Gli oligarchi ebrei nella Russia di Yeltsin. Uri Avnery - www.altreinfo.org

Gli oligarchi ebrei nella Russia di Yeltsin. Uri Avnery

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C’e’ una serie TV sulla Russia. Ma potrebbe essere su Israele. O sugli Stati Uniti. Si intitola “Gli Oligarchi” ed e’ attualmente in onda sulla TV israeliana.

Alcuni episodi sono semplicemente incredibili – o lo sarebbero stati, se non fossero stati resi noti  direttamente dalla fonte: gli eroi della storia, che si vantano allegramente dei loro discutibili successi. La serie e’ stata infatti prodotta dagli immigrati russi in Israele.

Gli “oligarchi” sono un ristretto gruppo di imprenditori che hanno sfruttato la disintegrazione del sistema sovietico per rubare i tesori dello stato e per accumulare bottini di centinaia di miliardi di dollari. Per salvaguardare la continuità dei loro affari, presero il controllo dello stato. Su sette, sei sono ebrei.

Nel linguaggio popolare sono chiamati “oligarchi”, dal termine greco che significa “governo dei pochi”.

Nei primi anni del capitalismo russo post-sovietico furono audaci e svegli abbastanza da capire come sfruttare l’anarchia economica per acquisire enormi possedimenti centinaia e migliaia di volte maggiori del loro reale valore: petrolio, gas naturale, nichel ed altri minerali. Usarono ogni possibile trucco, inclusi l’inganno, la corruzione e l’assassinio. Ognuno di essi aveva un piccolo esercito personale. Nel corso della serie sono fieri di raccontare come hanno fatto a realizzare l’impresa.

La parte più intrigante della serie racconta, però,  il modo in cui essi presero il controllo dell’apparato politico. Dopo un periodo di lotte senza quartiere, decisero che era più conveniente cooperare per assicurasi la gestione dello stato.

In quel periodo, il presidente Boris Yeltsin era in rapido declino. Alla vigilia delle nuove elezioni per la presidenza, il suo indice di gradimento presso la pubblica opinione non superava il 4%. Era un alcolista con gravi problemi di cuore, che lavorava non più di due ore al giorno. Lo stato era, in pratica, retto dalla sua guardia del corpo e da sua figlia; la corruzione era all’ordine del giorno.

Gli oligarchi decisero di ottenere il potere attraverso lui. Avevano già fondi illimitati, il controllo di tutti i canali TV e di gran parte degli altri media. Misero tutto ciò a disposizione della campagna elettorale per la rielezione di Yeltsin, negando ai suoi oppositori persino un minuto del tempo televisivo ed investendo ingenti somme di denaro nello sforzo. (La serie omette un dettaglio interessante: gli oligarchi portarono in Russia i più importanti esperti di elezioni e pubblicisti americani, che applicarono metodi sino ad allora sconosciuti in Russia).

La campagna ottenne dei risultati: Yeltsin fu realmente rieletto. Quello stesso giorno, ebbe un altro attacco di cuore e trascorse tutto il tempo del suo mandato presidenziale in ospedale. In pratica, la Russia fu governata dagli oligarchi. Uno di essi, Boris Berezovsky, si nominò primo ministro. Ci fu un piccolo scandalo quando si seppe che egli (come gran parte degli oligarchi) aveva acquisito la cittadinanza israeliana, così fu costretto a consegnare  il suo passaporto israeliano e tutto fu nuovamente a posto.

Berezovsky si vanta di essere colui che ha fomentato la guerra in Cecenia, in cui sono state uccise decine di migliaia di persone ed un intero paese e’ stato devastato. Berezovsky era interessato alle risorse minerarie di laggiù ed alla prospettiva di un oleodotto. Per poter ottenere tutto ciò, mise fine all’accordo di pace che conferiva al paese un certo grado di indipendenza. Gli oligarchi liquidarono e distrussero Alexander Lebed, il popolare generale che aveva architettato gli accordi, e da allora la guerra va avanti senza soluzione di continuità.

Foto di Berezovsky datata 2013

Foto di Boris Berezovsky risalente all’anno 2013

Alla fine, vi fu una reazione: Vladimir Putin, il taciturno e risoluto ex agente del KGB, assunse il potere, ottenne il controllo dei media, mise in prigione uno degli oligarchi (Michail Khodorkovsky) e mise in fuga gli altri (Berezovsky e’ in Inghilterra, Vladimir Gusinsky e’ in Israele, come pure, molto verosimilmente, Michail Chernoy).

Dal momento che le imprese degli oligarchi ebbero luogo in pubblico, c’e’ pericolo che l’affare possa causare un aumento dell’anti-semitismo in Russia. In verità, gli antisemiti potrebbero trovare in questi comportamenti una sorta di conferma dei “Protocolli degli Anziani di Sion”, documento fabbricato dalla polizia segreta russa un secolo fa, e che rivelava una presunta cospirazione ebraica per controllare il mondo.

Spostandoci dalla Russia all’America, la stessa cosa avvenne naturalmente anche negli USA, ma più di cento anni fa. In quell’epoca, i grandi “baroni del furto”, Morgan, Rockefeller ed altri, tutti buoni cristiani, usarono metodi simili per acquisire capitali e potere a livelli massivi. Oggi, la cosa funziona in maniera più raffinata.

Nell’attuale campagna elettorale, i candidati raccolgono centinaia di milioni di dollari. George Bush e John Kerry si sfidano a chi riesca a racimolare le più ingenti somme di danaro. Da chi lo ottengono? Dai pensionati? Dalla mitica ”vecchietta in scarpe da tennis”? No di certo. Il denaro esce dalle tasche della cabala dei miliardari, le corporazioni giganti e le potenti lobbies (trafficanti d’armi, organizzazioni ebraiche, professionisti etc). Molti di questi versano danaro ad entrambi i candidati – per essere certi di essere dal lato giusto. Tutti, naturalmente, si aspettano di ricevere una generosa ricompensa, allorché il loro candidato sarà eletto. “Non esiste il pranzo gratis”, come scrisse l’economista di destra Milton Friedman. Come in Russia, ogni dollaro (o rublo) investito saggiamente in un’ elezione produrrà un ritorno dieci o cento volte maggiore.

Il problema e’ dovuto al fatto che i candidati alla presidenza (e quelli a qualsiasi pubblico ufficio) hanno bisogno di sempre più denaro. Le elezioni sono combattute per lo più in TV e ciò costa molto. Non e’ una coincidenza che i candidati alla presidenza negli USA siano multimiliardari. La famiglia Bush, ad esempio, ha ammassato una fortuna con gli affari petroliferi (aiutata ovviamente dagli agganci politici). Kerry e’ sposato con una delle donne più ricche d’America, che una volta era sposata al re del ketchup, Henry John Heinz. Dick Cheney era il capo di una grande corporazione che ha ottenuto contratti miliardari in Iraq. John Edwards, candidato alla vice-presidenza, ha fatto una fortuna come procuratore legale.

Ogni tanto si parla di riformare il sistema di finanziamento elettorale in America, ma poi non se ne fa nulla. Nessun oligarca ha interesse a riformare un sistema che li mette in grado di comprare il governo degli Stati Uniti.

Anche in Israele il discorso su “soldi e potere” e’ molto in voga. Ariel Sharon e uno dei suoi due figli sono sospettati di aver accettato bustarelle da un magnate del mercato immobiliare. Un procedimento legale e’ stato bloccato dal nuovo ministro della giustizia, nominato dal governo Sharon proprio nel culmine dell’affare. Un’altra inchiesta su Sharon e i suoi figli e’ ancora in corso. Essa riguarda milioni di dollari giunti nelle sue casse elettorali per vie traverse, che coinvolgono tre continenti.

Le connessioni tra Shimon Peres e i multimiliardari sono ben note, così come lo sono le ingenti somme di denaro versate dai miliardari ebrei americani per la causa dell’estremismo di destra in Israele. Uno degli oligarchi russi e’ comproprietario del secondo maggiore giornale israeliano.

Uno scandalo politico che ha riguardato il ministro israeliano per le infrastrutture si e’ evoluto in un affare che coinvolge multinazionali gigantesche in competizione per i contratti per la fornitura di gas naturale alla Compagnia Elettrica israeliana, un affare di miliardi, in cui giocano ciascuno la loro parte personaggi della malavita, politici ed investigatori privati. Questa scoperta ha fatto capire agli israeliani che anche qui i politici di alto rango si sono trasformati da tempo in mercenari di potenti interessi finanziari.

Questi fatti dovrebbero allarmare tutti coloro che hanno a cuore la democrazia – in Israele, Russia, America e altrove. L’oligarchia e la democrazia sono incompatibili. Come disse un commentatore russo nella serie TV a proposito della nuova democrazia russa: “Hanno trasformato una vergine in puttana”.

 

di Uri Avnery

Articolo originale in inglese: https://www.countercurrents.org/avnery020804.htm

L’articolo proposto è stato pubblicato il 2 agosto 2004 col titolo originale “L’oligarca”

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Chi è Uri Avnery

Uri Avnery (10 settembre 1923, nome originario Helmut Ostermann) è un pacifista israeliano, nato in Germania, da una famiglia sionista che in seguito all’ascesa al potere di Adolf Hitler emigrò in Palestina nel 1933; qui perse tutta la propria fortuna e fu costretta a vivere in condizioni di povertà tali da non permettere a Avnery di completare gli studi (le memorie di quegli anni sono raccolte nel libro “La Swastika”, del 1961).

Nel 1938 entrò nell’Irgun, organizzazione paramilitare comandata da Menachem Begin che combatté il protettorato con azioni violente e anche attentati come quello al King David Hotel il 22 luglio 1946. Giudicando questo orientamento terrorista, il giovane lasciò l’Irgun nel 1942.

Fu poi costretto a partecipare alla prima guerra arabo-israeliana e, rimasto ferito due volte, raccontò le atrocità subite dai palestinesi in un libro intitolato “Il rovescio della medaglia”. Da questo punto in poi continuerà a battersi per la pace.

Dopo aver lavorato per un breve periodo presso il quotidiano Ha’aretz, fondò una nuova rivista, lo Haolam Haze, che si fece promotore di alcune importanti trattative con i dirigenti palestinesi. È stato eletto per tre volte alla Knesset, il parlamento israeliano, (1965-1969, 1969-1973, 1979-1981).

In seguito fondò il movimento pacifista Gush Shalom (in lingua ebraica: גוש שלום, “il blocco della pace”), che ha guidato fino a oggi.

Nel 1982 realizzò un’importante intervista a Yasser Arafat. Più volte boicottato e censurato, Avnery continua ad essere uno dei pacifisti più attivi all’interno dello stato ebraico.

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