I mercanti di schiavi, gli schiavisti della Confederazione e il coinvolgimento degli ebrei. Giorgio Lunardi - www.altreinfo.org

I mercanti di schiavi, gli schiavisti della Confederazione e il coinvolgimento degli ebrei. Giorgio Lunardi

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Nel 1861 il Rabbino Morris Jacob Raphall, che all’epoca era il più autorevole e influente Rabbino degli Stati Uniti, autore di innumerevoli saggi e trattati religiosi, pronunciò un sermone davanti alla congregazione ebraica nel quale affermava che il commercio degli schiavi e la schiavitù africana erano perfettamente morali e addirittura ordinati da Dio.

Fu il sermone più pubblicizzato mai pronunciato da un ebreo americano fino a quel momento. Il “negro”, ha insegnato il Rabbino, ha capacità intellettuali inferiori:

“nessun uomo della sua razza ha mai iscritto il suo nome sul Partenone dell’eccellenza umana, né mentale né morale”.

I confederati del Sud che utilizzavano gli schiavi nelle piantagioni non avrebbero potuto essere più felici. Scrissero, stamparono e ristamparono questa sentenza divina del leader del “popolo eletto” di New York che li legittimava e li invitava a proseguire nello schiavismo.

Anche i mercanti di schiavi furono felici…

All’epoca gli ebrei erano molto impegnati nel redditizio commercio degli schiavi, anzi erano l’anima di questo commercio, veri e propri promotori incontrastati. Avevano organizzato nei minimi dettagli l’intera “filiera”, giusto per massimizzare i profitti, vale a dire:

  • l’acquisto degli schiavi in Africa,
  • il pagamento degli schiavi con bigiotteria acquistata dai mercanti ebrei olandesi;
  • il trasporto nelle isole dei Caraibi, con battelli battenti bandiera “ebraica”;
  • l’addestramento al lavoro nelle piantagioni;
  • il trasferimento degli schiavi sopravvissuti nelle piantagioni del Sud degli Stati Uniti;
  • la vendita nei mercati degli schiavi, sempre battenti bandiera “ebraica”;
  • il finanziamento dei proprietari delle piantagioni, visto che non tutti si potevano permettere l’acquisto dei costosi africani;
  • il “noleggio” degli schiavi;
  • la vendita degli schiavi nel “mercato secondario”.

Un vero e proprio affare che aveva ora la legittimazione di un autorevole rabbino.

Dieci milioni di schiavi africani strappati alla loro terra e novanta milioni morti in viaggio, per fame, percosse e stenti.

Ma tutto questo non era importante per il Rabbino Morris Jacob Raphall. I neri erano inferiori. E i giornaloni dell’epoca cosa dicevano? Condannavano i mercanti senza scrupoli? No, i giornaloni dell’epoca, anch’essi battenti bandiera “ebraica”, appoggiavano lo schiavismo, senza se e senza ma, sostenendo e confermando la superiorità dei bianchi. Quindi da una parte gli ebrei rassicuravano le coscienze degli schiavisti e dall’altra continuavano a fare grandi affari sulla pelle degli africani. Stavano imparando a utilizzare uno strumento ancora embrionale, ma efficace e pieno di futuro: la propaganda.

Ma ora gli ebrei sono cambiati…

Oggi le cose sono molto cambiate. Se qualcuno insinua che i neri africani sono meno intelligenti degli altri scatta il disprezzo di tutti i media globalisti controllati dagli ebrei, e non solo. Tutti i politici si allarmano. I think tank si sollevano. Chiunque metta in dubbio le capacità degli africani di adattarsi ad una società ipercompetitiva viene disprezzato, tacciato di razzismo, accusato di populismo, fascismo, nazismo, coperto di lerciume. Dagli attici di New York arrivano video di condanna. E inoltre, se qualcuno osa porre dei dubbi sull’accoglienza a oltranza vien dapprima coperto di fango e poi giustiziato dai media.

In favore della migrazione senza limiti si muove una vera e propria Corazzata Potëmkin a guida ebraica. Nulla da dire, la posizione degli ebrei con riguardo ai neri africani è radicalmente cambiata. Beh, è passato molto tempo dai tempi del Rabbino Morris Jacob Raphall. E’ logico che gli ebrei si siano ricreduti.

Però mi viene un dubbio:

Gli ebrei sono davvero “cambiati”, hanno “capito” che i neri africani sono esseri umani come gli altri?

Il dubbio si rafforza quando leggo che il Rabbino capo d’Israele Yizhak Yoserf in un suo recente sermone ha paragonato le persone di colore alle scimmie. Leggo inoltre che le donne appartenenti alla comunità etiope, ebree nere residenti in Israele, sono state sterilizzate coi farmaci, per evitare che facciano figli. Vedo poi che gli immigrati africani che cercano di entrare in Israele non sono affatto graditi. E per loro si aprono i cancelli dei campi di concentramento costruiti nel deserto del Negev.

Noto anche una certa riluttanza da parte degli ebrei al mescolamento “razziale” con gli africani. Si, perché l’amore è cieco, ma l’amore degli ebrei distingue molto bene il colore della pelle. E infatti, i matrimoni misti tra ebrei e neri africani o afroamericani sono inesistenti (ma loro non sono razzisti).

E allora mi chiedo: gli ebrei, che non hanno mai chiesto scusa agli afroamericani per aver guidato il traffico di schiavi, si sono davvero ricreduti?

Oppure sono semplicemente cambiati i loro obiettivi e i neri africani sono ancora una volta lo strumento per raggiungerli?

Mi attanaglia questo dubbio.

 

di Giorgio Lunardi

Fonte: www.altreinfo.org

Lettura consigliata: “The Secret Relationship Between Blacks and Jews”, Historical Research Department Nation of Islam. Una marea di documenti storici che non lascia adito a dubbi sulle responsabilità degli ebrei nel commercio degli schiavi e nella gestione della cosiddetta Tratta Atlantica.

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