Il passato razzista dei Rothschild. Elena Dorian - www.altreinfo.org

Il passato razzista dei Rothschild. Elena Dorian

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La famiglia Rothschild non ha bisogno di presentazioni. E’ la famiglia più ricca del pianeta, controlla gran parte del sistema bancario e, soprattutto, buona parte delle banche centrali. I Rothschild sono quelli che stampano carta moneta dal nulla, la prestano agli sprovveduti e ai collaborazionisti, e così facendo indebitano mezzo mondo, a iniziare dai paesi più poveri. Poi, quando questi poveracci non riescono più a restituire la carta stampata, i Rothschild si fanno avanti e si mangiano il loro paese dopo averlo diviso in pezzi. Miniere, risorse naturali, immobili, terre e quant’altro trovano di appetibile diventano un bel boccone.

Un trucco vecchio e arcinoto, ma che funziona ancora: carta contro beni reali.

I Rothschild ci tengono alla loro immagine. E ci tengono a dire che loro non sono mai stati razzisti. Sono fomentatori di guerre, distruttori di ricchezza, usurai, ma non razzisti. E invece no, sono anche razzisti e il loro nome compare nei faldoni dei “negrieri” custoditi nell’Archivio Nazionale di Londra. E  non dimentichiamo che i negrieri venivano finanziati coi soldi di chi i soldi li aveva. Quindi, scavando ancora, forse troviamo che non soltanto erano razzisti, ma anche negrieri, magari indirettamente, avvalendosi di società che operavano per conto terzi. Chissà, scavando, scavando cosa potrebbero restituire ancora gli archivi di Londra.

A seguire un articolo di Francesca Paci.

Il “Financial Times”: i Rothschild finanziavano lo schiavismo

Scartabellando i fogli color seppia con nome e prezzo dei «negri» compilati a mano dai tanto scrupolosi quanto privi di scrupoli mercanti di schiavi delle ex colonie britanniche, Nick Draper, ex banchiere passato dalla JP Morgan all’University College, si e’ imbattuto nel contratto T71/122, un atto d’acquisto del valore di 3.000 sterline firmato nientepopodimenoche da Nathan Mayer Rothschild, patriarca della leggendaria dinastia tedesca finanziatrice, tra l’altro, del duca di Wellington nella battaglia di Waterloo, ma soprattutto paladina dei diritti civili e della campagna per l’abolizione della schiavitù. Della vicenda, rivelata ieri dal quotidiano britannico Financial Times, non c’e’ nessuna menzione nelle dettagliate biografie dei Rothschild  ne’ in quelle altrettanto voluminose dei Freshfields, uno dei principali studi legali internazionali e fiore all’occhiello della City, il cui fondatore, sir James William, risulta ora fosse dedito allo stesso bieco commercio di Nathan Mayer.

Ma carta canta.

E quella ingiallita degli Archivi Nazionali, osserva lo storico Niall Ferguson, autore del saggio «The World’s Banker: The History of the House of Rothschild», dimostra quanto la tratta di esseri umani fosse «parte integrante dell’economia britannica del 1830». Sebbene la storia del traffico degli schiavi sia stata parzialmente scritta grazie a rivelazioni come questa e successive complicate compensazioni, resta un tema caldo negli Stati Uniti dove la memoria del commercio degli esseri umani importato dagli inglesi nel XVIII secolo e’ tornata alla ribalta con l’attuale first Lady Michelle Obama che ha nell’albero genealogico un trisavolo «venduto» a un coltivatore di riso della Carolina.

Negli ultimi anni diversi gruppi direttamente coinvolti in passato in questi commerci hanno fatto ammenda. Nel 2005 la JP Morgan, dopo essersi ufficialmente scusata per il passato poco glorioso, ha istituito un fondo di cinque milioni di dollari per gli studenti neri della Louisiana. La Royal Bank of Scotland, informata dal Financial Times di un remoto legame con i «negrieri», ha acconsentito ad aggiornare i propri archivi. Ma mancano ancora molti tasselli. I documenti scovati da Nick Draper descrivono in modo minuzioso l’accordo tra Nathan Mayer Rothschild, affiancato dal fratello, il barone James, e Lord James O’Bryen. I due Rothschild  avevano dato in garanzia a O’Bryen 88 schiavi per il debito di 3.000 sterline contratto da un intermediario nell’acquisto della sua proprieta’ ad Antigua.

Quando il compratore fece bancarotta la Gran Bretagna si era ormai lasciata alle spalle quel traffico poco onorevole e Nathan Mayer richiese la somma prevista come risarcimento per la garanzia cancellata. Una sgradevole sopresa per quanti conoscevano la biografia del banchiere che più di ogni altro si era speso per l’abolizione della schiavitu’, nel 1831. Raccontano le cronache che un anno prima della messa al bando del mercato della vergogna, Nathan Mayer Rothschild  si adoperò per procurare al governo di Sua Maesta’ un prestito di 15 milioni di sterline, tre quarti del totale necessario a riscattare il popolo dei senza diritti. Come conciliare il dottor Jekyll che cancella la macchia dalla coscienza inglese e mister Hyde che nel frattempo incassa la compensazione? La famiglia fa quadrato replicando che «Nathan Mayer Rothschild  è stato un noto e prominente attivista dell’uguaglianza e delle liberta’ civili. A fronte del suo background queste insinuazioni appaiono inconsistenti».

Anche la Freshfields Bruckhaus Deringer, chiamata a rispondere delle medesime accuse a carico del capostipite James Williams vira sul suo impegno a fianco della Church Missionary Society. Ma la scoperta, giudicata «estremamente importante» dal direttore del Wilberforce Institute for Study of Slavery and Emancipation dell’universita’ di Hull, segna un passo avanti nella liberazione dei torti dimenticati dai raccoglitori polverosi della Storia.

 

di Francesca Paci

Foante: http://www.storiainrete.com

Premessa di Elena Dorian

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