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Riserve d’oro dell’Italia: sono dello Stato, delle banche o della Banca d’Italia? Dove sono custodite?

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L’origine delle riserve d’oro italiane

La Banca d’Italia venne istituita nel 1893 con un iniziale conferimento di 78 tonnellate d’oro da parte della Banca Nazionale del Regno d’Italia. Nel 1926, in relazione all’assegnazione alla Banca d’Italia del privilegio esclusivo del potere di emissione, vennero cedute all’Istituto le riserve del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli: circa 70 tonnellate, provenienti quasi per intero dal Banco di Napoli. Nel 1933 la riserva superava le 561 tonnellate ma all’ingresso in guerra, dopo consistenti cessioni, il quantitativo complessivo era sceso a 106 tonnellate

Nel corso del secondo conflitto mondiale l’oro fu soggetto ad una serie di trasferimenti (Milano, Fortezza Alto Adige) sino ad essere definitivamente trasportato a Berlino. Alla fine della guerra, al momento della restituzione del metallo prezioso alla nostra nazione, risultarono mancanti 25 tonnellate.

Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia e luogo in cui è custodita una parte della riserva d’oro italiana

Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia e luogo in cui è custodita una parte della riserva d’oro italiana

Negli anni ’50 e ’60 la Riserva d’Oro subi rilevanti movimentazioni che ne portarono la consistenza ai livelli attuali, ovvero 2452 tonnellate complessive, suddivise in 80.000 lingotti di peso e forma differenti (il classico lingotto trapezioidale, ma anche dalla forma di mattoncino più o meno stondato) e monete (circa 4 tonnellate). Le riserve italiane sono attualmente al quarto posto al mondo in quanto a importanza, dopo quelle degli Stati Uniti, della Germania e del Fondo Monetario Internazionale. Tradotto in euro, parliamo di un valore di mercato di circa 85 miliardi. 

Dov’è depositato l’oro?

Come noto, non tutto l’oro è custodito presso la sede di Via Nazionale della Banca d’Italia.
Presso le sagrestie di Palazzo Koch (così si chiama il luogo) è detenuta circa la metà della Riserva per un peso di 1.100 tonnellate, il resto è suddiviso tra Stati Uniti, Inghilterra e Svizzera.

Al riguardo, i quantitativi dichiarati dalla Banca d’Italia sono i seguenti:

Depositario Tonnellate %
Regno Unito 141,2 5,76
Svizzera 149,3 6,09
Stati Uniti 1.061,5 43,29
Italia 1.100,0 44,86
Totale 2.452,0
100,00

Dove esattamente siano conservati non è specificato.

La Banca d’Italia ha inoltre depositato presso la BCE 100 tonnellate d’oro in virtù dell’appartenenza al sistema delle Banche Centrali. Si tratta tuttavia di un deposito contabile dato che gli 8000 lingotti di “proprietà BCE” sono fisicamente rimasti nei locali del nostro Istituto.

Perché una parte dell’oro è depositata all’estero?

La motivazione sottostante alla suddivisione dell’oro, per quanto dichiara la Banca d’Italia, è la seguente:

Tale scelta deriva, oltre che da ragioni storiche, legate ai luoghi in cui l’oro fu acquistato, anche da una strategia di diversificazione finalizzata alla minimizzazione dei rischi e dei costi. Infatti, un quantitativo delle riserve viene custodito in prossimità delle principali piazze dove viene negoziato l’oro al fine di avere la possibilità, in caso di necessità, di poter vendere rapidamente e di minimizzare i costi legati al trasporto del metallo.

Si tratta quindi di opportunità e mera “suddivisione del rischio”. Una dislocazione distribuita della Riserva dovrebbe garantire, in caso di instabilità socio-politica nazionale e internazionale, di preservarla almeno in parte. Si tratta di affermazioni quanto meno dubbie, anche per quanto attiene lo spostamento dell’oro.

Piuttosto, bisognerebbe chiedersi:

  • quali furono, e sono, i reali motivi della sua esportazione,
  • se quell’oro esista ancora o sia stato utilizzato da terzi per garantire operazioni finanziarie,

  • se c’entrino forse clausole indicibili del trattato di pace con le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale che ci obbligano a tenere parte dell’oro in quei luoghi,
  • se sia possibile riportarlo in Italia,
  • chi ha titolo per chiederne il rimpatrio.

Le risposte a queste domande non sono poi così scontate:

  • Le riserve depositate all’estero sono ancora nostre?”
  • Se sono ancora nostre, perché non abbiamo rapporti periodici di ispezione, come quelli effettuati ogni anno a Palazzo Koch?”

Ma ufficialmente, di chi è la riserva d’oro, dello Stato, delle banche o della Banca d’Italia?

Ricordiamo innanzitutto che la Banca d’Italia è una società per azioni e le azioni sono detenute per la maggior parte da banche private e da altri operatori assicurativi e finanziari. Alcuni di questi operatori sono controllati da grandi gruppi finanziari internazionali.

L’oro è della Banca d’Italia, non è dello Stato (e quindi NON è dei cittadini). Ma non è nemmeno dei partecipanti privati al capitale della Banca d’Italia, che sulle riserve non possono vantare alcun diritto (cosa che è stata specificata anche nel discusso decreto IMU – Bankitalia).

Il problema della disponibilità della riserva d’oro è comunque aperto. Non c’è nessuna norma che specifichi in modo chiaro che le riserve d’oro, pur essendo di proprietà della Banca d’Italia, sono nella disponibilità dello Stato italiano e questo crea problemi e incertezze. Infatti, la Banca d’Italia fa parte dell’Eurosistema, vale a dire del sistema di banche centrali dell’area euro, responsabile dell’attuazione della politica monetaria della BCE. Per questo motivo, le riserve italiane garantiscono insieme a quelle degli altri Paesi europei l’Eurosistema stesso. E’ un bel rebus.

Altri paesi, quali ad esempio la Francia, hanno specificato che l’oro è di proprietà dello Stato francese e di nessun altro. Ma si sa, l’Italia fa fatica ad essere chiara in queste cose. E intanto, ognuno fa come gli pare.

 

di Alberto Rovis

Fonti:

  • Francesco Molinari, Giuseppe Vacciano, Andrea Cioffi
  • Profilo facebook di Giuseppe Vacciano
  • www.bancaditalia.it

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