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1. L’ebreo internazionale: controllo e predominio nel teatro degli Stati Uniti. Henry Ford

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Henry Ford è stato, senza alcun dubbio, uno dei più grandi imprenditori del ventesimo secolo. Nato nel 1863 a Dearborn, Michigan, fondò la casa automobilistica che porta ancora il suo nome. Grazie alle sue idee imprenditoriali e alle geniali intuizioni accumulò un patrimonio stimato in 199 miliardi di dollari, divenendo uno degli uomini più ricchi della storia. La mitica Ford T venne prodotta in 15 milioni di esemplari ed è tuttora il modello più venduto della storia. Il suo sogno è sempre stato quello di abbassare il prezzo delle automobili affinché queste potessero essere acquistate da tutti gli americani e non soltanto dalle persone più abbienti. E per ottenere questo risultato inventò un metodo, che porta tuttora il nome di “fordismo”.

henry Ford, l'ebreo internazionale

In questo post ed in altri che seguiranno, ci occuperemo però di alcuni aspetti marginali della vita di Henry Ford, meno noti ma comunque molto significativi. Nel 1920 scrisse un libro, intitolato “L’ebreo internazionale” (The International Jew: The World’s Foremost Problem). Non lo ha scritto per un interesse economico, certamente non aveva bisogno di denaro, ma perché voleva sensibilizzare la popolazione degli Stati Uniti su alcuni problemi che lui riteneva essenziali per il futuro del suo paese. Henry Ford non era certamente un uomo influenzabile, faceva sempre di testa sua. Possiamo quindi supporre con ragionevole certezza che quanto ha scritto nel suo libro l’abbia scritto per convinzioni personali. E sicuramente non per sentito dire, visto che era ciò che lui osservava giorno per giorno nel suo paese. Quest’opera oggi verrebbe tacciata di complottista ed Henry Ford accusato di antisemitismo e “istigazione all’odio razziale”, ma questa è un’altra storia.

Quanto riportato in seguito è tratto dal libro “L’ebreo internazionale”. Nella lettura teniamo presente che è stato scritto un secolo fa.

Il predominio degli ebrei nel teatro degli Stati Uniti

Il Teatro è sempre stato un mezzo efficacissimo per influenzare l’opinione pubblica; un valido alleato per quanti, restando fra le quinte, inculcano le loro idee nelle masse popolari. Non è un mero caso se in Russia i bolscevichi patrocinarono i teatri orientati verso le loro idee, dato che gli effetti del teatro, nel plasmare l’opinione pubblica, sono efficaci quanto quelli della stampa. Nessuno ignora che oggi il Teatro Americano è sotto l’oligarchica influenza giudea. Non solo la direzione dei teatri è ebrea, ma sono ebrei la maggior parte degli attori, dei registi, ed è ebreo il contenuto artistico, e il modo come viene presentato al pubblico. Tutti i giorni si rappresentano nei Teatri degli Stati Uniti opere i cui autori, scenografi e attori sono ebrei. Non sono mai opere d’arte, né si mantengono troppo tempo in cartellone. E’ naturale, perché lo scopo degli ebrei non è di avere un successo artistico, né di perfezionare l’arte scenica nazionale, né di creare un pregevole stuolo di artisti. Il loro scopo è finanziario, propagandistico e razziale; cioè essi vogliono far spendere denaro ai non ebrei, sottoponendoli, per giunta, alla loro propaganda giudaica.

Fino al 1885, il teatro americano era stato nelle mani dei non ebrei. In quell’epoca iniziò l’intromissione giudaica e, con essa, la decadenza del teatro come istituzione artistica e morale, decadenza che aumentò progressivamente col crescere dell’influenza ebraica. L’età dell’oro del teatro americano è ormai tramontata. I grandi attori di un tempo sono morti, senza aver lasciato degni successori. Lo spirito nobile ed elevato di un tempo non piace più; non rende. Educare con gli spettacoli non è cosa da ebrei.

Se di tanto in tanto si rappresenta ancora un qualche lavoro sano e onesto, è per fare una concessione ai pochi che ancora apprezzano il buon teatro; la generazione attuale preferisce un altro genere. La Tragedia? Sciocchezze! I temi oggi preferiti sono sempre sensazionali, stupidi, volgari, degradanti, negativi. Per l’impresario ebreo la merce che si vende meglio è la carne femminile, possibilmente seminuda. Le modificazioni che gli ebrei hanno introdotto nel teatro americano, e che tutti possono facilmente constatare, si manifestano sotto quattro aspetti.

In primo luogo l’ebreo ha dato la preferenza alla grandiosità meccanica, sopprimendo così l’azione e l’ingegno umani. Lo scenario, invece di cooperare al successo dell’opera artistica, ha acquisito un proprio significato preponderante. Il grande attore non ha alcun bisogno di grandi meccanismi scenici, ma gli attoruncoli, che interpretano i lavori ebrei, non ne possono fare a meno. Lo scenario è in realtà tutta l’opera. Perciò l’ebreo ama investire il suo denaro in legno, stoffe, colori, luci e altri accessori, trasformando il teatro in uno spettacolo indegno, senza arte né idealismo.

In secondo luogo, l’ebreo rivendica per sé il merito di aver introdotto nei palcoscenici il sensualismo, fatto di procacità, e tipico dei caffè-concerti di infima categoria. Le insinuazioni, le situazioni scabrose, la crudezza delle scene, la nudità di uomini e donne, denotano uno studio dell’arte di degradare l’uomo; di idee, invece, neanche l’ombra.

La terza conseguenza dell’invasione giudaica nel teatro americano, consiste nella introduzione dello Star System, con i suoi divi, assi e stelle. Questi ultimi anni ci hanno fatto conoscere un’infinità di queste Star, che brillano solo grazie alla pubblicità fatta loro dai Trust teatrali. Mentre prima gli artisti giungevano alla celebrità grazie al favore del pubblico, oggi la raggiungono, come delle saponette, solo tramite una reiterata pubblicità fatta loro dal proprietario del teatro, o dal produttore.

Educare e perfezionare gli artisti, per avere autentiche celebrità, costa tempo e denaro; una buona pubblicità dà gli stessi risultati con maggiore rapidità. La quarta ed ultima conseguenza dell’invasione ebraica del teatro americano, è stata la creazione delle Agenzie Teatrali.

Mai come in questi ultimi tempi, si è potuta osservare una corrente più attiva, per obbligare il teatro, dominato dagli ebrei, a servire da strumento per l’apoteosi del giudaismo; ma tutti i tentativi fatti in questo senso, nonostante la vistosa pubblicità, il favore della critica, e le protezioni autorevoli, sono miseramente falliti. Il fulcro della questione teatrale consiste comunque, ancora una volta, nel sapere con quali mezzi sia stato ottenuto questo predominio ebraico, e a quali scopi viene utilizzato.

In primo luogo è un fatto che gli antichi impresari non ebrei morirono poveri, perché il loro scopo principale fu quello di favorire l’arte e i suoi interpreti, e non quello di ottenere grandi profitti. Gli impresari e i proprietari di sale ebrei, invece, si arricchiscono enormemente, perché danno al teatro il carattere di un’impresa strettamente commerciale, ed hanno inventato, fin dal 1896, il Trust Teatrale, che aveva sotto il suo controllo 37 teatri in diverse città americane, potendo così assicurare lavoro alle compagnie per lunghe stagioni. Contro questa organizzazione, e contro il modo usato per l’affitto dei locali, non poterono lottare le compagnie che agivano indipendentemente dal Trust, e che dovettero soccombere e sparire.

Così, fin dal principio del XX secolo, il Trust Teatrale ebreo domina su tutta la linea. Questo trust ha convertito l’arte in una mera questione di danaro, funzionando come un meccanismo commerciale e un’impresa ben diretta. Esso ha soppresso qualsiasi iniziativa artistica, schiacciando senza pietà i nobili tentativi delle persone di ingegno, eliminando sistematicamente impresari e attori di merito, disprezzando i lavori di riconosciuto pregio artistico, per favorire la popolarità di elementi di dubbio valore, ma ebrei per la maggior parte. Opere drammatiche, teatri e attori furono commerciati come mercanzie. Tutto quanto venne in contatto con il trust ebreo, acquistò subito lo spirito meschino e ristretto che solo nell’ebreo è dato riscontrare.

Prodigo da principio di gentilezze con impresari, autori, attori e critici, il trust non tardò a mutare contegno una volta raggiunto il potere. Se qualche critico onesto tentò di opporsi ai sistemi del Trust, indicando all’opinione pubblica il carattere volgare e il basso livello degli spettacoli, fu bandito dai teatri del trust, e i proprietari del giornale ebbero l’obbligo di licenziarlo, per non perdere i lucrosi annunci che il trust avrebbe altrimenti annullato. Fino a poco tempo fa, il trust possedeva ancora la lista nera dei giornalisti indesiderabili, che non devono trovare posto in nessun giornale o rivista. Ormai non sono più i lavori teatrali che interessano, ma gli edifici dove agiscono le compagnie.

Dalla massa di letterati e scrittori moderni, solo due o tre riescono ad emergere, ma, in cambio, si costruiscono, solo a New York, una dozzina di palazzi destinati a teatri, in cui le poltrone si noleggiano a ore, a prezzi molto alti. Il dio danaro è l’anima dell’intera vicenda; il palcoscenico è una semplice esca per spillare e attirare i quattrini. Il successo artistico non ha nessuna importanza. Lo scopo del trust è quello di fabbricare lavori teatrali, e di costruire teatri, in modo che i capitali investiti in questi affari assicurino il massimo rendimento. Non ci sono che i circoli filodrammatici e i teatri di dilettanti, sparsi negli Stati Uniti, che denotino come, anche nel campo teatrale, si faccia strada in America un movimento antisemita.

 

di Henry Ford

Tratto da: “L’ebreo internazionale”

Prefazione: Paolo Germani

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