Auschwitz, 27 gennaio 2084. Giorgio Lunardi - www.altreinfo.org

Auschwitz, 27 gennaio 2084. Giorgio Lunardi

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Alle tre del mattino c’era già la calca. Centinaia di migliaia di persone erano fuori dai recinti, in attesa che il campo di Auschwitz aprisse i battenti. Alcuni urlavano, altri piangevano e scuotevano la testa, molti si dimenavano, presi da una qualche forma di ossessione compulsiva. Dal campo proveniva una musica ripetitiva, lenta e compassata, che faceva vibrare i corpi e accapponare la pelle.

La folla  sostava in un terreno viscido e fangoso. Faceva molto freddo, la temperatura era scesa a -25 gradi.

Alle sei del mattino i fedeli accalcati intorno al campo erano ormai milioni. Molti di loro attendevano questa giornata purificatrice da decenni. Essere lì era costato centinaia di Phoenix, quasi due anni di duro lavoro.

La maggior parte di essi vedevano per la prima volta il Luogo del Martirio. Potevano visitarlo soltanto sei volte nella vita. Sapevano che avrebbero provato una sofferenza unica, che sarebbero entrati in un luogo abbandonato da Yaweh, conquistato dal male in ogni sua espressione. Sapevano che quell’esperienza mistica li avrebbe segnati per sempre. Ma non potevano rinunciare.

Essere lì era un dovere sociale, il più importante dovere della loro esistenza, e nessuno poteva esimersi.

Auschwitz era un luogo di preghiera. In quel luogo tetro gli ebrei avevano sofferto tanto. Erano stati martirizzati, dopo persecuzioni durate millenni, dopo essere stati cacciati ingiustamente da ogni dove e accusati di ogni misfatto. Il nuovo governo mondiale aveva approvato leggi che liberavano gli ebrei dall’obbligo di sottomettersi alle stesse leggi dei gentili. E questo era giusto. Dopo il martirio nei lager e le persecuzioni era il minimo che i gentili potessero fare per loro.

Adesso gli ebrei potevano sbagliare, senza pagarne le conseguenze. Avevano già pagato i loro antenati, finanche troppo, per colpe che non avevano. L’indulgenza era quindi un dovere. Era giunto il momento di risarcirli, di sdebitarsi e dimostrare che i gentili avevano finalmente capito l’orrore del male.

Tutto il denaro raccolto dalle visite ad Auschwitz, centinaia di milioni di Phoenix ogni anno, era devoluto alla comunità ebraica mondiale, che li avrebbe spesi per ricordare il martirio, per non dimenticare.

Ogni dieci anni la comunità ebraica programmava l’anno della memoria per permettere alla metà della popolazione mondiale di espiare le colpe degli antenati. Ogni anno era invece previsto il mese della memoria, durante il quale si interrompevano le lezioni e tutti i bambini al di sotto dei dodici anni trascorrevano le loro giornate nei luoghi del martirio, educati al rispetto degli ebrei e alla cultura della tolleranza.

Quando tornavano a casa, i bambini erano trasformati, consapevoli del male che i loro antenati avevano inflitto agli ebrei, disposti a dare la vita perché ciò non succedesse più, pronti a difendere il popolo eletto da ogni pericolo presente e futuro.

Ogni giorno c’erano manifestazioni di solidarietà, proiezioni di film e recite teatrali. La gente viveva nella povertà più assoluta. La colpa era degli stati nazionali, ormai aboliti, e dei politici corrotti che avevano consumato tutte le ricchezze, indebitando i cittadini per generazioni. Da quel debito ormai nessuno riusciva più a risollevarsi.

Quando si intravedeva l’uscita dal tunnel i tassi d’interesse incominciavano a oscillare nell’unica borsa planetaria, come fossero impazziti, e il debito si impennava e cresceva con nuovo vigore. Era come se tutti i popoli della Terra vivessero in un mare in tempesta. Nessuno riusciva a liberarsi dal giogo del debito. La colpa era delle cicale che in un passato non molto lontano erano vissute al di sopra delle loro possibilità, consumando tutte le risorse finanziarie del pianeta.

Alle prime luci dell’alba aprono finalmente i cancelli di Auschwitz. La folla, commossa, entra lentamente, guardandosi intorno con rispetto e devozione. Sono tutti consapevoli dell’orrore che li attende. La musica si fa sempre più coinvolgente, ritmata, compulsiva. Alle spalle c’è una moltitudine di corpi calpestati dalla folla, immersi nel fango misto a neve, un odore fetido di escrementi e urina, rimasugli di cibo. Solo Dante avrebbe potuto immaginare una scena simile.

Il giorno più importante del pianeta Terra era appena iniziato.

 

di Giorgio Lunardi

Tratto da: “2084”

Fonte: www.altreinfo.org

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