Ci irrorano con la depressione per non fare troppo rumore. Barbara Tampieri - www.altreinfo.org

Ci irrorano con la depressione per non fare troppo rumore. Barbara Tampieri

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Come la depressione, non curata e artificialmente indotta, diventa arma di repressione della resistenza.

Le nostre popolazioni vengono oramai da anni scientificamente sottoposte a quella che viene definita “dottrina dello shock”, un metodo per imporre condizioni di vita normalmente inaccettabili adducendo la ragion di debito e di crisi reale o confabulata, presunti problemi di denatalità che provocano necessità impellenti di mescolanza di culture incompatibili e l’esigenza di attuare fantasmatiche “riforme”.

Questo continuo stress economico e sociale ci pone nelle stesse condizioni di chi vive in uno stato di guerra. Una guerra in questo caso economica, finalizzata a restringere le aree di benessere ad una sempre più infima élite, ad impedire che, come avveniva in passato in epoca di economia espansiva, sempre più larghe fette di popolazione siano messe in grado di uscire dalla miseria per acquisire un certo grado di benessere e protezione sociale e a far sì che quelle che già ne godono vengano retrocesse nella povertà. Guerra che, tra pochi giorni, l’11 di settembre, entrerà nel suo diciassettesimo anno.

Siamo nell’epicentro di un inedito periodo di implosione e regressione verso la preistoria, di smottamento di ogni certezza e di negazione di tutto ciò che la civiltà ha raggiunto nei secoli. Periodo che, paradossalmente, si autodefinisce il più aperto e progressista della storia.

Per vivere in periodo di pace occorre energia ma per sopravvivere in condizioni di stress e di pericolo, quale richiede uno stato di guerra, ne occorre quanta siamo capaci di immagazzinarne e ancor di più. Mi riferisco all’energia fisica, che dipende dai nutrienti che introduciamo con l’alimentazione ma, soprattutto, a quella psichica che, opportunamente attivata e modulata, permette di moltiplicare ed utilizzare al meglio l’energia fisica e addirittura di sopperire alla sua carenza aprendo canali di rifornimento sconosciuti e per certi versi misteriosi.

Per dare un’idea della sua potenzialità, è l’energia che, in situazioni di pericolo per la prole, può consentire ad una donna fragile di sollevare un quintale per liberare il figlio incastrato sotto delle macerie; che permette ai soldati in battaglia di continuare a combattere pur amputati di un braccio senza che se ne rendano conto e che percepiscano il dolore fisico. E’ l’energia grazie alla quale alcuni mistici cristiani sono riusciti per anni a sopravvivere digiunando, diremmo nutrendosi solo di Dio, e che permette ai soggetti anoressici di vivere ai limiti della denutrizione (cfr. Ginette Raimbault, Caroline Eliacheff, “Le indomabili. Figure dell’anoressia: Simone Weil, l’imperatrice Sissi, Caterina da Siena, Antigone”). Il misticismo e la filosofia orientali, allo stesso modo, hanno sviluppato nei millenni tecniche in grado di rallentare e quasi sospendere le funzioni vitali. Questa energia mentale consente in pratica di sviluppare capacità eccezionali.

Nella vita di tutti i giorni è noto che, se abbiamo un compito importante da svolgere, una preoccupazione che monopolizza la nostra attenzione, oppure siamo innamorati o coinvolti in un evento stressante, sia in positivo che in negativo, non sentiamo più la fame o la sete ma, il che è ancora più sorprendente, non siamo più afflitti dai malanni e dolori che normalmente ci affliggono. Tuttavia, in ogni situazione che richieda il massimo delle nostre risorse energetiche, sono la convinzione e la volontà di riuscire ad arrivare alla soluzione che ci danno la carica per trovarla e contrastare e sconfiggere l’avversità ed è la consapevolezza che ce la faremo, che saremo vincenti, a conferirci i super poteri energetici che ho testé descritto.

Ora, esiste uno stato mentale in grado di azzerare questa energia togliendo in chi ne è afflitto ogni speranza di poter risolvere i problemi: la depressione. Lo stato d’animo della depressione e della sua forma cronica e più maligna, la melancolia, sono riconducibili ad un paio di concetti assai in voga, che ci vengono propinati in ogni momento attraverso i media: “Non vi sono alternative” e “Non è attuabile”.

Conosco assai bene la depressione, essendone stata afflitta in gioventù per ben dodici anni. Conosco quel dolore atroce e quell’assoluta disperazione che ai depressi danno le giornate di sole e cielo terso quando normalmente dovresti essere felice solo per il fatto di esistere e poter gustare tutta quella bellezza; conosco quella vocina insistente che ti dice: “Non hai speranza, davanti a te c’è solo un muro nero oltre al quale c’è il nulla; il futuro non esiste per te, ammazzati”.

Ogni volta che sento recitare sui media il mantra del T.I.N.A. (“There Is No Alternative”, non vi è alternativa che, in quel caso, si riferisce al non poter sfuggire a ciò che è stato pensato per noi, mentre la versione positiva sarebbe invece “non vi è alternativa a che tu reagisca e ti difenda dal male”) ripenso alla mia lotta contro la depressione e quando sento amici, pur pienamente consapevoli della necessità di reagire per combattere la più importante guerra per la propria sopravvivenza che siamo mai stati chiamati a combattere ripetere sconsolati “è tutto finito”, non posso fare a meno di pensare che la depressione può essere indotta e che, anzi, viene consapevolmente coltivata come arma di repressione del dissenso.

Qualche tempo fa vidi un documentario sulla crisi in Grecia, che tratta in specifico dell’epidemia di depressione che è calata sul paese come un castigo biblico. Ve ne ho già parlato ma giova riproporlo, visto che ben poco nel frattempo in Grecia è cambiato, anche se gli avvoltoi, finito il pasto, vogliono farci credere che vi sia ancora qualcosa da mangiare in quella sventurata terra colpevole di aver generato dai suoi lombi la democrazia. Cercatelo in rete il film, guardatelo nuovamente e nuovamente inorridite. Osservate come con la dottrina dello shock si possa provocare un disastro mentale su larga scala, un genocidio senza sparare un colpo ma solo con grazie alla propaganda ed ai telegiornali ansiogeni dei quali parlano gli psichiatri nel documentario.

L’ansia, il senso di colpa, quello di vergogna e la disperazione possono essere inoculati a milioni di persone, mentre si opera criminalmente per derubarle della propria ricchezza e gettarle nella disperazione della miseria. E’ istigazione collettiva al suicidio. E’ la prova di un crimine contro l’umanità, uno dei più efferati, che però sta passando sotto silenzio grazie a coloro che vorrebbero esportare, dopo il grande successo in Grecia, la medesima terapia da noi e nel resto dell’Europa “di seconda classe”. Per liberarsi delle nuove vite indegne di essere vissute. O che hanno vissuto al di là delle proprie possibilità. Bambini cattivi che rifiutano di fare i compiti.

Tra le testimonianze raccolte nel documentario, oltre a quelle degli operatori psichiatrici dei centri di aiuto che raccontano le cifre della tragedia, come l’aumento del 28% dei suicidi e l’impennata della depressione tra la popolazione, stringono il cuore quelle dei bambini e i loro disegni, con quei soli neri. Piccoli già vittime del convincimento che siano stati i politici locali a ridurre le loro famiglie alla fame – e non gli interessati corruttori stranieri – ma che soprattutto la colpa sia stata di quelle famiglie, che hanno “speso troppi soldi”.

C’è una particolare forma di sadismo in colui che ti toglie la felicità sostenendo che se sei stato felice fino ad ora non avresti avuto diritto di esserlo. C’è un che di pedagogia nera dall’origine inconfondibile in questo senso di colpa inoculato come un veleno in popolazioni talmente solari, per restare in tema, da inventarsi, come vedrete nel film, una terapia a base di risate per tentare di sopportare l’angoscia del quotidiano. Uno degli intervistati dice, ad un certo punto:

“Noi abbiamo il sole. Sono riusciti a farci sentire in colpa per avere il sole.”

Vi è l’uomo che racconta di essere invecchiato di vent’anni in poco tempo e che non si suicida perché non vuole lasciare il figlio solo.

Chi viceversa addirittura ha già preparato la corda appesa e te la mostra.

Un popolo intero in preda alla depressione, una depressione provocata scientificamente dall’invidia del sole.

Questa depressione viene irrorata, come fosse un agente chimico tossico invisibile, su popolazioni ignare, principalmente dai media mainstream. Ecco perché occorre non ascoltare le loro sirene e non farsi coinvolgere emotivamente dai loro messaggi ansiogeni e soprattutto non farsene convincere. Per far ciò è sufficiente smettere di guardare le trasmissioni di approfondimento e ridurre al minimo l’esposizione ai telegiornali, armandosi degli strumenti di difesa critica contro la propaganda che possono essere acquisiti informandosi consapevolmente su altri canali e interagendo il più possibile con le altre persone nella vita reale. Mantenere il contatto con la realtà quotidiana permette di liberarsi dalla Matrix virtuale nella quale vorrebbero imprigionarci.

Solo divenendo consapevoli della propria libertà e possibilità, attraverso la volontà, di cercare la soluzione ai problemi, siamo in grado di recuperare, moltiplicare ed affinare quella famosa energia psichica, a questo punto sicuramente rivoluzionaria, della quale parlavo all’inizio e che io identificai in quell’altra vocina, opposta a quella che mi suggeriva di farla finita, che mi scongiurava di reagire e fare qualcosa per uscire dalla depressione. Non vi è realmente altro modo pratico di reagire al clima depressivo indotto che cercare di sentire quella voce e seguirla, anche perché la cura della depressione come malattia oggi rischia di diventare una chimera.

Io uscii dalla depressione grazie ad un bravo medico, alla mia ritrovata energia vitale e alla droga. Non sto scherzando. Proprio di recente, cercando notizie sugli antidepressivi di ultima generazione, rivelatisi inutili e dannosi su diversi amici, ho scoperto che il farmaco che utilizzai durante la psicoterapia e che posso dire mi abbia guarita, l’amineptina cloridrato, non solo è stato ritirato dal mercato nel 1999 (cfr. Min.Sanità – Revoca dell’autorizzazione all’immissione in commercio delle specialità medicinali “Survector” e “Maneon”. G.U. Serie Generale n. 31 del 08/02/1999) ma è stato addirittura inserito nelle «Tabelle contenenti l’indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative preparazioni» nel 2005 (ministro Sirchia), diventando quindi tecnicamente una droga al pari dell’eroina.

“Il Ministero della Salute, con decreto del 17 novembre 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 febbraio 2005, ha aggiunto, nelle tabelle contenenti le sostanze stupefacenti e psicotrope, l’amineptina, antidepressivo atipico con effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale, in grado di produrre uno stato di dipendenza fisica nell’uomo e disturbi delle funzioni motorie o di pensiero o di comportamento o di percezione degli stimoli esterni.

Studi clinici condotti sull’uomo hanno dimostrato che l’amineptina provoca dipendenza ed abuso, specie nei pazienti con precedenti storie di tossicodipendenza. Il farmaco viene impiegato anche per la disassuefazione della dipendenza da amfetamine.” Fonte: Gazzetta Ufficiale dell’8/2/2005 Decreto 17 novembre 2004 – Aggiornamento delle tabelle contenenti l’indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative preparazioni, di cui al decreto del Ministro della Sanità 27 luglio 1992, e successive modificazioni.

Allora, verrebbe da chiedere al legislatore: l’amineptina cloridrato curava la dipendenza o la provocava? Non era forse sufficiente sconsigliarne l’uso sui pazienti con storia di dipendenza?

Le benzodiazepine, prescritte a quintali da qualunque medico di base, danno assai più dipendenza dell’amineptina che, a parte un po’ di nausea i primi giorni, ti riconciliava con Eros e la sessualità, esaltandone il piacere.

Visto l’effetto degli antidepressivi attuali sui soggetti depressi che ho avuto modo di osservare mi viene da pensare che il vero motivo per cui l’amineptina è stata ritirata è che curava davvero la depressione e quindi rappresentava un’anomalia nel mondo in cui ogni paziente in più fidelizzato mediante la cronicizzazione delle sue malattie significa maggiore fatturato.

Per lo stesso motivo, perché funziona e costa poco, viene boicottata – in UE con modalità kafkiane – la melatonina, che non regolarizza soltanto il sonno ma, ad esempio, può alleviare fin quasi ad azzerarli i disturbi della menopausa oltre a rallentare in maniera quasi miracolosa l’invecchiamento.

Con quali farmaci non pericolosamente ricreativi e sexy è stata sostituita la licenziosa amineptina con i suoi orgasmi prorompenti? Con gli SSRI, gli antidepressivi che, al contrario, azzerano il desiderio e rendono impotenti troppi uomini che disgraziatamente se li vedono prescrivere. Non si tratta di effetti momentanei legati al periodo di assunzione del farmaco ma, assai spesso, di danni permanenti a lungo termine. La frequenza del danno è tale che è stata creata ad hoc la denominazione Disfunzione Sessuale Post SSRI, uno stato patologico iatrogeno, ovvero provocato da una pratica medica, totalmente oscurato dai media e taciuto da chi ne è affetto. (cfr. “Citizen petition: Sexual side effects of SSRIs and SNRIs“.

Riuscite a cogliere il senso e l’utilità di farmaci che, visto che sei depresso e non hai voglia di niente, non trovano di meglio che toglierti anche uno dei piaceri più importanti della vita, il sesso, castrandoti del tutto? Aggiungendo alla depressione, che non viene assolutamente alleviata ma anzi, aggravata, l’angoscia “di non riuscirci” e quindi di conseguenza facendoti perdere ancor più la speranza di guarire? Eppure i medici continuano a prescriverli nonostante la letteratura ormai ricchissima sulla PSSD. Tanto, se il problema è l’erezione, magari in un ragazzo di vent’anni, che sarà mai? C’è il Viagra, un altro farmaco costoso da buttar giù. Curare il danno da farmaco con un altro farmaco. E forse, tanto per essere complottista fino in fondo, combattere ancora una volta e con l’ennesima arma letale, la guerra finale contro il maschio occidentale.

Di fronte al fenomeno sconcertante della castrazione chimica legalizzata indotta dagli antidepressivi e dal contemporaneo boicottaggio di tutte le molecole che fanno star bene le persone, sono esagerata se penso che in fondo non vi sia più alcun interesse a debellare la depressione ma anzi, si voglia non solo perpetuarla ma renderla endemica perché ciò è funzionale alla strategia globale della dottrina dello shock? Perché, oltre il livello di danno individuale, un popolo depresso – come dimostra l’esperimento Grecia – è più facilmente controllabile, può essere sottomesso più alla svelta e difficilmente ti farà una rivoluzione perché, opportunamente irrorato di depressione e privato così della sua preziosa energia vitale, soprattutto quella psichica, basterà portarlo in cima al burrone e penserà da sé a suicidarsi per la vergogna di vivere in un paese baciato dal sole.

 

di Barbara Tampieri

Fonte: http://ilblogdilameduck.blogspot.com

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