Il dittatore Kim non è affatto pazzo e le sue minacce sono ben programmate. Mario Sommossa - www.altreinfo.org

Il dittatore Kim non è affatto pazzo e le sue minacce sono ben programmate. Mario Sommossa

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Nelle scorse settimane gli occhi di tutto il mondo sono stati puntati verso la Corea del Nord per le minacce di lanciare quattro missili balistici, da loro dichiarati capaci di portare testate atomiche, verso l’isola americana di Guam.

Se fosse veramente successo, e anche se i missili fossero caduti in mare aperto lontani dalla costa, sarebbe stato impossibile per gli americani non rispondere militarmente. Ma non è avvenuto e PyongYang ha dichiarato che, per ora, non succederà. In realtà, il dittatore Kim non è affatto pazzo come qualcuno si ostina a credere, ma gli fa gioco darlo a intendere. Sa benissimo che, di là dalle roboanti e intimidatorie risposte ricevute, a nessuno interessa far scoppiare un conflitto. E nemmeno lo vuole lui.

Il capo della Corea del Nord Kim Jong Un

Il capo della Corea del Nord Kim Jong Un

Non lo vogliono i coreani del sud che vedrebbero tutta l’area di Seul messa a ferro e fuoco dall’artiglieria nord coreana. Non lo vogliono i giapponesi che si troverebbero anch’essi oggetto di bombardamenti senza essere veramente preparati ad affrontare un vero conflitto.

Non lo vogliono gli americani perché, anche se più forti e in grado di distruggere tutta la Corea del Nord in pochi giorni, temono le conseguenze disastrose per gli alleati e una possibile reazione cinese. Non lo vogliono nemmeno questi ultimi poiché’ hanno tutto l’interesse a mantenere il piccolo stato confinante, per quanto indisciplinato, quale zona cuscinetto che li separi dalla Corea del Sud.

La Cina non ha certo il desiderio che il vicino regime si doti veramente di armi atomiche ma non può abbandonarlo, né punirlo pesantemente, perché’ lo spazio che lascerebbe libero così facendo sarebbe immediatamente occupato dalla Russia, desiderosa di aggiungere un nuovo tavolo di trattative con gli USA.

Kim Jong Un è perfettamente conscio di questa situazione e la gioca, con orientale astuzia, sapendo che tutte le sue minacce, apparentemente sconclusionate, non scateneranno conseguenze negative per lui e per il suo regime.  Il fatto che tutti, da Pechino a Washington all’ONU e, soprattutto da Seul e Tokio insistano per una soluzione diplomatica è esattamente il vero obiettivo che si era proposto. Non sappiamo se la Corea del Nord arriverà davvero mai al possesso di armi atomiche miniaturizzate e lanciabili con missili, ma questa semplice possibilità ha obbligato (e obbliga) gli interlocutori a concessioni utili alla famiglia dei dittatori per sostenere il sistema in essere.

Non basta, dopo essere stata trattata dai grandi del mondo, Russia, Cina, Stati Uniti, Giappone e Onu come un “uguale” per aver seduto con pari dignità al tavolo delle trattative dei 6+1, anche il consenso interno è perfino cresciuto. Per ora sembra che PyongYang non accetti alcuna soluzione diplomatica ma, in realtà, sta soltanto guadagnando tempo e facendosi pregare al fine di dotarsi di un potere negoziale ancora maggiore.

Nessuno dei Paesi confinanti vuole la caduta del regime e qualunque prezzo Kim chiederà, al momento del dunque sarà pagato. Di là della retorica in merito alla riunificazione della penisola coreana, Seul sa che solo un fortunato colpo di stato interno potrebbe garantire una qualche stabilità all’area. Se non avesse successo, il totale disfacimento del sistema obbligherebbe la Corea del Sud a farsi carico di una popolazione estremamente povera e con un tessuto industriale e agricolo così arretrato da non essere sopportabile nemmeno per un Paese relativamente ricco che, tra l’altro, sta anch’esso soffrendo le conseguenze della crisi economica mondiale. Solo la Cina sarebbe, teoricamente, in grado di pilotare un cambio di regime senza troppi traumi, ma Kim, che lo sapeva, ha provveduto in tempo a eliminare fisicamente i possibili antagonisti interni.

Dunque, salvo fatti nuovi attualmente imprevedibili, chi continuerà a giocare la partita con le carte migliori in mano è sempre la Corea del Nord e se non otterrà ciò che vuole, cioè, in primis, un trattato di pace con gli USA che sostituisca il semplice armistizio firmato nel 1953, continuerà nelle sue provocazioni a fasi alterne.  La sostanza è che un vero e proprio trattato di pace, almeno nelle intenzioni di PyongYang, non potrà prescindere da un indennizzo economico (comunque verra’ chiamato) per i danni subiti nella guerra passata (poco conta che le ostilità’ furono cominciate proprio da loro) e dall’ammissione completa del Paese (e del relativo regime in carica) nel consesso delle altre nazioni del mondo.

 

di Mario Sommossa

Fonte: sputniknews.com

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