Kim e Trump, sfida all'OK corral, Accorrono gli adulti. Maurizio Blondet - www.altreinfo.org

Kim e Trump, sfida all’OK corral, Accorrono gli adulti. Maurizio Blondet

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“Non ci sarà una guerra di Corea del Nord”, ha assicurato, ancora giovedì 10, il celebre giornalista Bob Woodward. Fanfaronata dopo fanfaronata, abbiamo visto il presidente della Superpotenza mettersi a litigare con il ragazzotto assassino (non  si dimentichi che Kim Jon un ha fatto avvelenare il fratello il 13 febbraio scorso, in Malaysia, col peggior agente nervino del mondo, il VX), mettendosi sul suo stesso piano e sgretolando, istante per istante, la credibilità, l’autorità e il potere di dissuasione che gli Usa hanno costruito in Asia dal dopoguerra, con Rex Tillerson (Esteri) e il generale Mattis (Pentagono) a retropedalare dopo le minacce sempre più apocalittiche che il Presidente  twittava dal suo campo da golf. Minacce da sceneggiata napoletana: “Tenitemi ché l’accido!”, trattenetemi sennò lo ammazzo, come gridava Totò in un vecchio film, scagliandosi contro qualcuno e occhieggiando ai parenti perché, appunto, lo trattenessero.

Trump e Kim Jon un. I vignettisti colgono l’infantilismo della crisi

Trump e Kim Jon un. I vignettisti colgono l’infantilismo della crisi  

Trump e Kim Jon un. Anche in questo caso i vignettisti colgono l’infantilismo della crisi

Trump e Kim Jon un. Anche in questo caso i vignettisti colgono l’infantilismo della crisi

Finché in serata Sergei Lavrov ha annunciato “c’è un piano russo-cinese per sventare e disinnescare la crisi”, e da Pechino il Global Times, giornale del regime in inglese, metteva in guardia: “La Cina preverrà un cambio di regime in Corea del Nord”, allora s’è capito che le cose si son fatte di colpo gravi. I duelli verbali sono arrivati al punto, forse irreversibile, in cui alle minacce debbono seguire gli atti, fatali e letali.

La decisione annunciata di Pyongyang di lanciare entro agosto missili balistici “a 30-40 chilometri da Guam” in un test di lancio, legale sul piano internazionale (le testate cadrebbero fuori delle acque territoriali americane) è una provocazione: identica a quella di un pistolero del Far West che dice a un altro: “Non ti muovere, sparerò a dieci pollici dalla tua testa”.

Gli americani possono essere indotti a provare i loro sistemi antibalistici installati a Guam, THAAD (Terminal High Altitude Area Defense). L’hanno già fatto a febbraio, intercettando un missile nord-coreano a medio raggio Hwasong-12, con successo, benché i THAAD siano concepiti per colpire missili di più corto raggio. Ce la farà a intercettare anche missili intercontinentali? Che nella fase di discesa terminale arrivano (si ipotizza) a 6 chilometri al secondo mentre i THAAD hanno una velocità di salita di 2,8 Kh/s?

“Si potrebbe sperare che gli americani si contentino di guardare i missili cadere in mare nelle vicinanze delle loro acque internazionali”, dice Alexis Toulet, ingegnere ed analista di crisi geopolitiche; “ma il presidente Usa, suscettibile come sappiamo, s’è impegnato in quella competizione di provocazioni verbali col nord-coreano; vanta continuamente la superiorità delle armi americane. Inoltre, ha degli alleati da rassicurare nell’area – alleati a cui propone rumorosamente di acquistare i suoi sistemi d’intercettazione antimissile. Non rifiuterà di partecipare a quel duello tecnologico, missile contro missile, la sfida che Kim gli ha offerto sul piatto d’argento”.

Oltretutto, se non prova, il Pentagono può dare l’impressione, davanti al mondo intero, di non avere del tutto fiducia nei suoi stessi sistemi d’arma, che offre in vendita alla Corea del Sud e al Giappone. Se sceglie di sparare i suoi missili antimissile, c’è ovviamente il rischio che la prova fallisca in tutto in parte, ridicolmente – anche se il rischio sembra limitato, perché dopotutto, ha superato già 13 prove di intercettazione tra il 2005 e il 2017,e quella del missile intermedio nordcoreano a febbraio. E’ in gioco la credibilità della dissuasione; la dissuasione essendo alla fin fine un  effetto psicologico che gli Usa hanno costruito nelle menti di partner ed avversari, è il caso di metterlo a rischio con un mezzo fallimento? D’altra parte, il successo, in una prova “reale”, sarebbe un gran aiuto alle vendite per l’apparato militare-industriale.

Sul piano psicologico, il rischio che ha preso Kim è ancora più grande, incommensurabile. Se il THAAD americano riuscirà ad abbattere tutti e quattro i missili che ha annunciato, sarà la dissuasione nord-coreana a subire un rovescio gravissimo – darà l’impressione che la Corea del Nord è impotente e le sue armi più vantate non sono riuscite a forare lo scudo antimissile Usa. Kim “perderebbe la faccia”, in una zona del mondo dove pur di non perdere la faccia qualunque azione è lecita, anche estrema; in più, Kim s’è dimostrato impulsivo, diciamo temerario.

Sarebbe tentato di recuperarla come, la faccia? Ha pur sempre da 20 a 60 testate nucleari, sembra; la formidabile artiglieria che può incenerire Seul; fra 2,5 e 5 mila tonnellate di armi chimiche, fra cui il nervino VX con cui ha fatto ammazzare il fratello, un agente cento volte più letale del Sarin; armi biologiche in abbondanza. Kim non sembra essere stato educato ad ingoiare una frustrazione.

E’ a questo punto che sono entrati in scena gli adulti, ossia Lavrov e Xi, ad annunciare di avere “il piano congiunto russo-cinese per disinnescare la crisi”. La proposta consiste in un “doppio congelamento. Kim Jong-un congela i test nucleari e smette i lanci di missili balistici, mentre Usa e Corea del Sud congelano le grandissime esercitazioni militari che sono il pretesto per le sperimentazioni del Nord”.

“Nella speranza che il buon senso prevalga”, ha aggiunto Lavrov, indicando esplicitamente “che è la parte più forte e più intelligente a dover fare il primo passo” – ossia Washington. Per Kim, il messaggio è: “Noi (la Russia) non accettiamo che la Corea del Nord abbia armi nucleari”. Ma d’altra parte Pechino e Mosca hanno “un ventaglio di proposte per scongiurare quel che può diventare “uno dei più profondi conflitti con un gran numero di perdite umane”.

Trump, il “più forte e più intelligente”, a proposito della opzione militare, ha detto: “Ciò che ho detto è ciò che intendo” (“What I Said Is What I Mean”). Ed ha anche trovato il tempo di dichiarare – come ha dichiarato di voler  fare fin dalla campagna elettorale, come vuole Jared, come vuole Netanyahu – che “l’Iran non adempie agli accordi nucleari”, per cui straccerà questo accordo firmato da Obama, “un presidente che non sapeva quel che faceva”. Lui invece sì.

Trump, “Smettere l’accordo con l’Iran”

Trump, “Smettere l’accordo con l’Iran”

http://www.timesofisrael.com/trump-iran-is-not-in-compliance-with-nuclear-deal/

“L’Iran si approfitta di questo paese, e voi vedrete avvenire cose molto forti se non adempie all’accordo”. Ecco, ci voleva un ritorno al nemico principale (per Sion).

 

di Maurizio Blondet

Fonte: maurizioblondet.it

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