Le transazioni in Bitcoin non sono anonime. L'IRS entra nella blockchain con nuovi software di analisi. Mac Slavo - www.altreinfo.org

Le transazioni in Bitcoin non sono anonime. L’IRS entra nella blockchain con nuovi software di analisi. Mac Slavo

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Per molti anni, uno dei principali incentivi ad acquistare bitcoin è stata la garanzia di anonimato. Mi sorprende molto che ci siano ancora tante persone nel mondo disposte a credere in questa affermazione. Sicuramente, dopo le rivelazioni di Edward Snowden e di altre organizzazioni, come ad esempio Wikileaks, penso sia davvero insensato credere ancora che nel mondo digitale ci sia qualcosa di “anonimo”.

Blockchain, libera, facile da usare e sicura... ma solo finché qualcuno non decide di guardarci dentro

Bitcoin, transazioni sicure… ma solo finché qualcuno non decide di metterci dentro il naso

Le autorità federali lo stanno già dimostrando che non esiste l’anonimato, nemmeno nel mondo dei Bitcoin. Ed infatti, le transazioni in bitcoin sono state tracciate quando l’FBI ha deciso di farlo. Questo significa che quando vogliono controllare le transazioni in bitcoin, i federali lo possono fare, e non importa quanto le persone coinvolte abbiano coperto bene le loro azioni.

Questo succede perché ogni transazione viene registrata nella blockchain pubblica. Pertanto, una qualsiasi organizzazione, come ad esempio la NSA o l’IRS, può agevolmente implementare strumenti di analisi della blockchain per rintracciare i trasferimenti di fondi Bitcoin in tutto il mondo.

Nei paesi occidentali i governi hanno sempre trovato nuovi e innovativi modi per garantire che i cittadini non abbiano alcuna privacy, soprattutto quando si tratta di transazioni finanziarie. Quando si esegue un’operazione in Bitcoin, non viene movimentato soltanto un record, ma ce ne sono di più, perchè ad esempio potrebbe essere coinvolta una carta di credito o un conto corrente bancario. Inoltre, siccome la transazione è possibile soltanto se ci sono scambi di informazioni tra le parti, è praticamente impossibile evitare i controlli governativi. E come se non bastasse, la maggior parte degli scambi richiede il possesso di un documento, un passaporto o addirittura un numero di telefono perché la negoziazione sia approvata.

Il punto è che, se gli investigatori stanno indagando su qualche soggetto, le sue attività in cripto-valute non potranno rimanere anonime e riservate, come molti vorrebbero farci credere.

La blockchain è esposta al monitoraggio e all’interferenza del Grande Fratello, e l’Internal Revenue Service ha implementato strumenti di analisi della blockchain in grado di rintracciare le persone che traggono profitto dalle crypto valute e che non inseriscono questi profitti nelle loro dichiarazioni dei redditi.

Inoltre, il governo americano traccia i “terroristi sospetti” allo stesso modo dei “terroristi conosciuti”, questo significa che può controllare chiunque sia solo sospettato o sia in qualche modo collegato ad una persona sospettata di terrorismo. In pratica, il governo americano può tracciare chiunque, in qualunque parte del mondo operi.

I bitcoin non garantiscono l’anonimato, questo è certo.

 

 

Tratto da un’analisi di Mac Slavo

Fonte: http://www.shtfplan.com

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