Gli ebrei pensano soltanto al bene di Israele o anche a quello del paese in cui vivono da sempre? Mattia Liviani - www.altreinfo.org

Gli ebrei pensano soltanto al bene di Israele o anche a quello del paese in cui vivono da sempre? Mattia Liviani

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Nel 1920 Henry Ford si poneva il seguente problema.

Negli Stati Uniti stanno entrando centinaia di migliaia di persone, provenienti da Polonia, Russia, Germania, Ungheria, Romania e da molti altri paesi europei. Noi pensiamo di accogliere polacchi, russi, tedeschi, ungheresi e rumeni, ma non è così. Noi pensiamo che tutta questa gente sarà grata agli Stati Uniti per l’accoglienza data, si integrerà e farà propri i valori americani, ma non è così. Noi pensiamo che queste persone un domani faranno gli interessi degli Stati Uniti e combatteranno per questo paese, ma non è così.

Gran parte di queste persone sono ebrei e stanno costruendo un paese invisibile e impalpabile dentro il nostro paese, rispondono ad interessi che non sono i nostri, ma parlano e si atteggiano come noi. Si nascondono dietro nazionalità che non valgono nulla e a cui non ci tengono, ma costituiscono una vera e propria nazione trasversale all’interno della nostra nazione.

Henry Ford aveva visto ciò che avevano fatto gli ebrei, e in particolare gli ebrei tedeschi, durante la prima guerra mondiale. Aveva visto quanto la stampa ebraica e l’intera comunità ebraica mondiale aveva fatto perché gli Stati Uniti entrassero in guerra contro la Germania. E si era posto alcune domande, che altri non si erano posti.

La prima è questa:

Com’è possibile che tedeschi di religione ebraica, persone che parlano una lingua affine al tedesco in casa propria, imparentati con altri tedeschi rimasti nei territori germanici in cui vivono da secoli, si mobilitino in questo modo contro il proprio paese, boicottandolo e propagandandone la distruzione?

Henry Ford sapeva che alla Conferenza di pace di Parigi avevano partecipato 114 ebrei in rappresentanza degli Stati Uniti. Sapeva che il Trattato di Versailles era stato imposto alla Germania dagli ebrei, travestiti da inglesi, americani, francesi e altre nazionalità, ma rispondenti ad un unico interesse, quello degli ebrei. Sapeva anche che alla Germania era stata imposta una pace spietata. Una pace che apriva la strada ad un’altra guerra, ancora più devastante della prima, con l’obiettivo di portare a termine la distruzione del loro paese di origine.

Eppure la Germania non aveva fatto nulla di male agli ebrei, non li aveva perseguitati, anzi, li aveva sempre accolti e trattati con rispetto. Gli ebrei tedeschi, prima e dopo la grande guerra, occupavano posti di prestigio, nella politica, nella cultura, nelle arti, nell’economia e nella finanza.

Henry Ford conosceva il contenuto della Dichiarazione Balfour, ne parla anche nei suoi libri. Sapeva quindi il perché gli ebrei avevano tradito senza remore e pietà il paese che, secondo logica, avrebbe dovuto rappresentare “la loro patria”.

E allora si era posto anche una seconda domanda:

Cosa sarà degli Stati Uniti quando queste persone avranno un interesse diverso dal nostro? Distruggeranno anche gli Stati Uniti, così come hanno fatto con la Germania?

La risposta è si, caro Henry. Quando a loro non interesserà più nulla degli Stati Uniti, lasceranno in piedi soltanto la sua carcassa vuota. Ma per ora puoi star tranquillo e riposare in pace. Finché ci saranno burattini americani pronti a bombardare a destra e a manca, come, quando e dove dicono i padroni, siete in una botte di ferro.

E comunque, quando vi rimarrà in mano soltanto la carcassa del vostro paese, per lo meno, sarete di nuovo persone libere.

 

di Mattia Liviani

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