Olocausto, perché il negazionismo aumenta, nonostante censura, propaganda, gogna mediatica, repressione? Paolo Germani - www.altreinfo.org

Olocausto, perché il negazionismo aumenta, nonostante censura, propaganda, gogna mediatica, repressione? Paolo Germani

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Secondo il Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes, nel 2004 il 2,7% degli italiani riteneva che la Shoah non fosse mai avvenuta, mentre oggi è il 15,6%.

Questo significa che è in forte aumento il negazionismo.

Risultano in aumento, dall’11,1% al 16,1%, anche coloro che ridimensionano la portata della Shoah.

Questo significa che sempre meno persone credono siano morti sei milioni di ebrei a seguito dell’olocausto.

Inoltre, sempre secondo la stessa indagine, riscuote nel campione un “discreto consenso” l’affermazione secondo cui:

Mussolini è stato un grande leader che ha solo commesso qualche sbaglio” (19,8%).

Fonte: Rapporto Eurispes 2020

E per quanto riguarda il controllo della finanza e dell’informazione:

Il 23,9% degli italiani pensa che gli ebrei controllino il potere economico e finanziario, il 22,2% che controllino i mezzi d’informazione, mentre il  26,4% crede che gli ebrei determinino le scelte politiche americane.

Si tratta di un argomento difficile da trattare e molto spinoso. Cercheremo di analizzare le cause di questo scetticismo crescente nella Shoah e nella versione ufficiale di ciò che accadde durante la seconda guerra mondiale.

In Francia, per aver pubblicato questa immagine un intellettuale di destra è stato processato e condannato.

Per aver diffuso questa immagine sul suo sito internet, Alain Soral, un intellettuale francese, non un negazionista, è stato condannato a un anno di reclusione. Link.

Negazionismo e revisionismo storico

Nel 2004 erano in libera vendita i libri scritti dai revisionisti storici, che nella maggior parte dei casi non negavano l’olocausto, e non erano affatto antisemiti, ma si limitavano a indagare sugli eventi storici cercando di fare chiarezza. Tra i revisionisti più famosi possiamo citare Carlo Mattogno, Paul Rassinier, Maurice Bardèche, Mark Weber, David Irving, Robert Faurisson, Ernst Zündel, Jürgen Graf, David Cole, Pierre Guillaume, Serge Thion, Piero Sella, Claudio Moffa, Cesare Saletta.

Questi sono soltanto alcuni degli autori più noti, oggi ce ne sono molti altri, ed ogni anno esce qualche nuovo libro sull’argomento.

Tra i revisionisti citati c’erano ebrei, cristiani e atei. Si trattava quindi di un gruppo trasversale e disomogeneo di persone, non solo rispetto alla religione, ma anche rispetto alle convinzioni politiche. Alcuni di essi erano infatti di sinistra, altri di destra, ed altri ancora non schierati politicamente. Tutti quanti hanno comunque condotto ricerche storiche impegnative e difficili, alle quali hanno dedicato gran parte della loro vita, girando tra polverosi archivi in Unione Sovietica, Polonia, Germania, Ungheria, Francia e viaggiando in tutta Europa per trovare documenti inediti e prove oggettive dell’olocausto.

I libri dei revisionisti erano in libera vendita, acquistabili anche su Amazon, oltreché in tutte le librerie. 

Inoltre, in rete erano facilmente reperibili i video con i più importanti discorsi di Hitler.

In seguito alle pressioni della Comunità Ebraica Internazionale, da molti anni ormai questi libri non sono più in vendita. Non solo, in molti paesi europei il semplice fatto di pubblicarli è considerato reato penale. In Italia non siamo ancora giunti a questo punto, ma né Amazon né le librerie tradizionali li hanno in catalogo, nemmeno su ordinazione. Infatti, negare o mettere in dubbio la shoah è equivalente a odio antisemita ed è un reato penalmente rilevante.

I siti online, in cui possono essere ancora acquistati, sono stati declassati da Google per renderne ancora più difficile la reperibilità. Il motivo è sempre lo stesso: si tratta di libri che diffondono odio antisemita. In sostanza, la ricerca storica sulla shoah è considerata una forma grave di antisemitismo.

La censura in Internet e nei media

Nel 2004 si potevano ancora fare ricerche in Internet sull’olocausto. Nella prima pagina comparivano, oltre ai siti che proponevano la narrativa ufficiale della shoah, anche i siti negazionisti. Sempre su pressione della Comunità Ebraica Internazionale, il motore di ricerca Google ha deciso di declassare, e in molti casi oscurare, i siti revisionisti e negazionisti, rendendo praticamente impossibile la loro consultazione online e, quindi, la diffusione di punti di vista diversi da quelli ufficiali.

Ormai su Google l’unica verità disponibile è quella ufficiale. Ogni revisionismo storico viene oggi tacciato come razzista e antisemita.

Non basta la censura sui siti. C’è un’altra forma di censura che è quella che colpisce i social, quali ad esempio Facebook, Twitter e Instagram, dove non si possono postare link revisionisti o negazionisti senza vedersi immediatamente chiudere il profilo. L’argomento è inoltre bandito da televisioni, giornali, approfondimenti video, riviste, film, libri, testi scolastici.

YouTube ha rimosso tutti i video in cui Hitler si rivolgeva non soltanto alla folla, ma anche al Reichstag. Sono stati, quindi, banditi da Internet tutti i discorsi politici di Hitler. Con le nuove norme approvate dal Governo Italiano non soltanto non si può più mettere in dubbio la shoah, ma nemmeno il numero di morti, che resta fermo a 6 milioni di ebrei. Ricordiamo che il sito di Auschwitz ha più volte rivisto al ribasso il numero di morti, con l’approvazione e il consenso di studiosi ebrei.

La censura è quindi a 360°.

Il reato di negazionismo

Nel 2004 negare la Shoah non era reato, almeno in Italia. Da allora è stato approvato il reato di negazionismo e recentemente è stata addirittura adottata la definizione di antisemitismo voluta dall’IHRA, che definisce antisemita chiunque critichi Israele e rende difficile ogni critica agli ebrei, di qualsiasi genere. E’, ad esempio, antisemita chiunque sostenga che gli ebrei sono influenti da un punto di vista economico o finanziario, oppure chi dubita della fedeltà degli ebrei verso i paesi in cui vivono.

In altri paesi europei è stato introdotto il reato di negazionismo con pene detentive molto severe. Alcuni degli autori citati in precedenza hanno dovuto scontare il carcere per aver parlato di olocausto in termini non consentiti, come fossero dei pericolosi delinquenti.

Il giorno della memoria

Nel 2004 non c’era il giorno della memoria. Nei libri di storia, quando si descrivevano i fatti della seconda guerra mondiale, si affrontava anche l’olocausto, al quale si dedicava al massimo una pagina o un approfondimento. Nei testi scolastici la seconda guerra mondiale veniva descritta come una disgrazia planetaria, costata la vita a quasi ottanta milioni di persone, tra cui 24 milioni di russi, durante la quale erano state distrutte intere città tedesche dalle bombe al fosforo e due città giapponesi dalle bombe atomiche. Un panorama desolante.

Oggi invece c’è il giorno della memoria, diventato ormai il mese della memoria, durante il quale si verifica un susseguirsi continuo e ininterrotto di manifestazioni di solidarietà verso il popolo ebraico. A gennaio di ogni anno il Ministro dell’Istruzione si reca in visita ufficiale ad Auschwitz, insieme a cento allievi e ad importanti esponenti della comunità ebraica, accompagnati da stormi di giornalisti e TV. Tutti i ragazzi partecipano a conferenze, assistono a proiezioni cinematografiche, leggono libri sulla shoah. Tutte le televisioni organizzano una particolare programmazione, come se questo fosse l’evento più importante e atteso dell’anno.

Non c’è ragazzo che non abbia letto almeno una volta il “Diario di Anna Frank”, “Se questo è un uomo” e “La notte” di Elie Wiesel, ed è impossibile trovarne uno che alle scuole medie non abbia ancora visto Schindler’s List, nonostante la crudeltà, la violenza e la scarsa aderenza storica di questo film.

Non vi è politico che non si sia recato almeno una volta ad Auschwitz e a Gerusalamme, in visita al Giardino dei Giusti, presso il Mausoleo di Yad Vashem, o addirittura a piangere e pregare presso il Muro del Pianto. Nei libri di storia assume ogni anno più importanza l’olocausto che appare sempre più chiaramente come l’unica grande disgrazia della seconda guerra mondiale. Non si parla più dei 24 milioni di russi e delle bombe atomiche, bensì dei 6 milioni di ebrei morti e della violenta persecuzione subita dal popolo eletto.

I libri sulla Shoah e Hollywood

Ogni anno vengono dati alle stampe nuovi libri in cui si parla dell’olocausto. Gli ebrei sono sempre protagonisti positivi. Un popolo senza macchie che ha sofferto perché dotato di grandi capacità, ricco, intelligente, religioso, operoso, diverso. Un popolo perseguitato per invidia, per ottusità, per la bramosia di impossessarsi delle loro ricchezze. La stessa narrativa viene sottolineata da Hollywood, non passa giorno in cui non ci sia un nuovo film dedicato all’olocausto, presentato ormai come l’unica vera grande disgrazia dell’umanità.

In realtà gli ebrei sono esseri umani come tutti gli altri, alcuni sono buoni ed altri cattivi.

La propaganda però li santifica tutti, senza eccezione, siano essi buoni o cattivi.

Tutto questo non viene percepito positivamente dalla gente. La storia racconta che gli ebrei sono come gli altri esseri umani, hanno fatto cose buone ed anche cose cattive, hanno contribuito allo sviluppo economico e sociale dell’umanità, così come a scatenare guerre e devastazioni.

Occultare quest’ultima parte non serve a nulla.

Nonostante tutto il negazionismo cresce

Ecco, nonostante tutto ciò, vale a dire la propaganda assillante, la santificazione del popolo eletto, la loro continua presenza in televisione e nei giornali, la rappresentazione positiva di tutti gli eventi che li riguardano, il negazionismo cresce a ritmi vertiginosi.

Forse è proprio questo il problema.

L’eccesso di esposizione mediatica genera un effetto contrario.

Togliere la parola a chi la pensa in modo diverso, zittire e accusare di fascista chiunque interpreti i fatti in modo disallineato, stabilire una verità storica in una legge dello Stato, insistere nella censura preventiva, denunciare e mettere alla gogna addirittura chi cita i Protocolli dei Savi di Sion, oscurare e rendere invisibili gli eventi storici negativi, chiudere i siti dei revisionisti, imprigionare chiunque scriva sull’argomento in modo non allineato, impedire la diffusione di libri o materiale non conforme, porre ogni giorno l’antisemitismo come il più grande problema del pianeta e dell’umanità intera, tutto questo non paga.

L’industria dell’olocausto

Nell’anno 2000, Norman Finkelstein, storico e politologo ebreo americano, docente universitario, figlio di sopravvissuti al ghetto di Varsavia e ad Auschwitz, ha pubblicato un libro dal titolo emblematico:

“L’industria dell’olocausto”

In quel libro Finkelstein criticava aspramente il fatto che la sofferenza degli ebrei venisse sfruttata come un’industria.

Anche in questo caso, il libro è stato censurato, ed  oggi è quasi introvabile.

Norman Finkelstein, uomo di sinistra, ricercatore coraggioso, ha pagato un caro prezzo per questa scelta. Oggi è emarginato, ha perso la cattedra all’università, non può più entrare in Israele ed ha il divieto di entrare in Germania per tenere conferenze.

Eppure non si tratta di un negazionista.

Secondo Norman Finkelstein, lo sfruttamento dell’olocausto per fini commerciali avrebbe permesso di ottenere miliardi di risarcimenti, anche a chi non ne aveva diritto, ed alcuni notevoli vantaggi politici nella gestione della questione palestinese. Avrebbe anche permesso agli ebrei di recitare il ruolo di eterne vittime, sempre perseguitati, assicurando ulteriori vantaggi. Lo sfruttamento per fini commerciali della shoah e l’accusa di antisemitismo rivolta a chiunque muova critiche agli ebrei, avrebbero anche permesso di stendere una cortina fumogena su tutte quelle attività che maggiormente esponevano a critiche il popolo ebraico.

Insomma, la shoah è vista come un grande affare, non soltanto commerciale.

Non dimentichiamo che la Comunità Ebraica Internazionale sta chiedendo con forza alla Polonia un indennizzo pari a 300 miliardi di dollari per i danni che hanno subito gli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Quindi, le richieste di denaro non stanno affatto diminuendo.

Antisemitismo ed etnocentrismo

Ricordare ogni giorno l’olocausto, organizzare ogni giorno manifestazioni di solidarietà verso la comunità ebraica, tacciare di antisemita chiunque proponga visioni storiche non convenzionali, non aiuta a superare il problema dell’antisemitismo, anzi, forse lo acuisce.

Non è sempre vera l’affermazione:

“La memoria rende liberi. Mai dimenticare”.

Qualche volta la memoria ossessiva di un evento finisce per oscurare tutti gli altri eventi, presenti e passati, che caratterizzano la lunga e tormentata storia dell’umanità.

L‘etnocentrismo ebraico non solo impedisce di guardare avanti, ma costringe tutti, anche i gentili, a guardare sempre indietro, verso un unico evento storico, l’olocausto. L’umanità tutta, sia quella dei gentili che quella degli ebrei, vorrebbe fare anche altro nella vita.

Alexander Solgenitsin, nel suo libro “Due secoli insieme”, afferma che in Russia, nel 1927, chi non si esprimeva a favore degli ebrei era sospettato di pensare male di loro, e di essere quindi antisemita. Questo era un reato che poteva costare la vita. Ricordiamo che gli ebrei furono in seguito perseguitati non soltanto da Hitler, ma anche da Stalin.

Le esagerazioni portano male.

 

di Paolo Germani

Fonte: www.altreinfo.org

NB: “Due secoli insieme” di Alexander Solgenitsin è un libro in libera vendita. E’ basato su analisi storiche e non è un’opera antisemita o negazionista.

***

 

***

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

You may also like...

error: Alert: Content is protected !!