La comunicazione politica, verbale e non verbale: una vera e propria arte che non tutti i nostri politici conoscono. Anya Lai - www.altreinfo.org

La comunicazione politica, verbale e non verbale: una vera e propria arte che non tutti i nostri politici conoscono. Anya Lai

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Analizziamo da un punto di vista comunicativo i due partiti di governo, la Lega di Salvini e il Movimento 5 Stelle, con particolare riferimento ai due leader, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Anche se è più esperto il primo, si tratta comunque di due politici navigati, che si dedicano alla politica da molti anni e che in teoria dovrebbero conoscere almeno l’ABC della comunicazione, personale e politica, verbale e non verbale.

Matteo Salvini, da un punto di vista comunicativo

La Lega di Salvini

Matteo Salvini, prima di farsi eleggere, andava in giro per l’Italia e in televisione dicendo a gran voce che avevamo tre problemi importanti da risolvere:

  1. fermare l’immigrazione irregolare,
  2. superare la legge Fornero,
  3. aumentare la sicurezza e favorire la legittima difesa.

In realtà non faceva altro che riportare quello che la gente gli diceva per strada e nei comizi. E di fatto gran parte degli elettori percepiva questi tre problemi come reali. Salvini non stava inventando nulla e nemmeno bluffando. Era in sintonia con la gente, comunicava disponibilità all’ascolto, empatia e capacità di trasformare in obiettivi le richieste della gente.

I tre punti del programma di Salvini erano chiari e coerenti con le indicazioni del proprio elettorato. Anche la valutazione dei risultati era semplice da fare: SI o NO. C’è o non c’è. Obiettivo raggiunto o non raggiunto. Poche sfumature di grigio. 

La Lega è andata al governo e le prime tre cose che ha fatto sono proprio queste. Gli italiani percepiscono coerenza tra quanto promesso a gran voce durante la campagna elettorale e quanto effettivamente realizzato una volta al governo.

La comunicazione di Salvini è positiva:

“Se c’è un problema, ci lavoriamo insieme e lo risolviamo”.

Ha detto che il prossimo obiettivo è combattere la mafia. Molto impegnativo. Saggiamente, non ha detto debellare la mafia, ma combatterla, render loro la vita difficile. L’uso delle parole è importante. Adesso ci sta lavorando, va in Sicilia per dare solidarietà a chi la mafia la combatte giorno per giorno. Sta già inviando messaggi positivi su questa nuova battaglia. I Casamonica ne sanno qualcosa. Tutto sommato combattere la mafia non è poi così difficile e si può dimostrare con una certa facilità di averlo fatto.

Salvini ha anche altri obiettivi, ma tutto fa pensare che così come ha raggiunto i primi tre potrà raggiungere anche gli altri.

Tutto questo è perfetto, da un punto di vista comunicativo. C’è anche una proiezione positiva verso il futuro.

Matteo Salvini è quasi sempre sorridente, anche quando viene aggredito verbalmente. Con gli interlocutori comunica sempre per immagini. Associa alle parole delle immagini ad effetto, che richiamano spesso obiettivi già raggiunti o da raggiungere, quali ad esempio i migranti, la Fornero, la Raggi, la spazzatura di Roma, la mafia, i delinquenti in casa, la necessità di difendere i nostri cari. In questo modo suscita in noi delle emozioni associate a quelle immagini, le parole ci rimangono più impresse e richiama nella nostra mente ciò che ha realizzato, assumendosene la paternità.

Salvini dimostra di usare con una certa attenzione le parole, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti comunicativi.

Ad esempio, non dice “vogliamo fermare l’immigrazione irregolare”, ma “vogliamo bloccare il traffico di esseri umani e ridurre i morti in mare”.

Sono due messaggi positivi che sostituiscono un messaggio negativo, visto che tra gli immigrati ci sono anche molte persone che scappano dalla guerra. In sostanza, trasforma un’espressione che potrebbe apparire egoista, e far sentire egoisti gli italiani, in due espressioni che appaiono altruiste.

Anche quando si trova in momenti di relax ci trasmette immagini positive, di sé e dell’ambiente che lo circonda: la Nutella, i pupazzetti, i figli, il mare, un bicchiere di vino tra amici, i suoi figli mentre giocano con bambini africani, il verde di un prato.

Avrete notato che ho sempre parlato di Matteo Salvini e quasi mai del partito, che sarebbe la Lega di Salvini. Infatti, il partito si identifica col suo leader. Sono un tutt’uno. Anche questo trasmette senso di forza e stabilità. Non ci sono voci fuori dal coro. Sembra una corazzata che si muove compatta. La Formazione a Testuggine di Romana memoria.

Questo comportamento li rende meno vulnerabili agli attacchi degli avversari politici e a quelli della stampa.

Un’ultima osservazione.

“Il popolo, anche se diviso e in disaccordo su tutto, davanti ad un pericolo proveniente dall’esterno, un pericolo che minaccia il suo territorio, si ricompatta e combatte unito” (Gustave Le Bon, Psioclogia delle Folle).

Matteo Salvini dice spesso che intende difendere i confini nazionali e con le mani disegna un quadrato. Così facendo sta unendo tutti gli italiani all’interno di questa figura geometrica immaginaria, sta comunicando la necessità di mettere da parte le divisioni e lottare insieme contro il nemico comune, rappresentato dall’immigrazione di massa. Non importa se questo pericolo esiste davvero oppure no. I frutti li raccoglierà nelle urne.Luigi Di Maio da un punto di vista comunicativo

Il Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle ha promesso il reddito di cittadinanza, per poi riqualificare la forza lavoro e dare un lavoro a tutti. Ha parlato di sviluppo del Sud, vaccinazioni, energie alternative, democrazia diretta, lotta alla corruzione, decrescita felice. Molti obiettivi, alcuni difficili da raggiungere, altri non del tutto comprensibili alla gente comune, altri dipendenti da forze esterne (ad esempio dalla Magistratura). Nella maggior parte dei casi è difficile valutare in modo univoco i risultati. Cioè, rispondere a questa semplice domanda, fondamentale per gli elettori:

L’obiettivo è stato raggiunto? SI o NO

Il reddito di cittadinanza era il piatto forte del Movimento. E’ stato fatto, con molte difficoltà perché si tratta di un obiettivo molto impegnativo e costoso. I risultati non si vedono ancora, ci vorrà del tempo. Si tratta comunque di un obiettivo facilmente attaccabile dall’opposizione (non genera PIL, il Nord non è contento, è puro assistenzialismo, non ci sarà il lavoro promesso…).

Lo sviluppo del Sud non è un impegno da poco, e al momento non lo percepiamo. C’è un Ministro per il Sud, Barbara Lezzi, ma i risultati del suo lavoro non si vedono ancora. Il Ministro non comunica idee e progetti per il Sud. Non sappiamo cosa bolle in pentola.

Il Ministro della Salute, Giulia Grillo, ha fatto un passo indietro sulle vaccinazioni, rispetto alla campagna elettorale, e questo non è piaciuto agli elettori. Giulia Grillo ha comunicato incoerenza, 

“promettiamo una cosa e poi ne facciamo un’altra”.

I grillini hanno bloccato le trivellazioni nell’Adriatico, ma non hanno ancora incentivato le energie alternative, l’eolico sembra addirittura osteggiato, non ci sono progetti per il fotovoltaico, altre idee per il momento non si vedono.

Questi atteggiamenti comunicano incertezza, mancanza di una chiara visione di cosa si vuole fare nel futuro.

La democrazia diretta è stata attuata per valutare se dare o negare alla Magistratura l’autorizzazione a procedere contro Salvini. Ma la gente non ha percepito positivamente il metodo, anche perché la decisione l’hanno presa soltanto i sessanta mila iscritti alla piattaforma Rousseau. Molti hanno anche percepito un comportamento da Ponzio Pilato, vale a dire: “decidano gli altri, noi ci laviamo le mani”. E inoltre, il Garante Privacy ha messo in dubbio la correttezza della piattaforma, gettando ombre su una possibile manipolazione dei voti. Pane per gli avversari politici del Movimento e per i giornalisti.

I 5 Stelle hanno espresso posizioni ondivaghe sull’immigrazione e sulla legittima difesa, lasciando a Salvini tutti gli onori per aver raggiunto due obiettivi comunque graditi alla maggior parte degli italiani, eppure c’era stato anche un loro importante contributo su entrambi i fronti.

Le capacità comunicative del Movimento 5 Stelle sono limitate, spesso negative, raccolgono meno di quanto seminano, troppe prime donne che vogliono parlare.

Mentre la Lega dà l’impressione di essere unita e coesa, e di muoversi con coerenza e determinazione, facendo quadrato attorno al leader, i 5 Stelle danno l’impressione di essere una macchina farraginosa, dove alcuni remano da una parte ed altri contro. Ogni decisione sembra sofferta, non si esalta mai il lavoro svolto, i risultati ottenuti, ma si sottolineano i distinguo rispetto all’alleato di governo, le rinunce. “Noi non siamo come loro, siamo migliori”. In questo modo lasciano che siano gli altri a raccogliere i frutti del lavoro svolto.

All’interno del Movimento ci sono sempre quelli che contestano, i perenni insoddisfatti, quelli che la pensano in modo diverso, quelli che avrebbero agito in modo diverso, polemici e corrucciati. Il leader del Movimento, Luigi Di Maio, appare spesso in difficoltà. Non prende posizioni chiare, come Salvini, perché sa che altri esponenti del Movimento potrebbero dargli contro in men che non si dica. I giornalisti sanno chi sono i rivoltosi, i bastian contrari, e vanno subito a cercarli per dare loro voce. E intanto gli avversari politici gongolano.

Il massimo della comunicazione negativa lo raggiungono quando accennano alla decrescita felice. La gente associa decrescita ad aumento della povertà e non capisce come la decrescita possa essere felice.

Tra i valori dei 5 Stelle c’è la legalità e la lotta alla corruzione. Sono valori condivisibili e di fatto condivisi da tutti i partiti. Il problema è che la lotta alla corruzione non la conduce il Movimento ma la Magistratura, quindi un soggetto esterno ai 5 Stelle. La legalità parte dalla serietà delle indagini, dall’approfondimento, dal rispetto del soggetto indagato e non dalla superficiale e illecita diffusione di notizie riservate relative ad un’indagine in corso. Quindi, in Italia nemmeno la Magistratura riesce a muoversi nella legalità. Ci sono troppe talpe disposte a vendere notizie riservate che minano la sua credibilità.

Dal caso Paolo Baffi in poi, i comportamenti della Magistratura fanno riflettere. Se non altro per prudenza, è meglio non affidarsi completamente ad essa. Anche perché in qualsiasi momento potrebbe arrivare un avviso di garanzia ad un qualsiasi politico della coalizione giallo-verde, ivi compresi Conte, Di Maio e Salvini.

E poi cosa fanno, si dimettono tutti per coerenza?

Il fatto di non muoversi in modo coeso e uniforme, troppe prime donne che parlano, rende il Movimento 5 Stelle più vulnerabile e facile da attaccare. Gli avversari politici e la stampa hanno gioco facile. La vulnerabilità trasmette insicurezza alla gente che li ha votati o potrebbe votarli in futuro. I messaggi sono negativi.

Conclusioni

Gustave Le Bon nel suo capolavoro, “Psicologia delle folle”, scritto nel 1885, sosteneva che per avere l’appoggio delle folle bisogna parlare per immagini, dare messaggi semplici e chiari. Diceva che le folle non si muovono grazie alla forza della ragione ma per effetto delle emozioni.

Matteo Salvini segue le regole della comunicazione efficace. Può ancora migliorare, ma le basi non gli mancano. Parla per immagini, fa leva sui sentimenti e non sulla ragione. I suoi comportamenti sono positivi e proattivi. Promette cose che può mantenere costringendo gli avversari politici a recitare sempre la parte del Gufo. Gli obiettivi dipendono soprattutto dalle azioni politiche, per realizzarli non serve l’aiuto di forze esterne.

Raccoglie il 100% di quello che semina, ed anche un po’ di quello che seminano gli altri.

I 5 Stelle dovrebbero studiare l’arte della comunicazione efficace. Sono rimasti all’ottocento. Magari potrebbero iniziare da Gustave Le Bon, per poi passare al superlativo Edward Bernays, il nipotino di Sigmund Freud, uno degli uomini più influenti del ventesimo secolo.

Se non altro, così facendo, i 5 Stelle impareranno a raccogliere almeno quello che seminano, ed anche a porsi obiettivi più semplici da raggiungere e meno dipendenti da forze esterne. Non basta sbraitare per non farsi fagocitare dalla Lega, è necessario capire ciò che la gente vuole, stabilire obiettivi raggiungibili e, soprattutto, comunicare in modo più efficace e coeso ciò che si sta facendo.

Lamentarsi non serve a nulla. Anzi, è un segnale di debolezza che allontana ancora di più gli elettori.

 

di Anya Lai

Fonte: www.altreinfo.org

 

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