Lo spread tra BTP e Bund: cos'è, come si calcola, chi lo determina e a cosa serve - www.altreinfo.org

Lo spread tra BTP e Bund: cos’è, come si calcola, chi lo determina e a cosa serve

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In questi giorni lo spread tra BTP e Bund è aumentato, salendo fino a 200 punti. Come mai? Cos’è successo? Che cos’è cambiato rispetto a prima? Queste sono le domande che ci poniamo un po’ tutti ed alle quali cercherò di rispondere in questo post.

Cosa si intende per spread e come si calcola

Innanzitutto ricordiamo cosa si intende per spread e come si calcola. Lo spread è la differenza tra il rendimento dei Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) e quello degli equivalenti titoli tedeschi, vale a dire i Bund. Il calcolo va fatto sui titoli già presenti sul mercato, sulla base delle contrattazioni che avvengono alla stessa data nelle varie borse, quindi nel cosiddetto “mercato secondario”.

Ecco un esempio di calcolo (quotazioni alla stessa data):

  • rendimento dei titoli tedeschi con scadenza decennale: 0,36%
  • rendimento dei BTP italiani, alla stessa scadenza: 2,36%
  • differenza (2,36-0,36): 2,00%

Nel gergo finanziario si dice che la differenza tra il rendimento dei BTP e quello dei Bund è pari a 200 punti base, il che significa che tra i due tassi d’interesse c’è una differenza del 2,00%.

Lo spread viene solitamente calcolato tra i BTP italiani e gli equivalenti Bund tedeschi. Si tratta di speculazioni avviate dalla finanza internazionale.

Lo spread è la differenza tra il rendimento dei BTP italiani e quello degli equivalenti Bund tedeschi. Si tratta, in genere, di speculazioni portate avanti dalla finanza internazionale.

Perché ci interessa tanto lo spread?

Occorre chiarire che lo spread così calcolato non incide sugli interessi che lo stato italiano pagherà sui suoi debiti (i BTP rappresentano debiti). Lo stato infatti continuerà a pagare gli interessi che sono stati concordati al momento dell’emissione dei titoli. Ciò che succede dopo non ha alcuna importanza. Sono questioni di mercato.

Lo spread ci interessa per un altro motivo. Quando lo stato italiano andrà ad emettere nuovi titoli, i nuovi tassi d’interesse saranno influenzati dalle quotazioni di mercato di quelli già esistenti e questo si tradurrà in un maggior costo sul debito. In altre parole: le prossime emissioni di BTP decennali avranno un tasso d’interesse più elevato.

Perché aumenta lo spread e chi controlla il mercato

I rendimenti dei BTP decennali possono aumentare sostanzialmente per due motivi:

  1. nel mercato vengono immessi molti titoli e la domanda non riesce ad assorbirli (troppa offerta);
  2. nel mercato scarseggia la domanda di titoli e quindi i titoli che normalmente vengono trattati non trovano acquirenti (poca domanda).

Entrambe queste situazioni portano ad un deprezzamento dei titoli e ad un contestuale aumento dei rendimenti in termini di interessi (il meccanismo lo spiegheremo in un altro post). Gli unici soggetti che possono portare a termine manovre speculative di questo tipo sono le banche. Possono farlo perché ubbidiscono alle disposizioni ricevute dagli stessi padroni, vale a dire dalla grande finanza internazionale. Per intenderci, quella che ha le saldamente in mano le redini dell’economia mondiale. Le banche agiscono in maniera concertata e coordinata, per questo riescono a fare quello che vogliono.

La domanda e l'offerta di titoli determinano il loro prezzo e, quindi, il loro rendimento in termini di interessi

La domanda e l’offerta di titoli determina il loro prezzo e, quindi, il loro rendimento in termini di interessi

Quali sono i motivi che spingono la grande finanza a speculare

I motivi che spingono la grande finanza ad aumentare lo spread (in questo momento) sono sostanzialmente due:

  1. L’aumento dei tassi d’interesse permette al sistema di lucrare sul debito pubblico italiano. In futuro il governo dovrà destinare fondi maggiori per il pagamento degli interessi, sottraendoli ai servizi che eroga ai cittadini (sanità, pensioni, stato sociale), privatizzando le aziende pubbliche (molto ambite dalla grande finanza) o aumentando la tassazione.
  2. La stampa, che appartiene sempre agli stessi padroni, o che comunque non ha il coraggio di contrapporsi ad essi, veicola molti messaggi propagandistici collegati allo spread, del tipo
    • colpa di Marine Le Pen;
    • colpa dei populisti;
    • colpa di coloro che pensano di uscire dall’euro;
    • colpa di Trump o della Brexit;
    • bisogna abbassare il debito pubblico;
    • i mercati non hanno fiducia nell’Italia, bisogna privatizzare e tagliare lo stato sociale.

Se osservate, in questi giorni tutti i giornali mainstream, le televisioni e i politici collusi hanno veicolato uno o più messaggi propagandistici di questo tipo.

Gli interessi e lo spread: due piccioni con una fava

Diciamo che vengono colpiti due piccioni con una fava. Da una parte il sistema finanziario lucra sul debito pubblico italiano, spolpando il popolo che dovrà fare più sforzi per alimentare questo mostro insaziabile. Dall’altra, la propaganda diffusa dai mezzi di comunicazione di massa collusi col potere spaventa la gente e ne condiziona la volontà. In questo modo il popolo sarà restio a cambiare le carte in tavola e continuerà a mantenere lo status quo, affidandosi agli stessi politici, nonostante abbiano già dimostrato di essere al servizio del potere finanziario.

La grande finanza controlla tutto e non è mai sazia

La grande finanza controlla tutto e non è mai sazia

Un vero e proprio mostro insaziabile

Il problema è che l’avidità della grande finanza internazionale non ha un limite, si tratta di un mostro insaziabile. I suoi servitori sono tanti. Giusto per fare un nome nuovo, l’ultimo rampollo dei Rothschild: Emmanuel Macron, candidato alle elezioni in Francia.

Come si può cambiare questo sistema? E’ difficile, ma possibile. Certo, finché la gente continuerà a guardare la televisione o a leggere i giornali pensando di informarsi, senza capire che questi sono soltanto degli organi di propaganda, veri e propri strumenti di condizionamento delle masse, sarà difficile venirne fuori. Ma tutto è possibile. Bisogna essere ottimisti.

 

di Alberto Rovis

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