Armeni e allo sterminio del Kulaki nell’Ucraina sotto il giudeo-boscevismo. Viene da temere che Ferrara stia per bollare la Le Pen, e tutti i francesi se la mandano all’Eliseo, come “Amalek”, il mitico popolo di cui JHV ordina la totale distruzione (Esodo 17, 8-16) e di cui tuttavia ogni ebreo deve “far guerra di generazione in generazione”. Sterminato una volta, c’è sempre un popolo da sterminare nella prossima generazione ebraica. Nel 1915  gli ebrei dell’impero ottomano cominciarono a chiamare gli Armeni “Amalek”…

Infatti, il Ferrara chiede, anzi esige la mobilitazione di tutti i goym e i giudei contro questo Olocausto prossimo venturo che “Amalek” sta per perpetrare. “Dove sta la reazione a un’ondata di morchia che minaccia di sommergere l’occidente?” Il suo lucido occhio scorge che anche il Movimento 5 Stelle partecipa al  complotto antisemita di Trump, Putin e Le Pen: infatti “non sono loro estranei occhiolini ideologici alla  peggiore destra nazionale”.

Cercate di capire, sbraita, “che si è costruita ed ha in parte già preso il potere un’Internazionale della demagogia e del cialtronismo, sulla quale, e che serva almeno ad aprirvi gli occhi, ha posato ieri Marine il suo delicato fiore di un certo spirito antisemita. Svegliatevi!”.

Perché, nientemeno, è in corso “una battaglia per distruggere l’Europa delle libertà e della pace contemporanea”, il bellimbusto di Washington sta distruggendo “l’Occidente”. L’Occidente. Già. L’Occidente come lo hanno conformato e definito i Padroni del Discorso dall’11 Settembre, trascinando l’America e l’Europa in tutte le guerre per Sion: Ecco, questo è l’Occidente. Ecco a chi serve la globalizzazione, la UE; a cosa servono le “libertà” vuote per pervertiti e la cancellazione delle sovranità e identità nazionali in questo Occidente in cui “la solidarietà per Israele” è la sola cosa che conta. Il delirio di Giuliano Ferrara rivela anche il panico: il panico di non riuscire più a controllare il Discorso Pubblico, il panico di chi sente di aver meno forte la presa del dominio. E perciò, l’antico comunista sovietico, poi agente della Cia, poi neocon evoluto e occidentale, alza l’antico grido: “Amalek!”.

 

di Maurizio Blondet

Fonte: www.maurizioblondet.it

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