Le politiche sociali e ambientali di Hitler sono oggi patrimonio di tutta l'umanità. Paolo Germani - www.altreinfo.org

Le politiche sociali e ambientali di Hitler sono oggi patrimonio di tutta l’umanità. Paolo Germani

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Ci sono alcuni aspetti della storia recente che vengono gelosamente nascosti, veri e propri segreti da custodire in uno scrigno. Non vengono citati nei libri di storia, perché sottoposti ad un’attenta censura, non vengono trattati a scuola dagli insegnanti, perché rischierebbero di essere estromessi dall’insegnamento, non vengono presi in considerazione da Hollywood né dalla stampa mainstream, perché nulla deve trapelare.

Le politiche sociali e ambientali di Hitler sono tra gli aspetti più censurati della storia del ventesimo secolo.

Politiche sociali e ambientali durante il nazismo, tra i più censurati della storia

Il cambiamento radicale della società tedesca

Le politiche sociali e ambientali introdotte da Hitler furono estremamente innovative per l’epoca e cambiarono radicalmente la visione dei sistemi produttivi, il rapporto tra uomo e produzione, ed il rapporto tra uomo e ambiente.

David Lloyd George, che fu Primo Ministro Britannico durante la Prima Guerra Mondiale, fece un lungo viaggio in Germania nel tardo 1936. In un articolo pubblicato in seguito in un noto giornale londinese, lo statista inglese raccontò ciò che aveva visto e vissuto:

“Qualunque cosa si possa pensare di questi metodi”, scrisse Lloyd George, “e certamente non sono metodi di un paese con governo parlamentare, non c’è alcun dubbio che è stata raggiunta una meravigliosa trasformazione nello spirito della gente, nel loro atteggiamento reciproco e nel loro aspetto sociale ed economico. Egli (Hitler) affermò con ragione a Norimberga che in quattro anni il suo partito avrebbe creato una nuova Germania. Non è la Germania della prima decade dopo la guerra, a pezzi, depressa e prostrata con un senso di timore e di impotenza. Essa è ora piena di speranza e fiducia e con un rinnovato senso di determinazione a condurre la sua propria vita senza interferenze da qualsiasi influenza al di fuori delle proprie frontiere. Per la prima volta, dalla fine della guerra, c’è un generale senso di sicurezza. La gente è più allegra. C’è un maggior senso di felicità spirituale generale in tutta la nazione. E’ una Germania più felice. L’ho visto ovunque, e degli inglesi che ho incontrato durante il mio viaggio, e che conoscevano bene la Germania, erano colpiti dal cambiamento.”

Il più alto standard di vita possibile

Hitler voleva che i tedeschi avessero “il più alto standard di vita possibile”, così disse in un’intervista concessa ad un giornalista americano agli inizi del 1934.

“Sono dell’opinione che gli americani abbiano ragione nel non volere rendere tutti uguali, ma sostenere piuttosto il principio della scala. Tuttavia ad ogni singola persona deve essere data l’opportunità di salire quella scala”.

Mantenendo questo punto di vista, il governo di Hitler promosse la mobilità sociale, con ampie opportunità di miglioria e di avanzamento. Per incentivare l’acquisizione di nuovi mestieri qualificati, il governo sviluppò ampi programmi di addestramento attitudinale ed offrì generosi incentivi per ulteriori avanzamenti di carriera ai lavoratori più efficienti.

Gli operai ricoprivano un posto d’onore nel sistema. Il regime forniva sostanziali agevolazioni accessorie, quali ad esempio alloggi sovvenzionati, gite a basso costo, programmi sportivi e ulteriori piacevoli agevolazioni aziendali.

La “normale” giornata lavorativa per la maggior parte dei tedeschi era di otto ore e la retribuzione degli straordinari era generosa. Oltre agli stipendi più alti, i benefici includevano condizioni lavorative decisamente migliorate rispetto al passato, migliori condizioni sanitarie e di sicurezza sui luoghi di lavoro, mense con pasti caldi agevolati, campi di atletica, parchi, concerti e rappresentazioni teatrali sovvenzionate, fiere, gruppi sportivi ed escursionistici, balli, corsi educativi per adulti e turismo sovvenzionato.

Fu migliorata una già esistente e ottima rete di programmi sociali, incluso programmi assicurativi per anziani e cure sanitarie nazionali.

In un lungo discorso rivolto al Reichstag agli inizi del 1937, Hitler spiegò anche i principi sui quali erano basate le sue politiche e diede uno sguardo a ciò che era stato fatto in quattro anni.

“La rivoluzione nazionalsocialista non ha avuto come obiettivo di trasformare una classe privilegiata in una classe che non avrebbe avuto diritti in futuro. Il suo scopo è stato quello di dare uguali diritti a coloro che non avevano diritti. Il nostro obiettivo è stato reso raggiungibile per l’intero popolo tedesco, non solo in campo economico ma anche in quello politico e assicurato dal coinvolgimento delle masse in modo organizzato. Negli ultimi quattro anni abbiamo aumentato la produzione tedesca in tutti i settori fino a raggiungere livelli straordinari. E questo aumento produttivo è andato a beneficio di tutti i tedeschi”.

Le riforme sociali di Hitler, la gioventù nazista

Criminalità e benessere

I nazisti offrivano a tutti un lavoro, in modo tale che delinquere non fosse un bisogno per nessuno. I criminali venivano però internati nei campi di lavoro, i cui scopi non erano soltanto punitivi, ma anche rieducativi. Il tasso di criminalità in Germania scese drasticamente durante il nazismo, con cali significativi negli omicidi, furti, rapine, peculato e furtarelli vari.

Le migliorie della salute e dell’aspetto dei tedeschi stupirono molti stranieri.

“La mortalità infantile fu notevolmente ridotta ed è ampiamente inferiore a quella della Gran Bretagna”, scrisse Sir Arnold Wilson, un membro del Parlamento Britannico che visitò la Germania sette volte dopo che Hitler andò al potere. “la tubercolosi e altre malattie erano considerevolmente diminuite. I tribunali penali non avevano mai avuto così poco da fare e le prigioni non avevano mai avuto così pochi ospiti. E’ un piacere vedere l’idoneità fisica della gioventù tedesca. Persino le persone più povere sono vestite meglio di quanto lo fossero in passato e i loro visi allegri testimoniano il miglioramento psicologico che era dentro di loro”.

Il migliorato benessere psicologico-emozionale dei tedeschi durante questo periodo è stato anche rilevato dallo storico Richard Grunberger.

“Non ci sono molti dubbi”, scrisse, “che la presa di potere dei nazionalsocialisti generò un ampio miglioramento nella salute emotiva; ciò non fu soltanto un risultato della ripresa economica ma anche l’alto senso dei tedeschi nell’identificarsi con gli obiettivi nazionali”.

Winterhilfswerk des Deutschen Volkes, raccolta fondi e beni per i più poveri

Winterhilfswerk des Deutschen Volkes, una grande raccolta di fondi e beni da destinare ai più poveri

Il Winterhilfswerk des Deutschen Volkes (Opera di aiuto invernale del popolo tedesco) fu uno dei più grandi programmi di benessere pubblico della storia, basato sul principio secondo cui “Non morirà più nessuno di fame o di freddo”. Hitlerjugend e Bund Deutscher Mädel (rispettivamente associazioni di ragazzi e ragazze), nazisti di alto rango e cittadini comuni scesero in piazza per raccogliere, tra i mesi di ottobre e marzo, cibo, denaro, vestiti ed altri oggetti da destinare ai poveri e ai meno fortunati. Ciò generò un generale sentimento di solidarietà nei confronti di chi era nel bisogno e instillò un forte spirito di cameratismo tra i tedeschi.

Il regime nazista promosse molte iniziative per migliorare lo standard di vita dei cittadini tedeschi, in tutti i segmenti della società.

La gioventù hitleriana era incentivata a vivere all’aria aperta, trascorrendo lunghi periodi nei campeggi, e ad effettuare molta attività sportiva.

Al fine di stimolare lo spirito di integrità, cameratismo e la felicità all’interno della società tedesca, Adolf Hitler approvò e sovvenzionò numerosi programmi. Tra questi ricordiamo: viaggi internazionali e turismo interno sovvenzionati; 134.000 eventi teatrali e concertistici ai quali parteciparono oltre 32 milioni di persone; ad ogni cittadino venne assicurata la disponibilità di una radio; settimana lavorativa di 5 giorni.

Tutti i tedeschi ebbero la possibilità di acquistare case a prezzi accessibili. Case con giardini e non più “recinti per conigli”.

Politica per la famiglia durante il nazismo

Politica per la famiglia durante il nazismo

Politiche per la famiglia e tasso di fertilità durante il nazismo

Entro l’anno in cui Hitler salì al potere, l’indice di natalità ebbe un balzo del 22%, arrivando al livello più alto nel 1938. Rimase tale persino nel 1944, l’ultimo intero anno di guerra. Secondo lo storico John Lukacs, il balzo dell’indice di natalità era un’espressione di ottimismo e fiducia da parte dei tedeschi durante gli anni di Hitler.

“Per ogni due bambini nati in Germania nel 1932, quattro anni dopo ne sarebbero nati tre”, afferma. “Nel 1938 e 1939, il più alto tasso di matrimoni in Europa fu registrato in Germania, soppiantando persino quelli dei più prolifici popoli dell’Europa dell’Est. L’aumento fenomenale nel tasso di natalità tedesco fu persino più consistente dell’incremento del tasso dei matrimoni”. “la Germania nazionalsocialista, sola fra le nazioni popolate da bianchi, riuscì a raggiungere un incremento nella fertilità”, evidenzia l’eminente storico americano di origine scozzese Gordon A. Craig, “con un forte aumento della natalità dopo che Hitler arrivò al potere e con un costante aumento negli anni che seguirono”.

Nell’agosto del 1933 fu approvata una legge che consentiva ai coniugi di ottenere prestiti senza interessi per un importo minimo di 1000 marchi (pari a 9 mesi di stipendio), da utilizzare per costruire una casa e mettere in piedi una famiglia. Per ogni bambino nato, il regime dava 250 marchi senza obbligo di restituzione.

nazi, campagna anti-tabacco

Campagna anti-tabacco condotta durante il nazismo

Campagna anti-tabacco

I medici nazisti furono i primi a scrivere un importante documento scientifico che associava il fumo al cancro del polmone. I nazisti vietarono il fumo nei ristoranti e nei mezzi di trasporto pubblico, vietando anche la pubblicità del fumo e delle sigarette, la tassa sul tabacco fu aumentata, furono organizzate conferenze mediche per i soldati e fu promossa l’educazione sanitaria per il ripristino di uno stile di vita migliore.

I nazisti istituirono uno dei movimenti anti-tabagismo più costosi ed efficaci della storia. Diverse organizzazioni sanitarie nella Germania nazista iniziarono a sostenere che il fumo aumentava i rischi di aborto da parte delle donne incinte, fatto ormai comunemente noto.

Le statistiche sul consumo annuo pro capite di sigarette del 1940 ponevano la Germania in fondo alla classifica con sole 749 sigarette pro-capite, mentre gli americani erano al top e ne fumavano più di 3.000. Venne proibita la vendita di sigarette alle donne. Venne inoltre proibito di fumare a persone in uniforme e a persone di età inferiore ai 18 anni. Venne anche vietato di fumare nelle aree pubbliche.

promozione della musica durante il nazismo

Promozione della musica durante il nazismo

Promozione della musica

Il Reichsmusikkammer (Istituto Musicale di Stato) fu fondato nel 1933, subito dopo l’entrata in vigore del nazismo. Questo istituto aveva lo scopo di promuovere le composizioni dei più grandi musicisti classici, quali Beethoven, Mozart, Brahms, Wagner e altri. Al fine di preservare il ricco patrimonio culturale della Germania, il governo nazista promosse tra i giovani l’attività musicale come lavoro e carriera professionale.

Il jazz, lo swing e ogni altro tipo di musica sessualmente suggestiva vennero vietati. La musica venne ampiamente utilizzata per dare al popolo tedesco un senso di orgoglio del proprio patrimonio nazionale.

Volkswagen, la fabbrica modello voluta da Hitler

Volkswagen, la fabbrica modello voluta da Hitler perché ogni tedesco potesse avere un’autovettura a costi accessibili

Il progetto Volkswagen

Era il 1934, quando Hitler diede il via ad un ambizioso progetto.

Ogni famiglia tedesca doveva avere un’automobile in grado di trasportare almeno due adulti e tre bambini con una velocità massima di 100 km/h.

Hitler iniziò a lavorare gomito a gomito con tecnici di prim’ordine e alla fine lanciò un fantastico progetto: un’autovettura alimentata da un motore da 25 cavalli alla portata di tutte le famiglie, ad un prezzo inferiore a 1000 marchi. Per costruire questa autovettura Hitler fece edificare una vera e propria città industriale dotata di stabilimenti all’avanguardia. Gli stabilimenti Volkswagen e la città di Wolfsburg.

Volkswagen significa letteralmente “vettura del popolo”.

Questo veicolo aveva la forma di un maggiolino e riscosse un enorme successo. Il Maggiolino Volkswagen divenne il veicolo più popolare al mondo, noto per affidabilità, design elegante e facilità d’uso.

Campagna contro la vivisezione

Campagna contro la vivisezione

Divieto di vivisezione

La Germania nazista fu il primo paese a vietare la vivisezione nel mondo, attuando un divieto totale nell’aprile del 1933. Nazisti di alto rango come Hermann Goring, Heinrich Himmler e lo stesso Adolf Hitler erano molto impegnati nella conservazione delle specie animali, ed anche molto attenti alle modalità con cui gli animali venivano macellati. Hitler era vegetariano e si augurava che questo tipo di alimentazione fosse seguita da un numero crescente di persone.

Le leggi oggi vigenti in materia di vivisezione e macellazione derivano dalle leggi a suo tempo promosse dal partito nazista.

Hermann Goring ebbe a dire:

“Un divieto assoluto e permanente di vivisezione non è solo una legge necessaria per proteggere gli animali, ma è anche una legge per l’umanità. Ho quindi annunciato l’immediato divieto di vivisezione e ho reso la pratica un reato punibile in Prussia.”

Conservazione della natura e protezione degli animali

I leader del partito nazista erano patroni della protezione degli animali ed è per questo che hanno adottato parametri standardizzati per garantire la sicurezza degli animali durante il regime. Maltrattare un animale era considerato un crimine efferato e se qualcuno veniva scoperto veniva inviato direttamente ai campi di concentramento. Hitler era un grande amico degli animali ed era molto popolare per la sua affascinante relazione con Blondi, il suo cane Pastore Tedesco.

Quando i nazisti salirono al potere nel 1933, le loro preoccupazioni non furono rivolte soltanto al popolo, ma anche alla tutela degli animali originari della Germania. Nel 1934 fu approvata una legge nazionale sulla caccia per porre dei limiti al numero di animali che potevano essere uccisi ogni anno e per stabilire le “stagioni di caccia” più appropriate.

Queste leggi sulla caccia sono state poi adottate nella maggior parte dei paesi occidentali.

La legge sulla caccia era conosciuta come Das Reichsjagdgesetz, la legge sulla caccia del Reich. Inoltre, nel 1935, fu approvata un’altra legge, il Reichsnaturschutzgesetz (legge sulla protezione della natura del Reich). Questa legge elencava un insieme di specie autoctone che dovevano essere protette, tra cui il lupo e la lince eurasiatica. Ulteriori modifiche furono introdotte in seguito per il rimboschimento e la conservazione dell’habitat.

Senza queste leggi è probabile che alcune specie sarebbero completamente scomparse dalle foreste tedesche.

 

di Paolo Germani

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Bibliografia e sitografia

  1. J.K. Galbraith, Money (Boston: 1975), pag. 225-226
  2. J.K. Galbraith, The Age of Uncertainty (l’era dell’incertezza), (1977), pag. 214
  3. J.K. Galbraith nel The New York Times Book Review, 22 Aprile 1973. Citato in: J. Toland, Adolf Hitler (Doubleday & Co., 1976), pag. 403 (note).
  4. J.K. Galbraith, The Age of Uncertainty (l’era dell’incertezza), (1977), pag. 213-214
  5. Discorso radiofonico di Hitler, “Aufruf an das deutsche Volk” (appello al popolo Tedesco), 1° Febbraio 1933.
  6. John A. Garraty, “The New Deal, National Socialism and the Great Depression (il New Deal, Nazionalsocialismo e la Grande Depressione), The American Historical Review, Ottobre 1973 (Vol. 78, No. 4), pag. 909-910
  7. Gordon A. Craig, Germany 1866-1945 (New York: Oxford, 1978), pag. 620
  8. Richard Grunberger, The Twelve-Year Reich: A Social History of Nazi Germany, 1933-1945 (I dodici anni del Reich: storia sociale della Germania Nazista, 1933-1945), (New York: Holt, Rinehart e Winston, 1971), pag. 186, Pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna col titolo: A Social History of the Third Reich (storia sociale del Terzo Reich)
  9. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 187; David Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (la rivoluzione sociale di Hitler) (Norton, 1980) (edizione economica), pag. 100
  10. David Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (Norton, 1980), pag. 101
  11. David Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (Norton, 1980) (edizione economica), pag. 100, 102, 104; Lo storico Gordon Craig scrive: “ Oltre a questi innegabili successi (cioè una migliore qualità di vita), i lavoratori tedeschi ricevettero ulteriori ed importanti sussidi dallo stato. Il partito conduceva una campagna di enorme successo per migliorare le condizioni lavorative negli stabilimenti industriali con periodiche iniziative preposte non solo per controllare che le norme sanitarie e di sicurezza fossero rispettate, ma anche per incoraggiare l’alleviamento dalla monotonia del lavoro quotidiano tramite aspetti gradevoli come la musica, il piantare alberi e premi speciali per il raggiungimento di obiettivi “. G. Craig, Germany 1866-1945 (Oxford, 1978), pag. 621-622
  12. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (I dodici anni del Reich), (New York:1971 ), pag.203
  13. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 30, 208
  14. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 198, 235
  15. G. Frey (Hg.), Deutschland wie es wirklich war (la Germania com’era realmente) (Monaco: 1994), pag. 38, 44
  16. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 179
  17. D. Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (la rivoluzione sociale di Hitler), (1980), pag. 118, 144
  18. D. Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (1980), pag. 144, 145; Franz Neumann, Behemoth: The Structure and Practice of National Socialism 1933-1944 (il colosso: struttura e prassi del Nazionalsocialismo 1933-1944), (New York; Harper & Row, 1966 (edizione economica, pag. 319-326; R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 177
  19. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 177; D. Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (Norton, 1980), pag. 125
  20. D. Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (1980), pag. 148, 149
  21. D. Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (1980), pag. 148, 149. (al confronto, osserva Schoenbaum, il tasso fiscal sul reddito per la fascia di reddito più alta nel 1966 nella Repubblica Federale Tedesca era circa del 44%)
  22. D. Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (1980), pag. 134
  23. G. Craig, germany 1866-1945 (Oxford, 1978), pag. 633
  24. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 26, 121; G. Frey (Hg.), Deutschland wie es wirklich war (la Germania com’era realmente), (Monaco, 1994), pag. 50-51
  25. Citato in: J. Toland, Adolf Hitler (Doubleday & Co., 1976). Pag. 405. Fonte citata: Cesare Santoro, Hitler Germany (Berlin: 1938)
  26. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 223
  27. Evan Burr Bukey, Hitler’s Austria (l’Austria di Hitler), (Chapel Hill: 2000), pag. 72, 73, 74, 75, 81, 82, 124. (Bukey è professore di storia all’Università dell’Arkansas)
  28. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 29, 234-235
  29. John Lukacs, The Hitler of History (l’Hitler della Storia), (New York: Alfred A. Knopf, 1997), pag. 97-98
  30. G. Craig, Germany 1866-1945 (Oxford, 1978), pag. 629-630
  31. Discorso di Hitler al Parlamento del Reichstag del 30 Aprile 1937
  32. Discorso di Hitler al Parlamento del Reichstag del 28 Aprile 1939
  33. John A. garraty, “The New Deal, National Socialism and the Great Depression”, The American Historical Review, Ottobre 1973 (Vol. 78, No. 4), pag. 944. (Garraty insegnò storia all’Università dello Stato del Michigan e alla Columbia University ed è stato in carica in qualità di president della Società degli Storici Americani).
  34. John. A. Garraty, “The New Deal, National Socialism and the Great Depression”, The American Historical Review, Ottobre 1973 (Vol. 78, No. 4), pag. 917, incluso n. 23. Garraty scrisse: “di certo la piena occupazione non fu mai raggiunta in America fintanto che l’economia non diventò totalmente di Guerra. La disoccupazione americana non scese mai molto al di sotto degli otto milioni durante il New Deal. Nel 1939 circa 9,4 milioni erano senza lavoro e durante il censimento del 1940 (Marzo) la disoccupazione si assestava sui 7,8 milioni, quasi il 15% della forza lavoro
  35. William E. Leuchtenburg, Franklin Roosevelt e il New Deal (New York: Harper & Row, 1963 (edizione economica), pag. 346-347
  36. Da: Das Reich, 26 Maggio 1940. Citato in John A. Garraty, “The New Deal, National Socialism and the Great Depression”, The American Historical Review, Ottobre 1973, pag. 934. Fonte citata: Hans-Juergen Schroeder, Deutschland und die Vereinigten Staaten (la Germania e gli Stati Uniti), (1970), pag. 118-119
  37. Discorso di Hitler a Berlino, 3 Ottobre 1941
  38. John Lukacs, The Hitler of History (New York: Alfred A. Knopf, 1997), pag. 95-96
  39. S. Haffner, The Meaning of Hitler (la prassi di Hitler), (New York: Macmillan, 1979), pag. 27-29. Pubblicato la prima volta nel 1978 con il titolo di: Anmerkungen zu Hitler (osservazioni a Hitler). Vedi anche: M. Weber, “Sebastian Haffner’s 1942 Call for Mass Murder” (la denuncia del 1942 di sterminio di massa di Sebastian Haffner), The Journal for Historical Review, autunno 1983 (Vol. 4, No. 3), pag. 380-382
  40. J. Fest, Hitler: a Biography (Hitler: una biografia) (Harcourt, 1974), pag. 9. Citato in: S. Haffner, The Meaning of Hitler (1979), pag. 40
  41. J. Toland, Adolf Hitler (Doubleday & Co., 1976), pag. 407,409
  42. http://www.ihr.org/other/economyhitler2011.html

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