Giuseppe Conte, il millantatore. Alberto Rovis - www.altreinfo.org

Giuseppe Conte, il millantatore. Alberto Rovis

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L’Italia e il mondo sono sempre stati pieni di millantatori. Lo stesso Napoleone, in fuga dal nord Africa, si presentò alla Francia come un vincitore. Millantava vittorie inesistenti, nascondendo le sconfitte. Anche Giuseppe Conte, nel suo piccolo, è un millantatore. Sarebbe facile smascherarlo, basterebbe elencare  uno ad uno tutti i suoi insuccessi, smontando le sue vittorie inesistenti. Sarebbe un gioco da ragazzi. Eppure i media non lo fanno, anzi, lo sostengono, lo appoggiano, fanno finta che le sconfitte siano vittorie. La gente non ha elementi per valutare l’inconsistenza delle sue vittorie, un po’ perché la maggior parte delle persone non ha gli strumenti tecnici, un po’ perché si ciba solo di mala informazione e non legge altro.

Gli italiani capiranno la portata della sconfitta di Giuseppe Conte sul recovery fund, ma questo avverrà troppo tardi per tornare indietro e comunque avranno le idee confuse e non riusciranno più a risalire all’origine dei nostri mali. I media di regime lo sanno e continuano a reggere bottone al Premier.

Nel frattempo qualcuno riuscirà comunque a rimescolare le carte e a dare la colpa a qualcun altro. La falsa sinistra dirà che la colpa è degli altri. E la gente, nella confusione, non saprà a chi credere e nel dubbio continuerà a dare ragione ai manipolatori. E, intanto, il millantatore continuerà ad essere considerato uno statista.

A seguire un commento di Giuseppe Palma.

Il Recovery Fund è un MES che ce l’ha fatta. Ecco come funziona

Il normale strumento di finanziamento di uno Stato è rappresentato dalla collocazione dei titoli del debito pubblico sul mercato primario (i titoli di stato battuti mensilmente dal Tesoro), con una Banca centrale a garanzia che funga da prestatrice illimitata di ultima istanza. Esattamente come avviene negli Stati Uniti d’America, in Giappone e in Gran Bretagna. A dire il vero, seppur limitato al mercato secondario (per i titoli già in circolazione, oggetto di trattative tra privati), è ciò che sta facendo anche la Banca centrale europea negli ultimi anni.

Quel debito rappresentato dai titoli di stato, con una banca centrale a garanzia, in sostanza non è debito. Semmai, nella peggiore delle ipotesi, lo Stato non restituisce mai il capitale, ma solo gli interessi. Se dopo dieci anni l’investitore rivuole il capitale, lo Stato rivende quel titolo ad un altro investitore, cosicché l’esborso in conto capitale è zero. Idem se l’investitore rinnova il titolo. In entrambi i casi lo Stato paga solo gli interessi.

Con la formula dei prestiti, invece, la musica cambia. Che si chiami MES o Recovery Fund, il meccanismo è più o meno lo stesso. Lo Stato prima si indebita e poi deve restituire i soldi presi in prestito fino all’ultimo centesimo. Da dove li va a prendere i soldi se non garantisce una Banca centrale? Facile: erodendo la ricchezza privata, tagliando le voci di spesa pubblica più sensibili (in primis sanità e pensioni) e facendo consolidamento fiscale, cioè massacro delle partite Iva.

Ma v’è di più. L’accordo raggiunto da Conte questa notte al Consiglio europeo prevede un piano di circa 82 miliardi di aiuti a fondo perduto, più 127 miliardi di prestiti. I soldi a fondo perduto non vanno restituiti, ma ci  verranno dati a rate e ogni rata sarà subordinata alle riforme che l’UE ci dirà di fare. E’ come il padrone che dà il biscottino al cane se questo corre a prendere il bastone e lo riporta indietro. Per i restanti 127 miliardi (i prestiti), anche questi ci verranno versati a rate e solo se faremo le riforme che l’UE ci chiederà di fare. I 127 miliardi dovranno però essere restituiti. La domanda che si pone è sempre la stessa: da dove li andrà a prendere i soldi lo Stato se non garantisce una vera Banca centrale? Anche la risposta è sempre la stessa: erodendo la ricchezza privata, tagliando le voci di spesa pubblica più sensibili (in primis sanità e pensioni) e facendo consolidamento fiscale, cioè massacro delle partite Iva.

In tutto questo, i primi soldi arriveranno nel 2021 (quindi per ora nulla), fino al 2023. Che affarone!

Eppure la soluzione più ragionevole era a portata di mano: l’Italia avrebbe potuto collocare tutti i titoli di stato necessari sul mercato primario, con garanzia della Bce (come di fatto sta avvenendo sul mercato secondario dall’inizio della pandemia). Non vi sarebbe stata alcuna sorveglianza da parte di nessuno e nessuna riforma ci sarebbe stata imposta. E soprattutto – nella sostanza – non ci saremmo indebitati (per i motivi spiegati sopra). Ma qualcuno, sia fuori che in casa, ha voluto che all’Italia fosse messo un cappio al collo per almeno i prossimi vent’anni.

Insomma, Conte ci ha portato la Troika in casa, tra i festeggiamenti dei media di regime e della maggioranza di governo. Sostanzialmente il Recovery Fund è un MES che ce l’ha fatta.

 

di Giuseppe Palma

Fonte: https://scenarieconomici.it

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