Germania, Hitler: la presenza degli ebrei nelle professioni, nell'economia e nella finanza prima del Nazismo. Paolo Germani - www.altreinfo.org

Germania, Hitler: la presenza degli ebrei nelle professioni, nell’economia e nella finanza prima del Nazismo. Paolo Germani

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Gli ebrei, prima dell’avvento del Nazismo, rappresentavano in Germania soltanto lo 0,9% della popolazione. Erano comunque riusciti a ritagliarsi ruoli di primo piano in alcuni settori dell’economia e della finanza. Ad esempio, erano presenti in modo massiccio nelle attività commerciali e nei servizi, ed erano ben rappresentati nelle attività industriali. D’altro canto, erano praticamente assenti nei settori dell’agricoltura e dell’artigianato.

La presenza degli ebrei nelle professioni

Il noto economista e demografo ebreo, Felix A. Theilhaber, in una sua indagine condotta nel 1921 sosteneva che il settore primario non fosse particolarmente adatto agli ebrei, che invece dimostravano ottime capacità nel settore dei servizi. Tra le occupazioni preferite dagli ebrei, Theilhaber indicava soprattutto quelle di medico ed avvocato. Infatti, la presenza ebraica in queste due professioni era molto forte nella Repubblica di Weimar e la loro influenza decisamente sentita.

Su un totale di circa 50.000 medici operanti in Germania nel 1932 c’erano 6.488 ebrei, rappresentavano quindi il 13%. A Berlino, dove gli ebrei costituivano il 4,5% della popolazione, la percentuale di medici di origine ebraica raggiungeva addirittura il 42% e il 52% tra i medici generici. Al di fuori dei consultori privati, nei numerosi ospedali di Berlino il 45% dei medici erano ebrei.

Anche le cifre che riguardavano la presenza degli ebrei nelle professioni di avvocato e notaio rivelano un’enorme sproporzione se consideriamo la percentuale di popolazione ebraica. Nell’anno 1933, in Prussia, su 11.795 avvocati ammessi all’esercizio della professione, 3.350 (30%) erano ebrei; tra i 6.236 notai 2.051 (33%) erano ebrei. A Berlino le cifre erano ancora più elevate, essendo comprese tra il 48% e il 56%.

Per quanto riguarda la distribuzione delle cattedre nelle università del Reich, la situazione era più o meno la stessa. Ecco a titolo di esempio le statistiche di tre importanti università tedesche relative all’anno 1931.

Facoltà Docenti ebrei
Berlino Breslavia* Francoforte
Legge 34% 26% 33%
Medicina 43% 43% 28%
Filosofia 31% 25% 32%

* Oggi in Polonia

Pertanto, dalla tabella si deduce che due delle più importanti professioni erano controllate dagli ebrei.

La presenza degli ebrei nell’economia e nella finanza

Ancora più importante era la sovra-rappresentazione ebraica nell’economia tedesca. In particolare, il settore del commercio era letteralmente dominato dagli ebrei. La loro più grande espansione nel commercio si realizzò durante il periodo dell’iperinflazione, tra il 1919 e il 1923. Era un tempo in cui si guadagnava molto meno con un lavoro produttivo e faticoso che non con la speculazione e il commercio. E in quegli anni le imprese ebraiche spuntarono come funghi. Qui citeremo solo i nomi di Jakob Michael, Rishard Kahn e Jacob Shapiro e le attività degli speculatori austriaci Siegfried Basel e Castiglioni, che raggiunsero una certa notorietà anche al di fuori dei confini tedeschi, per le molte attività speculative effettuate.

1923, trasporto di banconote per pagare gli operai a fine mese

Lo studioso ebreo Alfred Marcus, nel suo studio demografico sulla presenza ebraica nei vari settori dell’economia tedesca, riporta i seguenti dati:

Nell’anno 1930 su un totale di 603 imprese operanti nel commercio dei metalli 346 (57,3%) erano di proprietà ebraica; nei rottami ferrosi su 514 imprese 211 (41%); nel commercio del grano su 6.809 ditte 1.543 (22.7%); nel settore del commercio al dettaglio su 9.984 imprese 3.938 (39,4%); nell’abbigliamento femminile su 133 rivenditori 81 (60,9%). Negli speciali campi dell’arte e dell’editoria, che sono anche di grande importanza culturale, molte delle più importanti ditte erano ebraiche. Qui citiamo solo S. Fischer, Cassirer, Flechtheim, Ullstein e Springer.

È ancora più interessante considerare la presenza ebraica nel settore bancario. Qui le cariche principali erano quasi tutte nelle loro mani. Più in dettaglio:

In “Deutsche Bank und Discontogesellschaft” (1929) entrambi i direttori del consiglio di amministrazione e quattro dei dodici membri del consiglio di amministrazione; nella “Darmstädter Lind Nationalbank” il presidente del consiglio e due dei suoi assistenti, nonché altri tre dei cinque membri del consiglio direttivo; nella “Dresdner Bank” (1928) il presidente del consiglio e il suo vice, altri tre dei sette membri del consiglio di amministrazione; nella “Berliner Handelsgesellschaft”, infine, tutti e tre i direttori.

Anche le grandi banche private erano quasi interamente in mani ebraiche. Citiamo solo le note aziende Arnhold, Behrens, Warburg, Bleichröder, Mendelssohn, Goldschmidt-Rothschild, Dreyfuss, Bondi und Maron, Aufhäuser, Oppenheim, Levy, Speyer-Elissen, Heimann, Stern.

Grazie al controllo di queste posizioni chiave, l’influenza ebraica poté ramificarsi in tutti i settori dell’industria tedesca. La “Agenda dei direttori e dei presidenti dei Consigli di Amministrazione”, pubblicazione che usci nel 1930 mette in evidenza quanto l’influenza degli ebrei, o delle società controllate dagli ebrei, fosse diventata davvero importante nell’economia tedesca. In cima a tutti c’è il banchiere ebreo Jakob Goldschmidt con 115 membri del consiglio di amministrazione, al secondo posto il banchiere ebreo Louis Hagen con 62 membri. Al terzo posto troviamo un avvocato non ebreo, ma poi seguono quattro banchieri ebrei con 166 membri del consiglio di amministrazione in tutto.

Questo accumulo davvero enorme di potere concentrato nelle mani di un piccolo gruppo di banchieri ebrei, oltreché non essere nell’interesse generale, offriva agli ebrei molte occasioni di guadagno facile, di natura prettamente speculativa, attività in cui gli ebrei dimostravano indubbie capacità di azione e concertazione.

Anche il controllo dell’industria tedesca andava di pari passo con il controllo del sistema bancario. Trattandosi di un’area vasta e diffusa, ci limitiamo a fornire soltanto alcuni esempi, che non descrivono se non in minima parte la rete di potere controllata dagli ebrei.

Nel settore dell’elettronica possiamo menzionare AEG (Allgemeine Elektrizitätsgesellschaft); era stata fondata dall’ebreo Emil Rathenau e dopo la prima guerra mondiale appartenne a due ebrei. La Frankfurter Metalbank controllava quasi tutto il settore metalmeccanico ed era guidata dall’ebreo Merton. La Osram, leader nel settore dei fuochi d’artificio, era controllata dall’ebreo Meinhardt. Le maggiori fabbriche di gomma tedesche, la Continental di Hannover e la Calmon di Amburgo, erano state fondate da ebrei o avevano una gestione ebraica. L’industria della pelle era controllata dalle compagnie ebree Adler e Oppenheim, Salamander e Conrad Tack AG. Il mercato del ferro era controllato dall’ebreo Ottmar Strauss. Nell’industria del potassio l’influenza dell’ebreo Hugo Herzfeld era considerevole. Nel settore dell’industria pesante c’erano Paul Silverberg, che controllava l’industria del carbone fossile del Reno e i fratelli Petschek che avevano lo stesse ruolo nell’area centrale del carbone fossile.

Anche nelle organizzazioni che sovrintendevano il commercio il numero di ebrei era anormalmente alto. Ad esempio, nella Camere di Commercio di Berlino, nell’anno 1931, su 98 membri 50 erano ebrei, su 1.300 membri dei comitati tecnici c’erano 400, dei 209 giudici commerciali operanti nella camera 131 erano ebrei; nel consiglio della camera c’era un presidente e 5 vicepresidenti, di cui lo stesso presidente e tre dei suoi vice erano ebrei.

In borsa la situazione era ancora peggiore. Citiamo la borsa della capitale come esempio, poiché era la più importante. A Berlino, su 36 membri del consiglio di amministrazione della borsa valori 25 erano ebrei, nella borsa merci su 16 membri del consiglio di amministrazione 10 erano ebrei; nel reparto per il commercio terminale su 18 membri del consiglio di amministrazione 15 erano ebrei; nel comitato di borsa su 23 membri del consiglio di amministrazione 18 erano ebrei. Su un totale di 70 membri del consiglio di amministrazione dell’intera borsa 45 erano ebrei.

Anche i clienti della borsa erano per lo più ebrei, ad esempio nell’anno 1930 su 1474 clienti della borsa valori 1200 erano gli ebrei, nella borsa merci su 578 clienti circa 520 erano ebrei, e nella borsa dei metalli su 89 clienti 80 erano ebrei.

Berlino, sede della Reischbank

E ‘chiaro, che la banca centrale del Reich Tedesco, il Reichbank, non poteva sottrarsi a questa situazione di quasi monopolio che gli ebrei avevano nelle posizioni cruciali della vita economica e finanziaria della Germania. Quindi, già nel periodo compreso tra il 1925 e il 1929, su 6 membri del consiglio (Generalrat) quattro erano ebrei o mezzi ebrei. Tra i membri del consiglio centrale, tutti e tre i membri erano ebrei.

Sarebbe anche opportuno valutare la partecipazione ebraica nell’economia tedesca da un punto di vista qualitativo. Nell’anno 1925, in Prussia, il 48% degli ebrei impegnati nel commercio o nell’industria occupava posizioni di rilievo, mentre la cifra corrispondente per il resto della popolazione era solo del 16% (tre volte più rilevanti). D’altro canto, solo l’8,4% degli ebrei erano impegnati come semplici lavoratori, mentre i tedeschi erano il 46,9% (un dodicesimo).

Con una simile valutazione qualitativa supplementare si vede ancora più chiaramente che la vita economica tedesca era sotto un allarmante dominio ebraico.

Le tensioni derivanti da questa presenza asfissiante

Non sorprende che questo dominio incontrastato della vita economica tedesca fosse espresso anche da un reddito particolarmente elevato della popolazione ebraica. È difficile dare cifre esatte. Pertanto, faremo nuovamente riferimento a quanto riporta il demografo ebreo Alfred Marcus nella sua indagine statistica. Egli stima che il reddito medio degli ebrei per l’anno 1930 fosse 3,2 volte superiore alla media calcolata per il resto della popolazione. E’ una cifra ragguardevole.

Basta poco per capire che una struttura sociale così sbilanciata, giocoforza, o prima o poi avrebbe provocato enormi tensioni nel paese. E ciò sarebbe accaduto anche se gli ebrei avessero utilizzato le posizioni dominanti con maggiore saggezza e prudenza, rispetto a quanto non abbiano fatto, adattandosi maggiormente alle esigenze e allo spirito del paese ospitante. Ma gli ebrei, accecati dal loro stesso successo, abusarono del potere che detenevano, come dimostrano i molti casi di corruzione e malversazione in cui vennero coinvolti in quegli anni. Furono, infatti, innumerevoli i casi di bancarotta fraudolenta, usura, aggiottaggio, corruzione di politici conniventi che videro protagonisti gli ebrei.

Il tutto con grande impoverimento della popolazione tedesca, anche per effetto delle devastanti operazioni speculative in borsa, ed il conseguente arricchimento spropositato della popolazione ebraica che, almeno in teoria, era ospite in quel paese.

Tutto questo potere, improvviso e mal gestito, concentrato nelle mani di una parte esigua della popolazione, mentre l’altra versava in una situazione di estrema povertà, generò astio e inimicizia tra la popolazione tedesca autoctona.

 

di Paolo Germani

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Fonti:

Heinrich Silbergleit, “Le condizioni demografiche degli ebrei nel Reich tedesco”. (Berlino 1930)

Dr. Alfred Marcus “La crisi della vita economica degli ebrei tedeschi” (Berlino 1931)

Felix A. Theilhaber “La rovina degli ebrei tedeschi”, Berlino 1921)

Friederich Karl Wiehe “La Germania e la questione ebraica” (Berlino 1938)

Institut zum Studium der Judenfrage Franz Eher Verlag “Die Juden in Deutschland, Herausgegeben vom Institut zum Studium der judenfrage” (Monaco di Baviera 1939)

https://www.darkmoon.me/2013/the-sexual-decadence-of-weimar-germany/https://www.controversyofzion.info/germany_jewish_question.htm

https://archive.org/stream/DieJudenInDeutschland1939/Die%20Juden%20in%20Deutschland_1939_djvu.txt

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