Alla Raggi manca solo l’accusa di essere Jack lo Squartatore. Ma chi ha spolpato MPS fa il censore. Mauro Bottarelli - www.altreinfo.org

Alla Raggi manca solo l’accusa di essere Jack lo Squartatore. Ma chi ha spolpato MPS fa il censore. Mauro Bottarelli

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Il sintomo che questo Paese sta approcciandosi decisamente in fretta al capolinea sta nel come non si abbia percezione della colossale figura di merda che la politica e il giornalismo abbiano fatto negli ultimi giorni sul caso Raggi. Ho volutamente usato un titolo ironico per rendere l’idea ma, in realtà, è ciò che penso. Del caso Raggi-polizza rimangono due fatti, dopo aver scremato la retorica anti-grillino che ha tramutato un nulla nel nuovo Watergate per qualche ore. Primo, se Romeo (nomen omen) era veramente innamorato del sindaco di Roma, come maliziosamente hanno scritto i giornali e per questo motivo le avrebbe intestato quella polizza vita da 30mila euro, c’è da chiedersi se, in caso solo di flirt e non di amore, un RC auto possa bastare.
Secondo, al netto della polizza, nel primo pomeriggio di giovedì scorso Virginia Raggi si era presentata dai pm di Roma per rispondere delle accuse di falso e abuso d’ufficio in relazione al caso Marra, ovvero la nomina a capo del Dipartimento turismo del Campidoglio di Renato Marra, fratello di Raffaele, l’ex capo del personale del Comune, poi arrestato per corruzione. Ora, l’interrogatorio della Raggi è durato 8 ore: da che cazzo doveva difendersi, dall’accusa di aver ucciso Kennedy? O da quella di aver spolpato MPS, per caso? A occhio e croce, Adolf Hitler ha passato meno tempo nel Führerbunker di Berlino. Ma tant’è, il caso può essere delicato e serve il tempo che ci vuole.

Ed ecco che, come per magia, contemporaneamente attorno alle 16 del pomeriggio di giovedì scorso, due giornalisti di due testate differenti vengono illuminati dalla stessa intuizione: “Fatto quotidiano” ed “Espresso” sparano la notizia della polizza di Romeo intestata alla Raggi, parlando poi di altre polizze vita per un totale di 100mila euro di investimenti, anch’esse intestate ad altre persone. Immediato scatta il riflesso pavloviano: che fosse un metodo di finanziamento illecito? Quei soldi sono serviti alla campagna elettorale della Raggi? Cagate.
Quelle polizze, stipulate con Intesa Vita, sono normali strumenti di investimento che garantiscono un rendimento alto, quella della Raggi il 4% e che permettono lo smobilizzo dei fondi dopo un anno: in caso di morte del contraente – e solo in quel caso – il beneficiario prende il malloppo, anche se inconsapevole dell’esistenza del contratto. Romeo voleva forse suicidarsi e, in un atto di magnanimità, ha voluto fare un regalo ad altrettante persone? No. Come ha spiegato lui stesso, non avendo moglie, né figli, ha utilizzato quelle polizze come investimento e, dovendo segnalare un beneficiario in caso di decesso, ha segnalato nomi di persone che dice di stimare. La Raggi sapeva? No. Insomma, Romeo al limite può essere accusato di essere un coglione ma niente di penalmente rilevante, come hanno confermato gli stessi pm romani che indagano sulla Raggi per le altre accuse.

Ma c’è una cosa grave in questa vicenda, molto grave. E, ovviamente, passata sotto silenzio. Intervistata venerdì sera da Enrico Mentana a “Bersaglio mobile”, la Raggi ha confermato di essere rimasta basita davanti alle domande dei pm relative a quelle polizze, sintomo che l’argomento era stato toccato: lungi dal voler pensare che un magistrato preparato come Paolo Ielo pecchi di leggerezza o, peggio, si faccia suggerire le domande dalle anticipazioni dei quotidiani ad interrogatorio in corso, viene però da chiedersi se la divulgazione, proprio a interrogatorio in corso, di fatti coperti dal segreto istruttorio non ponga delle domande sull’efficienza del nostro sistema di giustizia e, peggio ancora, sul livello del nostro giornalismo. Com’è possibile che i giornalisti entrino in possesso di segreti d’ufficio in modo da aggiudicarsi uno scoop su un interrogatorio ancora in corso? Virginia Raggi non ha forse diritto, come qualunque indagato, al rispetto delle garanzie che le spettano?
Il problema è anche in questo caso duplice: da un lato, nessun giornale ha mosso un appunto su questo. Ma ci sta, i giornalisti sono una casta chiusa, si autotutelano e tendono a coprirsi. Dall’altro, però, c’è il fatto che quello scoop si è rivelato uno stronzata sesquipedale. Anzi, per usare un termine caro a “L’Espresso”, una post-verità. Ma molto post. Tanto post che è già morta, insieme allo scoop durato meno di un giorno e smontabile da un qualsiasi funzionario di banca che lavori allo sportello, se qualcuno si fosse degnato di fare una domanda su come funzionano quelle polizze. I Bernstein e Woodward de noantri hanno pestato una merda grossa come il lago Balaton ma ancora fino all’altra sera maramaldeggiavano in tv con la posa del grande inquisitore, dello scopritore dei sordidi segreti del potere che i Cinque Stelle nascondono: nella peggiore delle ipotesi, Romeo si era preso una cotta per la Raggi e pensava fosse romantico intestarle una polizza vita. A me pare un po’ lugubre ma non è un reato, lo hanno certificato i pm capitolini.

Ma si sa, la Raggi va bastonata. Io non sono grillino, né li ho votati e certamente fossi stato un elettore romano, almeno al primo turno, il mio voto non sarebbe andato a lei ma occorre ammettere che la stanno massacrando. In sei mesi hanno passato al microscopio ogni atto, ogni singola delibera, ogni rendicontazione: giusto, scopo del giornalismo è essere il controllore del potere. Domanda: salvo rarissime eccezioni, dove cazzo erano i giornali che hanno tramutato nel Watergate una polizza vita da 30mila euro, mentre negli ultimi 20 anni Roma ha subito un sacco peggio di quello barbarico, da amministrazioni di destra come di sinistra?
A Roma si sono rubati anche i tombini e l’ATAC ha trasformato il concetto stesso di familismo in qualcosa di superato, tanto si è arrivati alle soglie dell’assunzione per linea dinastica e voi rompete i coglioni alla Raggi che è lì da sei mesi, con un monte debiti degno del Venezuela e delle municipalizzate che avrebbero bisogno di Himmler, non di Cantone? Ma che faccia da culo avete? Per carità, i grillini hanno mille difetti e li ritengo non in grado di governare ma qui siamo all’accanimento: non è che qualche editore con interessi nell’immobiliare non gradisce la linea del Comune? Non è che il “no” alle Olimpiadi ha rotto le uova nel paniere a troppi che avevano già la bava alla bocca, stile Italia 90?

Infine, poche parole per la classe politica che, oltre a essersi riempita la bocca di cazzate sul caso polizza, ora ancora parla. Vi faccio un unico esempio, tanto per farvi capire. Giovedì scorso, mentre la Raggi era dai pm, al question time dedicato alla manovra correttiva chiesta dall’Ue all’Italia, non proprio un cazzata di argomento, il ministro Padoan ha parlato davanti a un uditorio di ben 13 senatori. TREDICI. Si sa, la vita del parlamentare inizia il martedì mattina tardi e finisce dopo pranzo giovedì, poi tutti con il trolley in direzione Termini o Fiumicino per il meritato riposo. E questi parlano?
Certo, ammetto che per chi regge questo governo poteva essere spiacevole ascoltare chi annunciava la necessità dell’ennesimo intervento sulla tassazione indiretta e sulle accise per pagare il buco lasciato per le mancette e le prebende elargite a pioggia da Matteo Renzi per cercare di far vincere il “Sì”, poi però non fiondatevi su Twitter a buttare merda sulla Raggi per una polizza vita, perché la merda finisce facilmente nel ventilatore. Diciamo che se la scelta della classe dirigente del M5S è fallimentare, come lo è, anche il resto dell’arco costituzionale non brilla per professionalità e serietà, cosa ne dite?

La quale, oltretutto, oggi ha subito un altro attacco proprio attraverso l’assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, riferite dal quotidiano La Stampa: “La Raggi è impreparata e circondata da una banda”. Ovviamente la sindaca ha chiesto un’immeditata smentita e Berdini ha prima negato di aver rilasciato un’intervista, dicendo che quelle erano frasi carpite in una conversazione tra amici e poi, parlando con RaiNews24, ha sottolineato che “tutti noi della giunta siamo impreparati, anche io mi ci metto, l’avevo già detto. Non immaginavo il baratro che ho trovato: la città è messa in ginocchio”. Guarda caso, Berdini è l’assessore competente per la querelle sul nuovo stadio della Roma, quello che ha visto scendere in campo nientemeno che Francesco Totti e che ha mobilitato i tifosi giallorossi, schierati al fianco del loro capitano e contro la Raggi. Berdini, inoltre, non è del Movimento5Stelle ma ha esplicite simpatie di sinistra: quante combinazioni. E che timing fantastico.

Ma si sa, la colpa è sempre del Movimento. Basti vedere il caso Di Maio, ovvero la lista di giornalisti che a suo modo di vedere avrebbero infangato i grillini con i loro articoli e presentata martedì al presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino. Immediati sono sono alzati i lai indignati di chi denuncia liste di proscrizione, peccato che nessuno si sia scomodato a informarsi: è stato lo stesso Iacopino a chiedere i nomi, visto che a fronte di un’accusa verso la stampa che appariva generica, ha avanzato a Di Maio la richiesta di esempi concreti. E lui lo ha fatto. Ma come vi ho detto prima, i giornalisti si autotutelano. Se da un lato massacrano la Raggi con una campagna che non si vedeva dai tempi di Tangentopoli, dall’altro fanno scudo su Giovanna Botteri, divenuta bersaglio di insulti sessisti sul web.
Eh già, FNSI e Usigrai hanno stilato un documento, nel quale si sottolinea come “siamo dalla sua parte, dalla parte di una professionista che fornisce notizie e analisi, le stesse che si trovano su tutta la stampa nazionale e internazionale. Con buona pace di chi vorrebbe, loro sì, corrispondenze schierate con il nuovo inquilino della Casa Bianca. E ci chiediamo: può un amministratore della Rai attaccare una dipendente dell’azienda che fa con scrupolo e professionalità il suo lavoro? Dal direttore generale e dalla presidente della Rai attendiamo la risposta”. Ora, l’insulto personale è sempre sbagliato, sempre e contro chiunque. Si passa automaticamente dalla parte del torto ma parlare di professionalità in riferimento a Giovanna Botteri e come parlare di astinenza sessuale con Rocco Siffredi: a questa è ridotta la stampa italiana, a difendere l’indifendibile pur di tutelare lo status quo che rischia di venire messo in discussione dal “populismo”. E quale informazione piace a FNSI e Usigrai, questa magari, così indipendente e non schierata?


Volete un esempio? Guardate i tg di stasera e leggete i giornali, anche on-line, di domani e ditemi quanto spazio verrà dato all’omicidio con una bomba piazzata nel suo ufficio di Donetsk del comandante militare della DNR, Mikhail Tolstikh. L’esercito ucraino ha violato la linea di demarcazione prevista degli accordi di Minsk, quindi il fatto che i combattimenti in corso si svolgano sul territorio dei ribelli è la prova plateale che chi attacca sono i miliziani fedeli al regime golpista di Kiev. Come pensate che verrà data questa notizia in Italia, visto che le poche cronache dei recenti scontri nel Donbass erano tutte improntate alle denuncia della violazione degli accordi di Minsk da parte dei filo-russi e di Mosca? FNSI, Usigrai e Ordine dei giornalisti cosa diranno? Dirameranno un comunicato indignato al riguardo? Io temo di no. Malatempora currunt.

 

di Mauro Bottarelli

Fonte: rischiocalcolato.it

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