UE e Canada firmano il CETA: ennesimo colpo al welfare europeo - www.altreinfo.org

UE e Canada firmano il CETA: ennesimo colpo al welfare europeo

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Presentato al pari del TTIP come fonte di grande benessere per l’Europa, il CETA rischia invece d’assottigliare ancor più i diritti dei lavoratori e delle comunità locali. Dopo sette anni di discussioni e trattative, e la breve “opposizione” del parlamento della Vallonia immediatamente addomesticato, i vertici finanziari di Canada ed Unione Europea hanno sottoscritto il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), ovvero l’“Accordo commerciale ed economico Globale”.

CETA

Il trattato di libero scambio con il Canada altro non è che l’ennesimo colpo al già fragilissimo Stato Sociale europeo, schiacciato dalle politiche neoliberiste di Bruxelles. In pratica, si aprono le porte commerciali tra le due sponde dell’Atlantico eliminando il 98% delle barriere doganali, permettendo alle imprese canadesi di partecipare agli appalti pubblici nelle nazioni dell’Unione e viceversa. Se è vero che la tutela del marchio di alcuni prodotti agricoli e alimentari sarà rispettata (no alla liberalizzazione degli OGM), è altrettanto vero che la tutela e la salute dei lavoratori non vengono menzionate

Tra le 1598 pagine, l’aspetto più inquietante riguarda le cosiddette “risoluzioni delle controversie tra Stato e investitore”: clausole che consentono ad un’impresa privata di portare in giudizio lo Stato – sia canadese che delle nazioni europee – davanti a un arbitrato internazionale qualora si sentisse “discriminato” e “danneggiato” da determinate leggi o normative, scavalcando le giurisdizioni nazionali che servono gli interessi della collettività.  Ciò che il grande capitale cerca è la piena impunità.

Il rischio è vedere gli Stati democratici ancor più vassalli dell’arroganza di grandi società private che mal sopportano qualsiasi forma di diritto del lavoro, trasformando i lavoratori in macchine non pensanti utili solo all’accumulo di capitale. La tanto millantata “Europa dei diritti e della democrazia”, frana miserabilmente sotto i colpi delle élites finanziarie a cui il potere statale si è da tempo genuflesso.

Nonostante il giubilo da parte di politici e media per un accordo che “porterà posti di lavoro”, la luce alla fine del tunnel non sono né gli investimenti né l’occupazione, bensì il TTIP. Non è detto infatti che anche l’accordo di libero scambio con gli Stati Uniti d’America non possa a questo punto rientrare dalla finestra.

di Antonello Tinelli

Fonte: opinione-pubblica.com

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