Boris Nikolaevich Polevoy, inventore del "nastro trasportatore" utilizzato dai nazisti per sterminare gli ebrei ad Auschwitz. Paolo Germani - www.altreinfo.org

Boris Nikolaevich Polevoy, inventore del “nastro trasportatore” utilizzato dai nazisti per sterminare gli ebrei ad Auschwitz. Paolo Germani

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Boris Nikolaevich Polevoy (o Polevoi ) era lo pseudonimo di Boris Nikolaevich Kampov, ebreo russo, autore di numerosi saggi, scrittore e “storico”. Militò col grado di Tenente Colonnello dell’Armata Rossa e fu corrispondente di guerra per la Pravda. Iniziò a scrivere i suoi resoconti di guerra già a partire dal 1942 e andò avanti fino al 1945.

Perché ci ricordiamo di Boris Polevoy?

In effetti, Boris Nikolaevich Kampov non è stato un personaggio di primo piano, quindi non ci dovrebbero esserci particolari motivi per ricordarlo. Però, è stato il primo “testimone degli orrori” di Auschwitz e si occupò con fervore di far conoscere al mondo intero lo sterminio perpetrato dai Nazisti a danno degli ebrei. I suoi resoconti vennero pubblicati dalla Pravda e diffusi in tutto il mondo. Furono tradotti in tutte le lingue ed ebbero una notevole rilevanza mediatica, contribuendo in modo tangibile a delineare quel quadro di mostruosità che all’epoca venne cucito addosso ai tedeschi. Questo è il motivo per cui ci ricordiamo ancora di Polevoy.

1956: Zhukov ritrae Boris Polevoy

Le testimonianze di Polevoy 

Fino a qui tutto bene. Era un suo dovere morale denunciare i crimini dei nazisti. Però c’è un problema.

Il problema è il contenuto delle testimonianze di Boris Polevoy.

Nei suoi rapporti sulle atrocità di Auschwitz, da lui visitato subito dopo la liberazione, Polevoy descriveva un nastro trasportatore in cui gli ebrei venivano prima fulminati e uccisi con scariche elettriche per poi essere trasportati da un nastro più lento in un altoforno dove venivano bruciati e le loro ossa trasformate in polvere da spargere nei campi circostanti.

Nastro trasportatore per uccidere gli ebrei e poi bruciare i corpi

Nastro trasportatore descritto da Boris Polevoy, utilizzato dai nazisti per uccidere gli ebrei e poi bruciarne i corpi

Fantascienza allo stato puro, tipo Star Trek.

Tant’è vero che i sovietici si guardarono bene dall’inserire queste idiozie nei loro rapporti su Auschwitz, redatti tre mesi dopo. Non furono queste le uniche considerazioni fantascientifiche di Polevoy, ce ne furono molte altre. L’articolo originale tradotto in lingua inglese lo trovate qui:

https://forum.codoh.com/viewtopic.php?t=3278

Pura propaganda olocaustica e disinformazione, non prive però di un forte potere di condizionamento mediatico.

L’articolo propagandistico di Polevoy

La versione originale venne pubblicata dalla Pravda il 2 febbraio 1945, meno di una settimana dopo la liberazione del campo, avvenuta il 27 gennaio.

Ecco alcuni passaggi dell’incredibile e fantascientifico racconto di Polevoy:

“… L’anno scorso, quando l’Armata Rossa rivelò al mondo i terribili e abominevoli segreti di Majdanek, i tedeschi iniziarono a nascondere le tracce dei crimini da loro commessi ad Auschwitz. Spianarono le collinette delle cosiddette “vecchie” tombe nella parte orientale del campo, strapparono e distrussero le tracce del nastro trasportatore elettrico, sul quale centinaia di persone venivano simultaneamente fulminate, per poi cadere in un altro nastro trasportatore a movimento lento che le portava nella parte superiore dell’altoforno per cadere poi nel fuoco, dove venivano completamente bruciate, mentre le loro ossa venivano trasformate in farina per poi essere sparse nei campi circostanti.

Con la ritirata i tedeschi portarono via gli speciali apparati mobili per l’uccisione dei bambini. Le camere a gas fisse nella zona orientale del campo vennero ristrutturate, vennero aggiunte persino piccole torrette e altri abbellimenti architettonici in modo da farle sembrare degli innocui garage.

Ma anche così si possono vedere le tracce dello sterminio di milioni di persone! Dai racconti dei prigionieri, liberati dall’Armata Rossa, non è difficile scoprire tutto quello che i tedeschi hanno cercato in modo tanto accurato di nascondere. Questa gigantesca fabbrica della morte era equipaggiata con le ultime novità della tecnologia fascista ed era dotata di tutti gli strumenti di tortura che i mostri tedeschi potevano escogitare.

Nei primi anni del campo, i tedeschi mantennero solo un’industria approssimativa della morte: essi semplicemente conducevano i prigionieri in una grande fossa scavata all’aperto, li costringevano a sdraiarsi e sparavano loro alla nuca. Quando il primo strato di morti era ultimato, il successivo veniva formato costringendo i prigionieri a sdraiarsi sullo strato sottostante. E così era stato riempito il secondo strato, e il terzo e il quarto…Quando la fossa era piena, per assicurarsi che tutte le vittime erano morte, veniva fatto fuoco con la mitragliatrice svariate volte, mentre quelli per i quali non c’era più posto nella fossa venivano coperti. Così vennero riempite centinaia di enormi fosse nella zona orientale del campo, che portano il nome di “vecchie” tombe.

I boia tedeschi, notata la rozzezza di questo metodo di uccisione, decisero di aumentare la produttività della fabbrica industriale della morte meccanizzandola, con le camere a gas, il nastro trasportatore elettrico, la costruzione dell’altoforno per bruciare i corpi e i cosiddetti “forni”.

Ma per i prigionieri di Auschwitz la stessa morte non era la cosa più terribile. Gli aguzzini tedeschi, prima di uccidere i loro reclusi, li tormentavano con la fame, il freddo, turni di lavoro di 18 ore giornaliere, e mostruose punizioni. Essi mi hanno mostrato sbarre d’acciaio coperte di cuoio che utilizzavano per picchiare i reclusi. Sull’impugnatura – il marchio della fabbrica Krupp di Dresda. Questi attrezzi venivano prodotti su scala industriale. Ho visto, in edifici nella zona meridionale del campo, panche con cinghie, sulle quali le persone venivano picchiate a morte. Esse erano ricoperte di zinco, in modo tale che il sangue dei prigionieri poteva essere lavato: i boia avevano cura dell’igiene! Ho visto una sedia di quercia costruita in modo speciale, sulla quale le persone venivano uccise, dopo che gli era stata spezzata la schiena. Ho visto massicci manganelli di gomma, tutti con il marchio della fabbrica Krupp, con in quali i reclusi venivano colpiti sulla testa e sui genitali.

Ho visto migliaia di martiri ad Auschwitz – persone così sfinite che ondeggiavano come fantasmi nel vento, persone, la cui età era impossibile da stabilire.

L’Armata Rossa li ha salvati, e li ha tratti dall’inferno. Essi onorano l’Armata Rossa come i vendicatori di Auschwitz, Majdanek, per tutte le pene e le sofferenze che i boia fascisti hanno portato ai popoli d’Europa.“

La propaganda olocaustica

Purtroppo per Polevoy, tutte le idiozie raccontate in questo articolo sono state smentite dai fatti. Non sono state trovate fosse con ebrei uccisi con un colpo in testa né corpi sdraiati in strati, né tracce delle macchine mobili usate dai Nazisti per uccidere i bambini ebrei. Nulla di nulla. Soltanto becera e cinica propaganda, rispondente però ad un disegno universale, in linea con il racconto del sapone RIF, fatto col grasso degli ebrei, ad opera di Ilya Eherenburg, e in linea con tanti altri racconti similari.

Propaganda olocaustica e disinformazione

Ci sono bugie che hanno il naso lungo ed altre che hanno la gamba corta. Quelle di Polevoy avevano entrambe queste caratteristiche. Ma da un punto di vista mediatico furono molto efficaci. Ed è questo quello che lui voleva.

“Calunniate, calunniate, qualcosa resterà”. Frase attribuita a Voltaire.

 

di Paolo Germani

Fonte: altreinfo.org

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