Gli esseri umani possono essere suddivisi in razze? Parlarne è diventato un tabù. Non per Philippe Rushton - www.altreinfo.org

Gli esseri umani possono essere suddivisi in razze? Parlarne è diventato un tabù. Non per Philippe Rushton

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Ovunque nel mondo, in questi tempi esiste un forte tabù che ostacola e impedisce ogni discussione sulla razza. L’argomento è uno dei più spinosi e, in molti casi, qualunque tentativo di suddividere gli esseri umani in razze porta in automatico all’accusa di razzismo. E questo ostacola ogni ulteriore analisi. Inoltre, l’accusa di “razzismo” è ritenuta molto grave e crea problemi di natura psicologica in chi viene tacciato di razzista.

Quando si affronta l'argomento razza veniamo sopraffatti da pregiudizio e tacciati di razzismo, ma questo no aiuta ad affrontare l'argomento

Quando si affronta l’argomento “razza” veniamo subito sopraffatti da una sorta di pregiudizio e tacciati di “razzisti”, ma questo non aiuta ad affrontare seriamente l’argomento.

Ma le razze umane esistono davvero? Molti sostengono di no, altri cercano invece di capire quali potrebbero essere queste razze e provano a cercare differenze tra l’una e l’altra. Uno degli studiosi che più di ogni altro ha lavorato sulla comprensione e classificazione delle differenze tra una razza e l’altra è John Philippe Rushton (1943-2012), psicologo canadese, già professore della University of West Ontario. Le sue ricerche sono state pubblicate nel libro “Race, Evolution, and Behavior”. Naturalmente, le sue teorie sono considerate razziste da coloro che negano l’esistenza delle razze.

A seguire vengono presentate alcune considerazioni iniziali, tratte dal libro di John Philippe Rushton. Si tratta di constatazioni generali e oggettive, non giudizi ma una prima serie di osservazioni. Facciamo presente che Rushton, ai fini delle sue analisi, suddivide gli esseri umani in tre razze fondamentali: bianchi, neri, orientali (est-asiatici). Tale suddivisione viene chiamata dall’autore “modello a tre vie“.

Le razze umane esistono o non esistono?

Intuizioni e osservazioni informali

Tuttora, in America gli insegnanti sanno che gli appartenenti a diverse razze hanno differenti risultati scolastici; i poliziotti sanno che vi sono tassi di criminalità differenti tra le varie razze; gli assistenti sociali sanno che le razze si differenziano per la condizione sociale; il personale medico sa che le razze hanno una diversa probabilità di ammalarsi di AIDS. Inoltre, i fan dello sport sanno che i neri eccellono nella boxe, nel basket e nella corsa. E sanno anche che i nuotatori neri non riescono a battere né i bianchi né gli orientali.

Il record mondiale di velocità sui 100 metri piani è detenuto da atleti neri dal 1968, e anche guardando le ultime Olimpiadi tutti si saranno chiesti: "Ma dove sono i bianchi e soprattutto, gli orientali?"

Il record mondiale di velocità sui 100 metri piani è detenuto da atleti neri dal 1968, e anche guardando le ultime Olimpiadi tutti si saranno chiesti: “Ma dove sono i bianchi e soprattutto, gli orientali?”

Tutti si chiedono come mai. Alcuni accusano la povertà, altri il razzismo dei bianchi e l’eredità della schiavitù. Tuttavia molti mettono in dubbio che il “razzismo dei bianchi” sia la vera causa e pochi osano esprimere i propri dubbi pubblicamente.

Quando si parla di razza, avresti davvero il coraggio di dire ciò che pensi?

I gruppi razziali differiscono più di quanto la gente possa immaginare. Eppure il coro belante degli ambienti accademici e dei media vorrebbero semplicemente proibire al pubblico di poter ascoltare o partecipare a un’aperta discussione sulle differenze razziali.

Squadra olimpica di nuoto degli Stati Uniti, Brasile 2016, quanti sono gli atleti neri?

Squadra olimpica di nuoto degli Stati Uniti, Brasile 2016. Quanti sono i nuotatori neri?

Molti credono che affermare l’esistenza delle differenze razziali possa creare limitazioni al progresso e generare stereotipi. Interessarsi al concetto della razza, comunque, non significa sottovalutare certi individui. Semmai, potrebbe aiutarci a essere consci di ciò di cui ogni persona ha bisogno.

La razza nella storia

Persino prima dell’esistenza di un qualsiasi tipo di test di intelligenza, filosofi, mercanti, statisti ed altri, pensavano ci fosse un legame tra razza, intelligenza e successi culturali. Aristotele, Platone, Voltaire e David Hume credevano in questo. Anche Broca, Darwin, Galton e tutti i fondatori dell’evoluzione e dell’antropologia… Persino Freud credeva in qualche differenza razziale.

Ma questa concezione iniziò a cambiare negli anni venti del XX secolo con Franz Boas e James B. Watson, i quali credevano che la cultura potesse trasformare qualsiasi cosa. Oggi, scrittori come Jared Diamond in “Guns, Germs and Steel (1997)” e S. J. Vould in “The Mismeasure on Man (1996)” ci dicono che non c’è nessun collegamento tra razza, intelligenza e cultura. Le differenze che vediamo sono semplicemente causa della sfortuna di certe popolazioni e del razzismo da parte dei bianchi.

"No al razzismo, siamo tutti umani". Quindi, ipotizzare l'esistenza di razze significa essere razzisti?

“No al razzismo, siamo tutti umani”. Quindi, ipotizzare l’esistenza di razze significa essere razzisti?

L’Africa nei racconti degli esploratori

I primi esploratori dell’Africa dell’Est hanno scritto di essersi sentiti scioccati dalla nudità, dal paganesimo, dal cannibalismo, dalla povertà dei nativi. Alcuni hanno affermato che i neri avevano la natura “di animali selvaggi… la maggior parte di loro va in giro nuda… il bambino non conosce il proprio padre e mangiano esseri umani”. Qualcun altro ha affermato che questi avevano un naturale senso del ritmo, così che se un nero

“dovesse cadere dal cielo verso la terra batterebbe il ritmo mentre cade giù”.

Altri hanno persino scritto libri su questo argomento e hanno fatto dipinti di africani con organi sessuali sovradimensionati.

Suona familiare? Tutto ciò è semplicemente il riflesso del razzismo? Può darsi, ma questi esempi non provengono dal colonialismo europeo del 19° secolo o dalla letteratura dell’odio del ku klux klan. Questi esempi provengono dagli arabi musulmani, i quali per primi, 1200 anni fa (nel 700 d.C.) sono penetrati nell’Africa Nera, come è stato dettagliatamente raccontato nel libro di Bernard Lewis del 1990 “Race and Slavery in the Middle East” (La razza e la schiavitù nel Medio Oriente).

Gli esploratori europei, parecchi secoli dopo, avranno le stesse impressioni. Gli europei hanno scritto che gli africani sembravano avere un’intelligenza molto bassa ed un lessico piuttosto povero per esprimere pensieri complessi.

I bianchi apprezzavano alcune tribù per la fabbricazione di ceramica, la forgiatura del ferro, le sculture in legno e la costruzione di strumenti musicali. Ma più frequentemente, gli europei erano scioccati dalla nudità, dalle loro abitazioni superficiali e poco igieniche. I bianchi notarono che i neri non avevano inventato ruote per la macinazione di mais o per i trasporti, non avevano fattorie di animali, nessun testo scritto, nessuna moneta e nessun sistema numerico.

La Cina raccontata da Marco Polo

I bianchi che esplorarono la Cina erano razzisti quanto quelli che esplorarono l’Africa, nonostante questo le loro descrizioni dei cinesi e della Cina furono molto diverse da quelle che furono fatte, da loro stessi e dagli arabi, sui negri africani. Nel 1275 Marco Polo arrivò in Cina dal suo paese natale, l’Italia, per aprire i commerci con l’Impero Mongolo.

Egli comprese che i cinesi avevano buone costruzioni di strade e ponti, città collegate da canali, censimenti, mercati, pesi e misure standardizzate e non solo la moneta, ma anche valute cartacee. Esisteva persino il sistema postale.

Banconota Jiaozi della dinastia Song, la prima banconota conosciuta del mondo.

Banconota Jiaozi della dinastia Song, la prima banconota conosciuta del mondo.

Nonostante Marco Polo fosse un veneziano, orgoglioso della sua gente e ben conscio della grandezza della Roma antica, rimase sorpreso quando comparò la Cina a quello che vide in Europa e nel Medio Oriente. Marco Polo scrisse:

“Sicuramente nella terra non c’è nessun’altra razza così intelligente come quella dei cinesi”.

La ricerca storica avvalora le impressioni di Marco Polo. Già nel 360 a.C. i cinesi usavano la balestra e cambiarono il volto dell’arte bellica. Intorno al 200 a.C. usavano esami scritti per scegliere la gente addetta al servizio civile, duemila anni prima della Gran Bretagna. I cinesi usarono la stampa nell’800 d.C. circa 600 anni prima che l’Europa vedesse la prima Bibbia di Gutenberg.

La valuta cartacea era usata in Cina nel 1300, ma non in Europa, almeno fino al XIX se al XX secolo. Nel 1050 i chimici cinesi scoprirono la polvere da sparo, intentarono la bomba a mano, i razzi di olio e il veleno gassoso. Dal 1100 le manifatture di razzi in Cina contavano 40.000 operai. Lanciafiamme, pistole e cannoni erano usati in Cina dal XII secolo, circa 100 anni prima dell’Europa. I cinesi usavano la bussola magnetica già nel I secolo. In Europa, invece, non è stata usata fino al 1190.

Nel 1422, settanta anni prima che le tre piccole navi attraversassero l’Atlantico con Cristoforo Colombo, i cinesi raggiunsero la costa Este dell’Africa. Arrivarono con una gran flotta di 65 navi oceaniche caricate di 27.000 soldati e cavalli e con un supporto di grano, carne e vino per un anno. Cola la loro polvere da sparo, la loro navigazione, le loro accurate mappe e bussole magnetiche, i cinesi potevano facilmente girare intorno alle estremità dell’Africa e “scoprire” l’Europa!

I bianchi e gli indiani d’America?

Non occorre adesso descrivere la grandezza della cultura Occidentale, l’enorme contributo che l’Europa ha dato allo sviluppo della tecnica, della filosofia, dell’arte. Non occorre nemmeno soffermarsi sulla grandezza delle antiche popolazioni che abitavano la Mesopotamia, sulla cultura dei popoli amerindi, dei Maya o degli Incas.

Ma dell’Africa nera, cosa possiamo ammirare, quali sono i contributi che hanno dato allo sviluppo dell’umanità?

Il problema della razza va affrontato, senza tabù né pregiudizi.

 

di Alba Giusi

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Fonte: Race, Evolution, and Behavior, di Philippe Rushton

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