Perché la Libia non è un porto sicuro? Migranti a scuola di recitazione. Giorgio Lunardi - www.altreinfo.org

Perché la Libia non è un porto sicuro? Migranti a scuola di recitazione. Giorgio Lunardi

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I porti libici non sono sicuri. Lo dice l’Unione Europea, lo dicono le ONG di Soros, i fautori dell’immigrazione selvaggia, le Associazioni Africane, le Associazioni Umanitarie, Medici senza Frontiere, Amnesty International. Insomma, lo dicono tutti. E non appena un barcone in partenza dalla Libia viene intercettato dalla Guardia Costiera italiana, l’Unione Europea, per bocca di qualche burocrate milionario, avverte con toni minacciosi:

Attenzione! Non potete riportare i migranti in Libia perché non è un “porto sicuro”, ve li dovete tenere tutti in Italia. Altrimenti violate la Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo.

Ed ecco allora che da anni ci portiamo in Italia tutti quei bei ragazzotti, giovani e forti, che potrebbero invece costruirsi un futuro nei loro paesi.

Ma chi ha stabilito che la Libia non è un porto sicuro?

Ce lo spiega l’immigrazionista per passione, nonché Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri, Federica Mogherini:

“Si tratta di una decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha i suoi metodi di valutazione basati sullo Stato di diritto e sulla legge»

Quindi, la Corte ha i “suoi metodi”, che la Mogherini non spiega, e noi dobbiamo accettare centinaia di migliaia di migranti, in prospettiva milioni, sulla base di quei metodi.

Ma noi siamo curiosi e ci chiediamo allora, quali sono questi metodi segreti?

Ecco, per la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo assume la massima importanza ciò che dicono i migranti che hanno attraversato il Mediterraneo nei barconi di Soros. Ecco una brave rassegna di ciò che dichiarano, da anni, tutti questi migranti, ogni volta che arrivano in Italia, durante le “inchieste” condotte dalle molte associazioni umanitarie che si occupano di questo:

“Siamo stati torturati”

“Mi hanno violentata”

“Hanno ucciso mia sorella e l’hanno gettata in una fossa comune”

“Ho visto bruciare una persona viva perché non aveva soldi per pagare il barcone”

“Ho visto un libico violentare e uccidere una bambina”

“Mi hanno rubato tutto quello che avevo”

“Hanno ucciso il mio bambino come fosse un animale”

“Ho provato a ribellarmi ma mi hanno spento  una sigaretta nei genitali e poi mi hanno picchiato a sangue”

Queste sono soltanto alcune delle cosiddette “testimonianze” rese dai migranti.

Bene, adesso uno vorrebbe anche delle prove. Ma quelle purtroppo non ci sono. Zero prove, ci sono soltanto le testimonianze dei migranti. Uno dice di aver visto, l’altro dice di aver sentito, un altro ancora dice di aver subito. La violenza sessuale è scontata, naturalmente. Quella l’hanno subita tutte le donne e l’hanno vista tutti gli uomini. Le sevizie e le torture anche.

Sono soltanto testimonianze, prove nessuna, riscontri oggettivi nessuno.

Ora, dobbiamo considerare che i migranti, non appena si mettono le scarpe per iniziare il lungo percorso verso l’Italia, sentono dirsi dalle ONG di Soros che li accompagnano passo a passo, dalle guide e infine dagli scafisti:

Guardate che se non dite di essere stati torturati e di aver subito abusi, correte il rischio che vi rimandino in Libia.

Ecco da dove arrivano le testimonianze certe e determinanti di cui si avvale la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per decretare senza appello:

La Libia non è un porto sicuro.

Sono vere e proprie scuole di recitazione per migranti. E noi, con la coda fra le gambe, paurosi di essere incriminati per aver violato addirittura i “diritti dell’uomo” ce li portiamo tutti a casa.

i migranti vengono sfruttati nel lavoro dei campi

E poi magari i diritti dell’uomo li violiamo davvero, sfruttando gli africani per raccogliere pomodori e due euro all’ora, facendoli lavorare come schiavi, senza diritti e senza tutele. Ma di questo non si interessa nessuno.

Ipocriti collusi.

 

di Giorgio Lunardi

Fonte: www.altreinfo.org

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