Come la stampa spinge verso una società multietnica e multiculturale, imponendo i valori della finanza globalista. Elena Dorian - www.altreinfo.org

Come la stampa spinge verso una società multietnica e multiculturale, imponendo i valori della finanza globalista. Elena Dorian

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Non è una novità che i mezzi di comunicazione di massa, completamente controllati dalla finanza predatoria apolide, indirizzino il dibattito, le idee e i valori verso un mondo globalizzato ed uno sviluppo sociale multietnico e multiculturale. E’ davanti agli occhi di tutti, giorno per giorno, come la televisione, i giornali, la radio, ed ogni altro mezzo di comunicazione di massa, condizionino le nostre scelte e i nostri pensieri.

Prendiamo quindi soltanto un banale caso, giusto per mettere in evidenza quanto sia subdola e diffusa questa influenza dei media e quanto sia determinante per il futuro della nostra società.

Propaganda contro i figli?

In un articolo di Vanity Fair, settimanale che ha una diffusione media di 287.000 unità, tra cartaceo e digitale, quindi non il giornalone globalista ma nemmeno un giornalino di secondo piano, è comparso il seguente articolo:

I sette motivi (scientifici) per cui è meglio non avere figli

Si tratta di una evidente propaganda in favore di una famiglia senza figli. Quasi un invito a non averne proprio. Vediamo quali sono questi sette buoni motivi, qualcuno anche sorprendente, per non avere figli:

  1. Avere un figlio contribuisce al surriscaldamento globale
    Evitare i figli permetterebbe di ridurre il consumo di energia per la casa, per i viaggi, per le scelte alimentari e altre attività di routine che provocano emissioni di anidride carbonica.
  2. I genitori, e in particolare le madri, subiscono pregiudizi sul posto di lavoro
    La maternità fa presupporre che le donne siano meno competenti e meno impegnate nelle loro carriere. Di conseguenza, sono tenute a raggiungere standard più elevati e hanno minori opportunità.
  3. Puoi guadagnare meno se sei madre
    Per la maggior parte degli uomini la paternità si traduce in un bonus salariale; per la maggior parte delle donne la maternità si traduce in una penalizzazione salariale.
  4. I rapporti di amicizia cambiano inevitabilmente dopo la nascita di un bambino, a volte anche in peggio
    Prima di avere figli, le donne passavano 14 ore alla settimana con gli amici, mentre gli uomini in media 16. Dopo i bambini, le ore sono scese a cinque per le donne e sei per gli uomini.
  5. I matrimoni tendono alla crisi dopo la nascita di un bambino
    La genitorialità tende ad avere un impatto negativo sulla soddisfazione coniugale per via dei conflitti che nascono dalla riorganizzazione dei ruoli nel matrimonio e dalla limitazione della libertà dei genitori.
  6. I genitori tendono ad essere meno sani rispetto ai non genitori
    I non genitori hanno il 75% in più di probabilità di dormire in media più di otto ore ogni notte, mentre i genitori hanno il 29% in più di probabilità di dormirne meno di sei. Non sorprende che i genitori abbiano il 28% in più di probabilità di bere caffè ogni giorno rispetto ai non genitori. I non genitori hanno anche il 73% di probabilità in più rispetto ai genitori di non mangiare mai nei fast food e il 38% di probabilità in più di fare ginnastica in palestra una volta (almeno) alla settimana, mentre i genitori hanno il 17% in più di probabilità di non fare mai esercizio, il 10% in più di considerarsi sovrappeso e il 54% in più di fumare sigarette ogni giorno.
  7. Avere un figlio potrebbe avere un impatto negativo sulla felicità di un genitore
    I giovani genitori e i genitori con bambini piccoli tendono ad essere particolarmente infelici.

Ma avremmo potuto leggere anche questo articolo:

«Ero felice prima di avere figli»

Non cambiava nulla. Sono veri e propri spot contro la famiglia con figli.

Propaganda pro-immigrati?

A questi articoli contro i figli si contrappongono molti altri, favorevoli all’immigrazione di massa, ad esempio i seguenti:

Quanta ricchezza creano gli immigrati?

Quanti “Muri” vogliamo ancora per “salvarci” dai migranti?

A ben guardare, ci sono centinaia di articoli pro-immigrazione in questo settimanale. I messaggi veicolati al nostro inconscio sono facili da decifrare: i figli è meglio che non li facciamo noi, ci sono già quelli degli immigrati, loro creano PIL, ringiovaniscono e arricchiscono la nostra società, destinata a diventare una splendida società multietnica e multiculturale dove tutti vivranno in pace, d’amore e d’accordo.

Non occorre che ci pensiamo noi a fare figli, ci penseranno gli immigrati.

Vera e propria propaganda e manipolazione sociale.

Condè Nast Pubblications e la famiglia Irving Newhouse

E’ lecito allora porsi le seguenti domande:

Nell’interesse di chi agisce Vanity Fair?

A chi appartiene questo influente settimanale?

Giusto per capire chi sono quelli che stanno condizionando il nostro futuro. Le risposte a queste due domande ci danno alcune informazioni molto interessanti, tuttavia non proprio imprevedibili.

Vanity Fair è una rivista pubblicata dalla Condé Nast Publications.

Condé Nast Publications è una casa editrice statunitense che, oltre a Vanity Fair, pubblica altre 130 riviste, tra cui Vogue, The New Yorker e Glamour, riviste tra le più note a livello internazionale. E’ attiva anche nella realizzazione di video digitali e fiction. Condè Nast è a sua volta controllata dal gruppo Advance Publications.

Il gruppo Advance Publications è stato fondato nel 1922 da Samuel Irving Newhouse Senior, è passato in seguito a Samuel Irving Newhouse Jr. morto nel 2017 ed è ora controllato dai suoi discendenti.

Samuel Irving Newhouse Sr. era sposato con Mitzi Epstein.

Samuel Irving Newhouse Sr. nato con il nome di Solomon Isadore Neuhaus, era figlio di migranti ebrei provenienti dal centro Europa, Meier Neuhaus e Rose Arenfeldt.

Mitzi Epstein era ebrea cresciuta in Upper West Side.

Bene, sarà una coincidenza, ma questo impero editoriale di cui fa parte anche Vanity Fair appartiene ad una famiglia di ebrei aschenaziti, i più grandi fautori del ripopolamento dell’Europa con migranti provenienti da altri continenti, soprattutto dall’Africa sub-sahariana.

E sia chiaro, non lo dico io, ma sono loro stessi a dirlo.

Il gioco di squadra

Non c’è nulla da dire, è un vero e proprio gioco di squadra. Alcuni fanno propaganda contro la famiglia, altri in favore dell’aborto, altri ancora sono grandi tifosi del mondo LGBT, poi c’è George Soros che finanzia le ONG, impegnate a raccattare i migranti nel Mediterraneo, c’è un esercito di femministe disposte a tutto, ci sono quelli che prestano i soldi ai migranti per arrivare fino a qui e, infine, quelli che hanno distrutto la Libia per aprire la strada maestra all’emigrazione selvaggia.

Ci sfugge qualcosa?

Ah sì, certo… non dimentichiamo la Banda Bassotti del Fondo Monetario Internazionale che, col meccanismo del debito, distrugge ogni economia e tiene nel sottosviluppo un intero continente. E poi ci sono i “giornalisti” e “gli uomini di cultura”, quelli che da un attico di New York orientano il pensiero unico e tacciano di fascista, nazista e razzista chiunque veda, capisca e parli in modo differente rispetto a loro.

Ma gli africani dovrebbero saperlo che gli ebrei non sono mai stati i loro migliori amici.

Basta studiare la storia dello schiavismo per capirlo.

 

di Elena Dorian

Fonti:

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