Israele preme per l’indipendenza del Kurdistan iracheno. Salvo Ardizzone - www.altreinfo.org

Israele preme per l’indipendenza del Kurdistan iracheno. Salvo Ardizzone

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Mercoledì, Benjamin Netanyahu ha annunciato il pieno sostegno di Israele a un Kurdistan iracheno indipendente; la dichiarazione è stata rilasciata in vista del referendum fissato per il 25 settembre da Masud Barzani, l’eterno presidente del Krg (la regione autonoma del Kurdistan iracheno), malgrado l’opposizione degli altri partiti curdi, del Governo centrale di Baghdad e degli Stati vicini, Iran e Turchia in testa. Netanyahu è stato attento ad aggiungere che Tel Aviv si oppone al Pkk (acerrimo nemico della Turchia e antagonista di Barzani), che considera un’organizzazione terroristica.

Del resto, come detto, il Pkk, pur avendo le proprie basi proprio sui monti del Kurdistan iracheno, ha un rapporto profondamente conflittuale con Barzani e il suo partito, il Pdk.

La posizione del Premier israeliano è chiara: ha il pieno interesse a smembrare un Paese dell’Asse della Resistenza, e ancor di più a favorire un’entità con cui Tel Aviv ha rapporti antichi (già nel 2004 il New Yorker dimostrava il peso che Intelligence ed Esercito israeliano avevano ad Erbil), e d’altronde, Israele ha un ruolo di primo piano nel commercio abusivo del petrolio curdo, in peno accordo con la Turchia con cui ha da poco ha normalizzato anche ufficialmente le relazioni diplomatiche di fatto mai interrotte.

I media di Erbil hanno riportato con grande enfasi le dichiarazioni di Netanyahu, sostenendo che si tratta del primo Capo di Governo che appoggia ufficialmente l’indipendenza curda, ma bisogna intendersi su cosa i curdi intendano con essa. Martedì, parlando da Kirkuk, la città strappata all’Isis e che galleggia su un mare di petrolio, Barzani ha affermato sì che essa rimarrà un modello di convivenza, ma ha anche dichiarato che i curdi sono pronti a combattere perché sia inglobata nel Kurdistan iracheno.

I capi curdi, sia in Iraq che nel Rojava siriano, insistono sulla retorica della convivenza con le altre etnie, peccato che la cronaca parli giornalmente di pulizia etnica, violenze, carcerazioni, torture e spesso uccisioni o più semplicemente sparizioni di chi, a torto o ragione, ritengono oppositori. Come pure, essi non si creano il minimo problema a stringere alleanze con potenze straniere che hanno fatto e fanno di tutto per smembrare gli Stati che li ospitano (Usa e Israele in primis).

Sia come sia, lo stesso giorno in cui Barzani parlava a Kirkuk, il Parlamento di Baghdad ha votato contro il referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno; con 173 voti contro 31 ha dato il proprio appoggio alla decisione del Governo centrale di considerare incostituzionale e illegale la consultazione, ed ha autorizzato il premier Al-Abadi a prendere ogni misura necessaria contro l’iniziativa di Erbil. Dal canto suo il Primo Ministro, nel bollare come incostituzionale il referendum, ha anche ricordato come i curdi esportino illegalmente il petrolio dell’Iraq.

Al di là delle dichiarazioni di parte, è un fatto che l’avvento dell’Isis, e ora la sua caduta, abbia fornito ai curdi iracheni (meglio, ai gruppi di potere che li dominano) un’occasione eccezionale per espandere il loro controllo militare ed economico su aree ricche di risorse energetiche e geopoliticamente “pesanti”, come la Piana di Ninive, Kirku ed il Sinjar. Un bottino, perché di questo si parla, che ora vogliono trattenere e sfruttare a piacimento.

Per realizzare questo programma sono disposti a tutto, anche a rompere con Baghdad a costo di aprire una crisi sanguinosa che per essi sarebbe disastrosa. In questo hanno il totale appoggio di Israele, che da un Kurdistan iracheno indipendente avrebbe tutto da guadagnare, come pure da una nuova guerra che continuerebbe a destabilizzare l’area, tenendo le forze della Resistenza lontane dai propri confini.

Resta da vedere proprio la reazione della Resistenza, in primis delle Hashd al-Shaabi irachene, che dopo aver combattuto lungamente per liberare il Paese, non hanno certo l’intenzione di lasciare che i curdi approfittino della situazione, spaccando l’Iraq e impadronendosi d’ingentissime risorse. A meno di ripensamenti, ancora una volta l’avidità dei gruppi di potere che lo dominano sta preparando al Popolo curdo giorni amari.

 

di Salvo Ardizzone

Fonte: ilfarosulmondo.it

***

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You may also like...

error: Alert: Content is protected !!