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I «ghetti social» del totalitarismo plutocratico. Elena Dorian

I social network hanno fatto sfoggio dei propri muscoli, dimostrato tutto il potere di cui dispongono. Hanno censurato Donald Trump e chiuso il suo profilo, facendo sì che non potesse più rivolgersi al suo pubblico, composto da oltre 90 milioni di persone negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

Aziende private, mosse da interessi commerciali, hanno dimostrato di poter censurare chiunque, ovunque e in qualsiasi momento. Loro decidono, senza rispondere ad alcuna legge, chi può parlare e chi no, senza l’intervento di un giudice, senza giustificare nulla.

Quindi, cosa dobbiamo fare?

Bisogna cercare social alternativi, questa è la risposta che in tanti si affrettano a dare. Quelli suggeriti sono molti: Parler, Rumble, MeWe, Gab, Telegram, Mastodon, Signal, Peertube ed altri ancora.

La strategia proposta sarebbe quella di abbandonare i social e le piattaforme tradizionali, in primis Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp e Youtube, migrando altrove, dando il via ad una specie di fuggi fuggi.

E perché dovremmo fare una cosa del genere?

“Così capiscono che non possono censurare chi e come vogliono, senza render conto a nessuno.”

In realtà le cose stanno diversamente e il gioco del potere è molto più complesso di quel che possa sembrare.

I tre social network più diffusi, Facebook, Twitter e Instagram, hanno diviso la nostra società in tre zone d’influenza, come fossero dei recinti social, cui accedono persone appartenenti a tre diverse fasce di età.

I più giovani sono tutti su Instagram e non hanno nemmeno installato Facebook o Twitter nei loro smartphone. I più anziani sono su Facebook e la maggior parte non ha mai visto Instagram.

Si tratta di tre ghetti social all’interno dei quali interagiscono persone diverse, che usano linguaggi diversi e comunicano in modo diverso.

Per il potere plutocratico che ci comanda, di cui fanno parte anche i social network, dividere la società in compartimenti stagni è un obiettivo di grande importanza.

Dopo aver diviso la popolazione in tre, hanno iniziato a buttar fuori dalle singole piattaforme tutti quelli che la pensavano in modo diverso, rispetto alle direttive del mainstream, o che si opponevano agli interessi del potere plutocratico.

E nessuno ha avuto nulla da ridire.

Prima hanno iniziato coi singoli, dicendo che negavano l’olocausto e odiavano gli ebrei, poi hanno proseguito con quelli che osteggiavano i migranti, dicendo che erano razzisti e volevano discriminare i diversi, poi sono andati avanti coi sovranisti, dicendo che volevano distruggere l’Europa e incitavano all’odio.

Tutti zitti.

A un certo punto hanno incominciato letteralmente a chiudere le pagine di chiunque si opponesse al regime, è stata quindi la volta dei no-vax, dei fautori della clorochina, di quelli che non sono d’accordo con le mascherine, di quelli che non vogliono star chiusi in casa come fossero agli arresti domiciliari. Addirittura hanno censurato scienziati, candidati al premio Nobel, vincitori del Nobel per la medicina, virologi famosi in tutto il mondo.

E ancora  tutti zitti.

Tutte queste iniziative censorie e antidemocratiche sono state accolte sempre meglio dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Anziché opporsi a questi abusi, la gente li ha applauditi, esortando i censori del regime a censurare ancora di più.

Hodie mihi, cras tibi.

E così i social hanno censurato anche Donald Trump, il leader politico più importante del pianeta. Ma la gente plaude ancora. Non si accorge che i social censurano chiunque si opponga al totalitarismo plutocratico che essi stessi rappresentano. Se dovesse presentarsi un leader del calibro di Indira Gandhi verrebbe censurato ugualmente.

La gente è dalla parte di chi li sta schiavizzando, appoggia la finanza apolide predatoria, non si accorge che il liberismo economico imposto dalla finanza mondialista sta trasformando i ricchi in ricchissimi e i poveri in poverissimi. Non capisce che o prima o poi tutti cadranno nell’inferno del debito e della miseria, schiavi di uno sparuto gruppo di bestie senza scrupoli.

Adesso si costruiscono ghetti social per contro informatori e dissidenti, per quelli che la pensano in modo diverso e per quelli che hanno dubbi e vogliono informarsi. Li mandano via dai social più importanti, li guidano verso altri social, li isolano, li ghettizzano, li dividono dalla massa.

Nei social network frequentati da miliardi di persone ci sarà una sola voce, quella del regime. Tutti gli altri saranno confinati nei nuovi ghetti.

In Cina succede la stessa identica cosa, solo che là non c’è ipocrisia. Se non sei d’accordo con il regime non c’è posto per te sui social. Non ti mandano altrove. Ti bannano e basta. Ti abbassano il credito sociale e quando vai troppo giù ti confinano e ti zittiscono, con la forza, qualora le buone non dovessero bastare.

Invece nel mondo occidentale aprono i ghetti social  per i dissidenti e per quelli che vogliono parlare liberamente. Quando li avranno confinati tutti lì, chiuderanno le porte, li identificheranno uno ad uno, se non lo hanno già fatto, spegneranno i server, scollegheranno i loro siti da internet, se hanno canali satellitari spegneranno i segnali digitali, avvieranno tutti verso il macello delle idee ed il pensiero unico, che è il loro pensiero, l’unico ammissibile.

Questo si chiama totalitarismo plutocratico, ed è la nuova realtà in cui viviamo.

Possiamo provare ad opporci, o a reagire. Ma ricordate che è una partita persa in partenza. I plutocrati sono abituati a predare, hanno una grande squadra, comunicano tra di loro, hanno tutta la ricchezza in mano, i migliori giocatori, gli arbitri, i politici, i giornalisti e milioni di collaborazionisti senza scrupoli, sanno chi siamo, dove siamo e dove andiamo, possono impedirci di incontrarci, ci processano quando vogliono, per qualsiasi reato inventato, ci uccidono se necessario.

Ed abbiamo anche il tifo contro.

Eh già, perché con trenta denari si sono comprati anche il pubblico, ridotto all’incapacità di giudizio dopo decine di anni di televisione spazzatura, di musica demenziale, di indebolimento di tutti quei valori che furono dei nostri avi.

Ci proviamo comunque a resistere, finché ci chiuderanno e ci costringeranno a deporre la penna, che è l’unica arma che abbiamo.

E alla fine ci spegneranno, con le buone o con le cattive, ma almeno avremo lottato per la libertà.

 

di Elena Dorian

Fonte: www.altreinfo.org

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