Libano: dimissioni Hariri, i sauditi puntano sul caos. Salvo Ardizzone - www.altreinfo.org

Libano: dimissioni Hariri, i sauditi puntano sul caos. Salvo Ardizzone

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Sabato, Saad Hariri il primo ministro libanese, ha annunciato le sue improvvise dimissioni mentre si trovava in Arabia Saudita, dove si era recato per la seconda volta in 5 giorni. Nelle sue dichiarazioni rese alla rete Al Arabiya, ha sostenuto di temere per la propria vita ed ha accusato l’Iran ed Hezbollah d’intromettersi negli affari del Libano e degli altri Paesi arabi.

Hariri era divenuto primo ministro nel 2016, dopo l’elezione alla Presidenza di Michel Aoun; le sue dimissioni giungono all’improvviso, ma negli ultimi giorni aveva dato segno di crescente nervosismo, accentuato dopo una prima visita improvvisa in Arabia Saudita, seguita da un incontro in Libano con Ali Akbar Velayati, un’influente personalità iraniana; tornato subito a Riyadh ha dato l’annuncio.

Il presidente del Parlamento Nabih Berri ha abbreviato la sua visita in Egitto per rientrare immediatamente in Libano, mentre il Capo dello Stato, Michel Aoun, informato per telefono delle dimissioni, attende il ritorno di Hariri (semmai avverrà) per ascoltare le motivazioni.

Con ogni probabilità, dietro alle bizzarre dimissioni, annunciate all’improvviso in un altro Stato, vi sono le pressioni fatte da Riyadh (che in questo ha la completa sintonia di Usa e Israele) per mandare in crisi il quadro politico libanese e giocare la carta del caos, dopo che sono falliti tutti gli altri tentativi per riacquistare il controllo del Paese.

Negli sguaiati attacchi all’Iran e a Hezbollah pronunciati da Hariri, come negli asseriti timori per un complotto contro la sua vita diffusi ampiamente da Al Arabiya, la cassa di risonanza degli interessi del Golfo, echeggiano i peggiori stereotipi della propaganda saudita e sionista.

Il tentativo di paralizzare la politica di Beirut con una crisi all’insegna del tanto peggio tanto meglio, trova peraltro una conferma negli ingenti finanziamenti che ultimamente Riyadh ha fatto giungere agli elementi più estremi dei falangisti cristiani, emarginati nel quadro di crescente stabilità che stava consolidandosi in Libano.

D’altronde, il rapido evolvere degli equilibri degli equilibri mediorientali, con la liquidazione del Daesh in Siria e Iraq e il ridimensionamento del tentativo curdo di smembrare l’Iraq, costringono l’Arabia Saudita, e Mohammed bin Salman che la momento ne tira le fila e che ha impresso un’accelerazione alla sua scalata al trono, a giocare le ultime carte prima che gli ultimi focolai di crisi della regione vengano avviati a soluzione, decretando la completa vittoria dell’Asse della Resistenza e l’ascesa dell’Iran quale potenza regionale (e non solo).

Adesso, nel delicato quadro politico multiconfessionale libanese si apre un’ulteriore partita, tuttavia, come ha dichiarato il Segretario Generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, al di là di tutte le illazioni è un fatto che dietro le dimissioni di Hariri ci sia l’Arabia Saudita, come pure lo è che essa, dopo aver fallito malamente nel tentativo di destabilizzare il Libano col terrorismo, ci prova adesso muovendo le ultime pedine che le rimangono.

 

di Salvo Ardizzone

Fonte: ilfarosulmondo.it

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