Fuga dall'euroReich millenario. From London with love, Theresa. Barbara Tampieri - www.altreinfo.org

Fuga dall’euroReich millenario. From London with love, Theresa. Barbara Tampieri

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“Siamo legati all’Europa ma non inclusi in essa; vi siamo interessati ed associati ma non ce ne consideriamo assorbiti.”  Winston Churchill

Per chi pensasse che la Brexit sia il risultato di un’improvvisa psicosi collettiva dei britannici – o per meglio dire degli inglesi, visto che gli scozzesi, come al solito, fanno i bastian contrari – andremo qui a dimostrare che le istanze alla base di questa storica decisione provengono dai fondamenti della rule of law del Regno Unito, e che non si tratta altro che della volontà di riappropriarsi di una cosa meravigliosa: la LIBERTA’. Qualcosa che tutti i paesi europei dovrebbero volere e fortissimamente volere.

Ciò che Theresa May sta firmando è una lettera indirizzata agli euroburosauri che inizia così:

“Caro presidente Tusk,
Il 23 giugno dell’anno scorso, il popolo del Regno Unito votò per l’uscita dall’Unione Europea. Come ho già detto in precedenza, questa decisione non rappresenta il rifiuto dei valori che, come europei, condividiamo, e nemmeno la volontà di danneggiare l’Unione Europea o i suoi stati membri rimanenti.  Al contrario, il Regno Unito desidera che l’Unione Europea prosperi nel successo.
Il referendum, quindi, fu un voto per ripristinare, per come noi la intendiamo, la nostra sovranità nazionale. Lasciamo l’Unione Europea ma non l’Europa, e desideriamo rimanere alleati e partner leali nei confronti dei nostri amici nel continente.
[…] Oggi quindi Le scrivo per dare effetto alla decisione democratica del popolo del Regno Unito. Con la presente notifico il Consiglio Europeo, in accordo con l’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea, della volontà del Regno Unito di ritirarsi dall’Unione Europea.”

Capito? Più avanti, come titolo di uno dei paragrafi nei quali è suddivisa la lettera, Theresa scrive: “We should always put our citizens first.” Ovvero: “Prima i nostri cittadini”. Leghismo? Salvinismo? Una botta di Trumpismo? No, è solo ciò che una volta, e nemmeno tanto tempo fa, era semplice normalità, buonsenso, atteggiamento da buon padre di famiglia. Mica come i padri pedofili e assassini che tifano per il nemico e ce lo impongono come fratello obbligatorio, trattandolo per giunta come prediletto.

La strada che ha portato a questo passo ufficiale di Londra è stata lunga e non nasce, come scrivevo all’inizio, da un capriccio. La frase citata di Churchill era già indicativa di uno stato d’animo, di una volontà di partecipare volentieri alle questioni europee ma mantenendo rigorosamente la propria indipendenza. Indipendenza che gli euroburosauri del cetriolo e della vongola fuori misura, programmati secondo i desiderata del mercantilismo tedesco, non riescono nemmeno a concepire. Immagino che lo spiritato Tusk avrà dovuto leggersi e rileggersi la lettera di Theresa più volte, prima di riuscire a decifrarne un decimo del senso, mancandogli l’apposita stele di Rosetta mentale. Chi nasce servo non può morire libero.

Gli inglesi lo hanno sempre saputo che il Regno Unito avrebbe sempre rapprensentato il principale ostacolo ad un’Europa a trazione tedesca. E, inevitabilmente, ogniqualvolta la Germania ci prova, a sottomettere il resto d’Europa, il Regno Unito è chiamato a rappresentare e difendere i valori di libertà e democrazia messi in pericolo.

Questo video del 2008, intitolato “Il vero volto dell’Unione Europea” e presentato da “The Campaign for truth in Europe”, è un ottimo riassunto dei motivi classici che spiegano l’insofferenza britannica verso Leuropa “tedesca” e che si sono infine concretizzati nella Brexit.

Ciò che ha sempre infastidito gli inglesi è la pretesa del sistema legale UE di sostituirsi alle norme giuridiche nazionali. Di conseguenza, lamentano, l’80% delle leggi che passano per la Camera dei Comuni non sono altro che ratifiche di leggi europee che finiscono per regolamentare al 100% settori come questi: ambiente, pesca, agricoltura, commercio. Se la UE decide di limitare l’utilizzo di un certo tipo di prodotti, come ad esempio quelli delle terapie naturali, il paese membro deve assoggettarsi al diktat, magari danneggiando un settore nel quale il proprio paese è all’avanguardia.

Per giunta, queste leggi europee vengono votate dai membri della Commissione Europea (non dal Parlamento Europeo, come si crede) ovvero da persone che, in pochi minuti, e senza nemmeno avere il tempo di leggerne il contenuto, sono obbligate ad “eseguire gli ordini” contenuti nelle apposite istruzioni di voto. “Vota si”, oppure “vota no”. Protetti comunque dalla totale immunità verso le conseguenze dei propri atti, dal fatto di non dover rendere conto a nessuno e di essere inamovibili.

Per cui, l’appartenenza alla UE significa entrare in un nuovo ordine legale ed accettare un nuovo stile di vita (magari quello del migrante) che può non essere consono alle proprie esigenze nazionali.

Le leggi europee sovrastano i poteri costituzionali. La sovranità che oggi il Regno Unito rivendica, fu perduta, sostengono nel filmato, nell’ormai lontano 1972.

Il costituzionalista John Bingley spiega quali siano le basi della rule of law britannica.

“Il potere spetta al sovrano e il sovrano, grazie al giuramento che sancisce il suo patto con il popolo, lo rimette al popolo. Nessun potere politico può infrangere il patto tra il sovrano e il popolo. Di conseguenza, nessun governo può, perfino su eventuale mandato del popolo, trasferire temporaneamente o definitivamente il potere ad uno stato straniero che non sia sottoposto al sovrano e non sia stato eletto dal popolo.”

Se non vi fossero stati dei traditori anche nel Regno Unito, il discorso sarebbe già stato chiuso in partenza.

Dal punto di vista del sistema giuridico, quello imposto dall’Unione Europea stravolge completamente il senso del sistema legale britannico. Alcuni dei suoi principi fondamentali verrebbero da esso superati.

Ad esempio il “trial by jury”, ovvero il diritto ad essere giudicati da una giuria popolare. L’Habeas Corpus – che impedisce la detenzione preventiva e l’arresto senza motivazione. Il non poter essere giudicati due volte per lo stesso reato e l’impedimento per la giuria di conoscere le esistenti precedenti condanne di un imputato. In definitiva, per la legge europea, sparisce il principio dell’innocenza fino a prova contraria. Se il cittadino britannico gode di libertà piena nel rispetto delle leggi vigenti, il cittadino europeo gode dei diritti che vengono a lui concessi. Ciò, secondo il parere dei giuristi britannici, costituisce il cavallo di Troia del totalitarismo.

Del resto, basta analizzare come è cambiata nel tempo la denominazione della “cosa” europea – all’inizio “comunità economica europea”, poi “comunità europea” e infine “unione europea” – per svelarne il senso profondo più affine alla dittatura che alla democrazia.

Un altro svantaggio non da poco dell’appartenenza alla UE, sostengono gli inglesi, è il fatto di dover perdere il controllo sulla difesa e la politica estera. Immaginate cosa può combinare  ai danni del proprio popolo un governo collaborazionista con un’entità straniera. Non dovete andare tanto lontano, basta che vi guardiate attorno. Bisogna mettersi nei panni dei fieri cittadini di Sua Maestà per immaginare l’oltraggio di dover essere comandati da un generale francese o tedesco. Per il fatto elementare che costoro farebbero di certo solo gli interessi dei loro popoli o, peggio, di innominate ed innominabili entità sovranazionali.

Tra parentesi, l’ultimo film di James Bond, “Spectre”, alludeva pesantemente proprio ad una possibile unificazione delle intelligence globali sotto un “nuovo ordine” e l’intera avventura di 007 consisteva nel cercare di sventare questo piano diabolico che avrebbe finito per cancellare l’MI6 e l’indipendenza del Regno Unito. Che fa, marchese, allude?

Dal punto di vista economico, si ricorda che già l’entrata del Regno Unito nell’ERM portò alla peggiore recessione in 60 anni, al raddoppio della disoccupazione e ad una perdita colossale di ricchezza nazionale. Un profetico Nigel Farage ci ricorda che “il rischio dell’euro è di affondare assieme alla UE senza che i politici possano farci nulla”.

Se sei dentro e le forze armate sono sotto controlo UE e le tue riserve auree sono in mano alla BCE, come fai a liberarti dalla morsa? Ha senso che un continente appena liberatosi del tallone di ferro dell’URSS desideri far parte di qualcosa di assai simile?

La lettera di Theresa al truce Tusk è il primo passo verso la riconquista della sovranità del suo popolo e forse di quelli dell’intera Europa. Alla Torre di Babele staranno giustificando questa sconfitta con il fatto che, dopo tutto, gli inglesi da sempre non fanno società con nessuno e tutto sommato si potrà anche continuare senza di loro. Diverso sarebbe il discorso se una lettera dal medesimo tono dovesse arrivare a Tusk da Parigi. La Francia è stata l’artefice, assieme alla Germania, dell’infausto progetto e una sua uscita potrebbe veramente significare la spinta definitiva alla nave verso il baratro. Beh, ce ne faremmo una ragione.

di Barbara Tampieri

Fonte: http://ilblogdilameduck.blogspot.it

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