Ponti d’oro per i (falsi) profughi ma nemmeno la presenza per ricordare quelli di Istria e Dalmazia. Mauro Bottarelli - www.altreinfo.org

Ponti d’oro per i (falsi) profughi ma nemmeno la presenza per ricordare quelli di Istria e Dalmazia. Mauro Bottarelli

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Oggi è il “Giorno del ricordo”, ovvero la giornata dedicata alle vittime delle foibe e agli esuli di Istria e Dalmazia.

Non preoccupatevi se non lo sapevate o se non lo avevate percepito dalle programmazioni televisive: queste sono vittime di serie B, non meritano pubblicità. Né rispetto. Anzi, per alcuni le foibe sono qualcosa da celebrare, la vendetta contro il fascismo, quasi una benefica purga per la coscienza del Paese. A confermare questa triste realtà è il fatto che domani mattina alla Foiba di Basovizza non ci saranno, per la cerimonia celebrativa, né il presidente della Repubblica, né quelli di Camera e Senato. A nome del governo ci sarà il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova. D’altronde, cosa aspettarsi da istituzioni che stamattina hanno aperto le porte della Camera dei Deputati a una conferenza stampa marcatamente revisionista, quando non negazionista, sull’argomento?

Ma, a mio avviso, non è questa la cosa più grave. Certo, non rispettare propri connazionali finiti infoibati o privati di tutto – 350mila persone costrette all’esilio – dalle truppe di Tito e dai loro fiancheggiatori nostrani è cosa che fa pietà e orrore ma peggio di questo c’è il totale tradimento del popolo italiano che quelle stesse istituzioni stanno perpetrando, facendosi scudo con altri profughi. E’ infatti pari a 9.359 il numero dei migranti e richiedenti asilo sbarcati sulle coste italiane dall’inizio del 2017, in aumento del 55% rispetto ai 6.030 dello stesso periodo del 2016. È quanto emerge dai dati pubblicati dall’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) che coprono il periodo dal primo gennaio al 5 febbraio. Gli stranieri provengono in grande maggioranza dall’Africa: Guinea, Costa d’Avorio, Nigeria, Senegal e Gambia. Guerre segnalate? Zero. Però hanno fame, freddo, la gotta, i coglioni girati, la nevralgia o qualsivoglia altra scusa da addurre.
Ma i numeri parlano chiaro. E sono tremendi, perché prima o poi ti sbugiardano. Nel 2016, il numero di richiedenti asilo e protezione internazionale in Italia ha raggiunto la cifra più alta mai registrata in un ventennio, oltre 123mila, cioé 10mila ogni mese, il 47% in più rispetto all’anno precedente. Sono questi i dati diramati dal ministero dell’Interno ed elaborati dalla Fondazione Ismu (Istituto per gli studi sulla multietnicità, quindi dubito un covo di xenofobi): se si considera il triennio 2014-2016, l’Italia ha accolto sulle proprie coste in tre anni oltre 500mila migranti, più di quanti ne sono arrivati nei 17 anni precedenti di sbarchi. Tutti in fuga da guerre e regimi totalitari? No, perché la maggior parte delle domande ha infatti esito negativo: a fronte di un aumento di richieste di asilo e protezione internazionale, diminuisce infatti la proporzione di coloro che si vedono riconosciuta una qualche forma di protezione (status rifugiato, sussidiaria o umanitaria).
Nel corso del 2016, gli esiti negativi hanno riguardato i due terzi delle richieste, cioè oltre 55mila persone, le quali a detta delle Commissioni Territoriali non avevano i requisiti per la protezione. Stranamente, le bocciature sono aumentate in particolare dal 2015, diventando la maggioranza degli esiti; negli anni precedenti invece la percentuale era intorno al 30-40%. Dite tutti grazie ad Angela Merkel per questo. Tra gli esiti positivi prevale nel nostro Paese la concessione di protezione umanitaria (oltre 18mila nel 2016, pari a un quinto del totale), mentre è molto bassa la quota di coloro a cui viene riconosciuto lo status di rifugiato, il 5,5% del totale nel 2016 e il 5% nel 2015, in diminuzione rispetto agli anni 2013-2014. Sono dati, non chiacchiere.

Ma andiamo avanti con i numeri. In un rapporto sui fattori che contribuiscono alla crescita del debito pubblico, inviato dal ministero dell’Economia alla Commissione Europea, infatti, viene sottolineato che quest’anno la spesa pubblica legata alle attività di soccorso, accoglienza e assistenza degli immigrati, potrebbe raggiungere la cifra record di 4,2 miliardi. Nel 2016, a parte gli appena 120 milioni stanziati dall’Europa, l’Italia aveva già speso 3,3 miliardi ma per l’anno in corso, evidenzia il rapporto, i 3,8 miliardi già stanziati potrebbero non essere sufficienti.
Cosa vi verrebbe da pensare alla luce di queste cifre, tutte ufficiali? Forse, che non è il caso di spendere un capitale per gestire un fenomeno che è puramente di migrazione economica, stante la quantità di richieste d’asilo bocciate. Di fatto, stiamo drenando fondi che potrebbero rimettere a posto la situazione delle zone terremotate del Centro Italia una volta per tutte per garantire permanenza sul nostro territorio a gente che nella stragrande maggioranza dei casi è clandestina: vi pare normale?

No, immagino. I problema è che non è normale nemmeno chi ci governa, visto che è dell’altro giorno la notizia dello sblocco del cosiddetto “bonus gratitudine” per gli enti locali che accolgono i migranti. Ad annunciarlo è stato il prefetto di Rovigo, Enrico Caterino, il quale ha annunciato l’assegnazione al Comune, da parte del governo, di 500 euro per ogni profugo accolto. Per il capoluogo rodigino, amministrato dalla Lega Nord, si tratta di ben 107mila euro. “È in arrivo dal Ministero il pagamento di questo contributo una tantum che i Comuni potranno utilizzare come meglio credono”, ha spiegato Caterino. Si tratta infatti di una somma non vincolata, che le pubbliche amministrazioni potranno spendere come meglio credono, ad una sola condizione: le risorse allocate andranno spese entro la fine dell’anno.
Insomma, siamo di fronte a una sorta di ricompensa per chi fosse stato disposto a collaborare: in cima alla classifica c’è Milano, che dovrebbe ricevere un milione e mezzo di euro, mentre la Regione più virtuosa è la Lombardia, con ben 503 amministrazioni “accoglienti”, le quali riceveranno in tutto oltre 10 milioni e mezzo di euro. A fronte però di quale spesa per lo Stato, visto che – ribadisco – la gente che ospitiamo non ha quasi mai diritto di stare qui ma, ovviamente, col cazzo che se ne andrà una volta bocciata la richiesta? Nella migliore delle ipotesi ingrasserà studi di avvocati che hanno fiutato il business, presentando ricorsi, nella peggiore si darà alla macchia e tanti saluti.

In compenso, anche i migranti ci danno qualcosa in cambio. Stando ai numeri sulla diffusione delle malattie infettive all’interno dei centri d’accoglienza milanesi, forniti dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, nel 2016 si sono registrati 2mila casi di scabbia e 38 casi di tubercolosi. E chi cura questa gente, se non la sanità pubblica? Altro aggravio dei costi, perché stiamo parlando solo dei centri d’accoglienza di Milano. Quanta di quella gente curata ha effettivamente diritto di stare in Italia e beneficiare del nostro welfare? Quanta si potrebbe bloccare alla partenza o in strutture che funzionino seriamente per uno screening immediato e per un rimpatrio celere, in caso non ci siano i requisiti?

Certo, se si abituano scafisti, ong e governi al fatto che la nostra Guardia costiera agisce da traghetto o nave da crociera, è un po’ dura riuscire a mettere un freno alla situazione. Inoltre, il governo di Tobruk ha già detto che non riconosce l’accordo Italia-Libia stipulato in pompa magna la scorsa settimana e benedetto dall’UE al vertice maltese, quindi una buona porzione di Paese continuerà a funzionare come hub per disperati che cercano la via del mare. E, visto il numero di arrivi da inizio anno, la trovano. Insomma, ponti d’oro ai falsi profughi per solidarietà pelosa e business dell’accoglienza e nemmeno la decenza di presenziare alla cerimonia in ricordo di nostri profughi, reali, cacciati o massacrati dai titini. E’ questo il tradimento più grande nei confronti non solo della memoria storica ma anche del popolo italiano e dell’Italia. E non esiste atto più vile e infame che tradire la propria Patria.

 

di Mauro Bottarelli

Fonte: rischiocalcolato.it

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