Fratello nero, parente bianco. Chi sta creando divisione tra bianchi e neri? Elena Dorian - www.altreinfo.org

Fratello nero, parente bianco. Chi sta creando divisione tra bianchi e neri? Elena Dorian

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I neri hanno un forte senso di appartenenza alla razza nera. Sembra che per loro il colore della pelle sia un collante, una cosa che li unisce, una specie di bandiera o stemma distintivo da esibire. Si sentono tutti fratelli e si salutano come se lo fossero davvero, anche se non si conoscono. Poi non è che si fidino molto l’uno dell’altro, anzi. Ma questa è un’altra storia.

Eppure i fratelli neri sono diversissimi tra di loro. L’unica cosa che li accomuna è il colore della pelle ed il continente di origine. Ad esempio, i nigeriani parlano lingue completamente diverse dai congolesi o dai senegalesi, ed anche i loro caratteri somatici sono molto diversi. Ci sono infinite differenze tra di loro, anche socio-culturali. Le stesse osservazioni le possiamo estendere a tutti gli altri popoli sub-sahariani.

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La cosa strana è che anche i neri che vivono da secoli in altri continenti fraternizzano con senegalesi, congolesi, ivoriani e chiunque provenga dall’Africa nera. Tutta gente che non ha nulla in comune, eppure si salutano in un certo modo, si parlano sin da subito con una certa confidenza.

Perché i neri si sentono uniti dal colore della pelle?

Io lo trovo molto strano. Cosa c’entra il colore della pelle, quando tutto il resto è diverso, quando tutto il resto li divide?

E trovo oltre modo strano che questa sia una caratteristica che accomuna i maschi neri. Infatti, non ho mai né visto né sentito due donne nere che si salutano dicendosi “ciao, sorella nera“. Anzi, le donne nere mi sembrano molto meno propense a considerarsi sorelle di chiunque abbia la pelle nera. Perché poi dovrebbero?

I bianchi non hanno questo forte senso di appartenenza alla razza bianca. Il colore della pelle per loro non vuol dire niente. Sicuramente nessun bianco si sentirà mai fratello di un altro bianco, solo perché entrambi sono bianchi. Proviamo a immaginare un finlandese e un greco che si salutano a Brazzaville dicendosi “ciao fratello bianco“. Al solo pensiero si sentirebbero ridicoli.

Il motivo è che i popoli europei sono diversissimi tra di loro. Ad esempio, gli italiani parlano una lingua completamente diversa dagli svedesi o dai polacchi e questi tre popoli sono divisi tra loro da un’infinità di caratteristiche socio-culturali.

Perché i bianchi NON si sentono uniti dal colore della pelle?

Questo mi sembra già più normale. I popoli europei non si sentono uniti dal colore della pelle, semmai dalla religione o da una storia comune. Qualche volta nemmeno questo li unisce.

Gli esseri umani sono manipolabili

Il fatto è che gli esseri umani, bianchi o neri che siano, sono facilmente manipolabili. Tra i mille esempi, citiamo un caso tutto africano. Tra gli Hutu e i Tutsi non c’era mai stato odio etnico o razziale. Condividevano lo stesso territorio pacificamente ed erano entrambi cristiani. I Tutsi si dedicavano di più all’allevamento mentre gli Hutu erano soprattutto agricoltori. I colonizzatori belgi, a partire dal 1926, vollero evidenziare le loro differenze etniche e scrivere nei documenti l’appartenenza all’una o all’altra etnia. Perché? Per dividerli, naturalmente. E’ la miope applicazione del vecchio motto “Divide et impera”. Solo che i romani lo applicavano con un certo criterio, non perché i popoli si distruggessero a vicenda, ma per comandarli più facilmente e mantenere una solida leadership in capo a Roma.

Dopo averli classificati accuratamente, i colonizzatori belgi favorirono una delle due etnie, quella dei Tutsi, creando forte risentimento nell’altra, che tra l’altro era la maggioranza. E come andò a finire? In un massacro, noto come il genocidio del Ruanda. Una spirale di violenza in cui morirono circa un milione di persone, la maggior parte Tutsi, a colpi di machete e nei modi più orrendi che possiamo immaginare.

Il colore della pelle sembra essere oggi un grimaldello da usare per disunire. La contrapposizione tra bianchi e neri sembra essere quasi un obiettivo per qualcuno. Ci poniamo allora l’ultima domanda:

Siamo sicuri che non ci sia una manina invisibile che sta cercando di mettere neri contro bianchi?

E questa manina invisibile mi pare stia sobillando i più deboli, cioè i neri…

 

di Elena Dorian

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